«Siamo il Paese che ha il costruttore e gestore delle ultime centrali nucleari costruite in Europa. Siamo un Paese che ha esperienze e conoscenze nel settore della capacità di produzione industriale e credo che ci siano condizioni per avere player nazionale del settore del nucleare, aperto a quelle che sono partnership internazionali ma che dia anche un beneficio di ricaduta produttiva e di futuro. Questa è la sfida che abbiamo». Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e delle Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel suo intervento al Forum Ambrosetti a Cernobbio.
«Creare le condizioni» per il nucleare «significa creare il quadro giuridico, quadro che dobbiamo tradurre in proposta formale al Parlamento, nei primi mesi del 2025, e sviluppare quei percorsi tecnologici partendo dai brevetti di nostra competenza e proprietà. Abbiamo aderito all’Alleanza dei costruttori degli Smr nel maggio 2024 e siamo parte integrante, con altri Paesi, per la ricerca e la sperimentazione sia su Smr che sugli Amr. Questo nell’ottica di quello che deve essere il disegno del futuro».
«Sappiamo bene che le rinnovabili non continuative non sono soluzioni che ci permettono di raggiungere da sole il raddoppio della domanda di energia», ha sottolineato il ministro, «possiamo aggiungere tutti gli accumulatori che vogliamo ma non riusciremo a raggiungere questo obiettivo. Da qui, lo scorso settembre 2023, abbiamo attivato la piattaforma con competenze di imprese e con le valutazioni per fare il passo verso le condizioni per ripartire con il nucleare».
Riguardo i costi del nucleare, «nel momento in cui si faranno le scelte di produzione bisognerà fare la valutazione della convenienza, il costo/beneficio. Quindi il business plan mi dirà quanto mi costerà al kwh quell’energia, rispetto alla gestione ordinaria, all’utilizzo del carburante di gestione, in questo caso l’uranio o il plutonio. Verrà fatta una valutazione di convenienza, al punto che io mi permetto di dire che non è mica detto che lo debba fare lo Stato».
«Se si prevedono Small Modular Reactors ma io guardo agli Advanced Modular Reactors da 200-300 megawatt, perché il peso italiano sarebbe maggiore in quel caso, credo che qualche aerea con una forte concentrazione industriale può fare la valutazione di impiantarlo, perché siamo il Paese che sta sperimentando l’ultima generazione, quella con il raffreddamento a piombo, che è l’ultima generazione della fissione», chiarisce il ministro. «Nel contempo siamo un Paese che si occupa in modo rilevante di fusione. Abbiamo una conoscenza, un’esperienza che ci può permettere di creare le condizioni per creare una filiera industriale italiana e quindi avere un ruolo importante».
«Io credo che la scelta nel Green Deal nel 2019 che ha determinato molti passaggi, tra cui quello più eclatante il divieto al 2035 dei motori endotermici, sia una cosa che va rivista. Perché era assurdo che l’Ue nel 2019 prevedesse e dicesse quali erano le tecnologie del 2035», aggiunge Pichetto Fratin.
«Era una visione molto ideologica con un’impostazione molto dirigista e le condizioni già attuali delle case automobilistiche ci dicono che non sta più in piedi. Poi, vogliamo dire che per il 2035 dobbiamo avere una neutralità sulle emissioni che deve essere zero? Certo che sì, perché la nostra sfida è avere emissioni zero, che è zero se è elettrico, se è e-fuel, che potrebbe zero per compensazione con la captazione se è biocarburante».
Sul nucleare, invece, «entro fine anno il professor Guzzetta, che ci lavora, ci consegnerà il quadro complessivo di ciò da introdurre come norma primaria. Poi è chiaro che la norma primaria deve trasformarsi in un disegno di legge. I tempi non li detterò io ma il Parlamento. Auspico nel corso del 2025 che si possa chiudere il processo di valutazione normativa», spiega il ministro. «Abbiamo previsto di chiudere entro il 2024, ma se poi slitta a metà gennaio non sposta nulla».
Quanto al fatto che le nuove tecnologie possano aggirare il divieto previsto dal referendum, Pichetto ha puntualizzato che «se prevediamo un nuovo quadro giuridico, è anche a seguito delle nuove tecnologie, che non sono quelle di prima. È per mettere nelle condizioni l’Italia di fare la scelta di produrre energia tramite nucleare. Questa scelta avverrà a quadro giuridico definito e a prodotto ottenibile».
Sulla possibilità, infine, che si faccia un nuovo referendum sul nucleare, «non faccio il mago. La libertà di raccogliere le firme e fare il referendum c’è. Quello che mi sento di dire è che o noi troviamo un equilibrio e una capacità di produrre energia in modo competitivo o il nostro sistema Paese non regge la competizione con gli altri Paesi». (riproduzione riservata)