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Novartis supera le attese, BofA conferma buy: i 5 studi clinici di fase III da seguire nel secondo semestre 2026
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Novartis supera le attese, BofA conferma buy: i 5 studi clinici di fase III da seguire nel secondo semestre 2026

21 luglio 2026, 12:30 Ultimo aggiornamento: 17:40

Migliori del previsto i ricavi a 14,4 miliardi di dollari e l’utile operativo a 5,94 miliardi nel secondo trimestre. La guidance 2026 poteva essere alzata secondo gli analisti

Novartis sfoggia un utile operativo nel secondo trimestre del 2026 superiore alle aspettative, merito dei nuovi farmaci oncologici che hanno compensato il calo delle vendite del blockbuster Entresto, che sta perdendo quote di mercato a causa della concorrenza dei farmaci generici.

Migliori del previsto i ricavi e l’utile operativo nel secondo trimestre

L’utile operativo è rimasto invariato a 5,94 miliardi di dollari nel secondo trimestre, ma ha superato la stima di 5,34 miliardi degli analisti. Anche le vendite pari a 14,4 miliardi, in crescita del 3% in termini nominali e dell'1% a tassi di cambio costanti, sono state migliori del previsto, segnalando un ritorno alla crescita. Mentre l’utile netto è sceso del 19%, sia in valute locali sia in dollari, frenato da una maggior imposizione fiscale e da interessi passivi più elevati, attestandosi a 3,26 miliardi.

Alla borsa di Zurigo il titolo Novartis il 21 luglio è salito in chiusura del 2,13% a 125,72 franchi svizzeri. Nel corso dell’anno ha guadagnato un +33%, superando la performance della rivale svizzera Roche (+28%) che questa settimana pubblicherà i risultati finanziari.

Il farmaco cardiaco Entresto paga la concorrenza

La strategia del ceo di Novartis, Vas Narasimhan, incentrata sui farmaci innovativi, affronta quest’anno una sfida importante, infatti alcuni prodotti di punta del passato, come il farmaco cardiaco Entresto (vendite -50% nell’ultimo trimestre) , stanno perdendo clienti a favore di prodotti molto simili più economici. Comunque il trimestre appena concluso, secondo gli analisti, probabilmente ha rappresentato il punto peggiore della cosiddetta «patent cliff» (la perdita della protezione dei brevetti sui farmaci di successo).

Confermata la guidance 2026

Così il colosso svizzero ha confermato le previsioni per l’intero esercizio: vendite in crescita low single digit, mentre l’utile operativo core dovrebbe registrare una diminuzione a bassa singola cifra percentuale (mid high single digit l’ebit core nella seconda metà dell’anno). L’impatto dei cambi valutari sulle vendite è ora stimato a +1% rispetto al precedente +1-2%, mentre sull’ebit resta invariato a +1%. «Siamo sorpresi che un buon secondo trimestre non abbia portato a un aumento della guidance», ha commentato Stefan Schneider, analista di Vontobel.

Tra i medicinali destinati a sostenere la crescita c’è la nuova pillola per una malattia cronica della pelle chiamata Rhapsido, che ha generato 64 milioni di dollari di ricavi nell’ultimo trimestre dopo il lancio negli Stati Uniti e in Cina, superando le aspettative. Altri prodotti sono ancora nelle fasi di sperimentazione clinica.

Novartis si prepara, inoltre, a comunicare risultati importanti di studi su trattamenti sperimentali per malattie cardiache e sclerosi multipla, incluso il farmaco Del-desiran, che punta alla causa genetica della malattia muscolare e proviene dall’acquisizione da 12 miliardi di dollari di Avidity Biosciences.

Crescita a colpi di m&a

Per rafforzare la crescita, l’ad Narasimhan ha infatti annunciato nell’ultimo anno deal per oltre 15 miliardi di dollari. Tra queste, oltre ad Avidity Biosciences, Tourmaline Bio che lavora sull’infiammazione collegata alle malattie cardiovascolari; Synnovation Therapeutics, i cui composti sperimentali mirano alle proteine responsabili dello sviluppo dei tumori; Myricx Bio, attiva nel settore dei farmaci oncologici, con prodotti che hanno appena iniziato i test clinici.

La società conta anche di costruire sette nuovi impianti produttivi negli Stati Uniti, nell’ambito di un investimento più ampio da 23 miliardi di dollari destinato ad ampliare la capacità produttiva americana e ad evitare gli effetti dei dazi commerciali nel settore. Una parte significativa dell'investimento sarà destinata alla terapia radioligandica, una tecnica che utilizza farmaci mirati per trasportare le radiazioni direttamente alle cellule tumorali. Novartis è attualmente l’unica azienda con due farmaci approvati in questo settore: Pluvicto e Lutathera.

Gli analisti confermano buy

A detta dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo i risultati trimestrali di Novartis «sono superiori alle nostre previsioni e al consenso grazie alla crescita dei volumi superiore alle aspettative per i marchi principali e per i nuovi lanci: in particolare Kesimpta, Kisqali e Cosentyx, che hanno più che compensato la concorrenza dei generici e l’erosione dei prezzi: -3% anno su anno».

L’ebit core ha beneficiato del controllo delle spese e dei costi in ricerca e sviluppo. L’ufficio studi di Intesa Sanpaolo ha anche apprezzato la conferma della guidance 2026 e ha notato che quella per la seconda metà dell’esercizio potrebbe implicare una revisione leggermente positiva, del 2% circa, dell’attuale consenso sull’ebit core 2026. «Ci aspettiamo un impatto moderatamente positivo sul titolo su cui ribadiamo il rating buy e il target price a 126,8 franchi svizzeri», conclude l’ufficio studi di Intesa Sanpaolo.

Anche BofA ha confermato la raccomandazione buy con un prezzo obiettivo a 140 euro. «Consideriamo Remibrutinib nella sclerosi multipla e Del-desiran nella DM1 come prodotti indispensabili; Pelacarsen e Remibrutinib nella HS offrono un rapporto rischio/rendimento positivo; Del-brax nella cDUX rappresenta un’opportunità di upside unica», afferma BofA.

I 5 studi clinici di fase III da seguire nel secondo semestre 2026

La banca d’affari americana guarda ai cinque principali risultati di fase III attesi nella seconda metà dell’anno:

Remibrutinib nella sclerosi multipla: «consideriamo la probabilità di successo della fase III più elevata dopo i dati positivi di fenebrutinib nei due studi sulla sclerosi multipla. Pensiamo che l’efficacia necessaria per Remibrutinib rispetto a fenebrutinib dipenda dalla possibilità di ridurre o eliminare il monitoraggio epatico richiesto: se l’etichetta del farmaco consentisse un monitoraggio inferiore, la soglia per l’adozione potrebbe essere più bassa», spiega BofA.

Del-desiran (DM1), un’opportunità potenziale da 2 miliardi di dollari. «Siamo positivi grazie ai solidi dati di fase II, ma segnaliamo la variabilità dell’endpoint primario vHot e il confronto con la concorrenza di Dyn», precisa BofA.

A Del-brax (Fshd), un’opportunità da 1 miliardo di dollari, il broker aggiunge Pelacarsen Horizon sulla prevenzione degli eventi cardiovascolari secondari: «stimiamo un potenziale picco di vendite di 3 miliardi di dollari, corretto per il rischio a 1,5 miliardi (consenso a 2 miliardi).

Infine, il Remibrutinib nella HS (idradenite suppurativa): può diventare un mercato superiore a 10 miliardi di dollari entro il 2035. I dati precedenti di fase II di Remibrutinib sembrano solidi rispetto ai concorrenti già approvati: Bimzelx, Cosentyx e Humira. Il tasso di risposta HiSCR50 è stato del 38% rispetto a un farmaco placebo a 16 settimane, con un buon profilo di sicurezza e non c’è stata nessuna interruzione del trattamento contro il 4% di interruzioni nel gruppo placebo. (riproduzione riservata)



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