Norme più severe anche per WhatsApp. Per la piattaforma di messaggistica controllata da Meta scatta la sorveglianza rafforzata da parte dell’Unione europea, che l’ha formalmente designata tra i grandi operatori digitali con significativo potere di mercato, entrando così nel perimetro delle piattaforme soggette agli obblighi più stringenti del Digital Services Act (Dsa).
Una decisione che rientra nella strategia di Bruxelles volta a rafforzare la sicurezza dello spazio digitale europeo e a limitare possibili abusi di posizione dominante da parte delle big tech.
Proprio il 26 gennaio la Commissione europea ha aperto un’indagine su Grok ai sensi del Digital Services Act perché «riteniamo che X possa aver violato il Dsa, come abbiamo visto nelle ultime settimane e mesi, con contenuti antisemiti. Abbiamo visto deepfake non consensuali di donne e abbiamo visto materiale di abusi sessuali su minori in Europa. Nessuna azienda guadagnerà denaro violando i nostri diritti fondamentali; qualcuno sosterrà che X ha limitato questo diritto agli abbonati Premium», ha affermato il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, nel briefing quotidiano con la stampa.
In particolare, WhatsApp è stata qualificata come gatekeeper ai sensi del Dsa dopo che la funzione ‘canali’ ha superato la soglia di 45 milioni di utenti attivi nell’Unione, requisito che fa scattare automaticamente la designazione.
La Commissione ha precisato che il servizio di messaggistica privata di WhatsApp - utilizzato per l’invio di testi, messaggi vocali, immagini, video, documenti e per le chiamate vocali e video - resta invece esplicitamente escluso dall’applicazione del Dsa. I nuovi obblighi riguarderanno dunque esclusivamente le funzionalità rientranti nella definizione di piattaforma online di grandi dimensioni.
A seguito della designazione, Meta avrà quattro mesi di tempo, fino a metà maggio 2026, per adeguarsi alle prescrizioni previste dal regolamento europeo. Tra queste figurano l’obbligo di valutare e mitigare i cosiddetti rischi sistemici, che includono potenziali violazioni dei diritti fondamentali e della libertà di espressione, interferenze nei processi elettorali, diffusione di contenuti illegali e criticità legate alla protezione dei dati personali.
Dopo l’inquadramento come piattaforma online di grandi dimensioni, la competenza sulla vigilanza del rispetto del Dsa passerà direttamente alla Commissione europea, che opererà in coordinamento con l’autorità irlandese dei servizi digitali, la Coimisiún na Meán. (riproduzione riservata)