Tredici anni dopo la sua invenzione il Dry January (alla lettera «gennaio secco») è diventato un fenomeno globale. La regola è una sola, ovvero astenersi dal bere alcolici per tutto il primo mese dell’anno. Inventato nel 2013 dall’associazione di beneficenza Alcohol Change UK, il Dry January ha raccolto sempre più seguaci: negli Stati Uniti una persona su tre ha almeno cercato di non consumare alcol a gennaio 2025, secondo una stima di Drive Research.
La sfida termina il 31 gennaio, ma la tendenza a ridurre il consumo di alcol è strutturale e sta mettendo in difficoltà i gruppi del settore. Anche in borsa, come emerge da un’analisi di Etoro: negli ultimi cinque anni i principali produttori di alcolici hanno perso terreno, a differenza delle aziende di bevande analcoliche.
Lo studio confronta due portafogli azionari in euro, uno composto dai principali produttori di bevande alcoliche quotati (Diageo, Heineken, Pernod Ricard, Carlsberg, Campari e Anheuser-Busch InBev), e uno focalizzato sui grandi marchi del settore analcolico (Coca-Cola, Pepsi, Monster Beverage, Celsius Holdings, Keurig Dr Pepper e A.G. Barr).
Il risultato è chiaramente a favore degli analcolici. Negli ultimi cinque anni il paniere delle aziende non-alcoliche ha guadagnato il 71%. Quello dei produttori di alcol, al contrario, ha perso il 20%. La caduta ha rallentato nell’ultimo anno, con un ribasso limitato al 5%, grazie soprattutto alla ripresa dei marchi della birra: Carlsberg non solo ha arrestato la discesa, ma è cresciuta del 23%, e Anheuser-Busch InBev ha guadagnato il 16%. Heineken, invece, ha perso circa il 20% in un quinquennio e l’amministratore delegato Dolf van den Brink - in carica dal 2020 - ha dato le dimissioni il 12 gennaio, pochi mesi dopo aver presentato agli investitori un piano industriale al 2030.
Questi numeri non sembrano frutto di un andamento temporaneo, ma di un cambio di abitudini. Un’analisi effettuata da Circana nel 2025 stima infatti che il 71% dei consumatori europei consuma meno alcol rispetto al passato e quasi un giovane su quattro tra i 25 e i 35 anni ha smesso del tutto di acquistare bevande alcoliche.
I mercati «riflettono questo cambiamento da anni», osserva Maximilian Wienke, analista di mercato di Etoro. «I produttori di alcolici tradizionali hanno faticato a crescere, mentre la domanda si è spostata sempre più verso bevande analcoliche, funzionali e più salutari». L’avanzata delle bevande alternative si riflette nel boom di Celsius Holdings, proprietaria dei marchi Celsius e Rockstar Energy (+173% in cinque anni) e di Monster Beverage (+63%).
Nel paniere degli alcolici rientra il big italiano Campari che ha registrato un calo del 34% a cinque anni e del 5% a 12 mesi. «Pur rimanendo in territorio negativo nel lungo periodo, il gruppo italiano mostra una tenuta migliore rispetto a colossi come Pernod Ricard e Diageo», commenta Gabriel Debach, analista di mercato di Etoro.
«Nonostante le incertezze legate ai cambi al vertice e ai controlli fiscali sulla holding Lagfin, il sentiment degli analisti rimane costruttivo con un prezzo obiettivo medio intorno a 6,88 euro e un potenziale di rialzo di poco superiore al 20%», aggiunge l’esperto. I competitor Diageo e Pernod Ricard hanno infatti perso rispettivamente il 39% e il 46% in cinque anni.(riproduzione riservata)