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Non finisce il caro container

IMPROBABILE UN SIGNIFICATIVO RIBASSO DELLE TARIFFE PRIMA DEL 2023

Non finisce il caro container

di Nicola Capuzzo
23 aprile 2021, 10:42 Ultimo aggiornamento: 10:54

È quanto emerge dalle previsioni di Drewry. Per gli spedizionieri marittimi due le vie per affrontare il problema: firmare accordi di lungo termine o aspettare

Ancora almeno due anni di difficoltà per l’import-export. Il costo del trasporto marittimo di merci containerizzate rimarrà relativamente alto almeno per un altro paio d’anni, e quindi le aziende esportatrici e importatrici faranno meglio a tenerne conto. Secondo l’ultimo report Container Forecaster della società di analisi Drewry l’anno in cui si potrà assistere a una flessione significativa dei noli sarà il 2023. Il tutto a vantaggio dei vettori marittimi potranno godere di tariffe molto elevate (e dunque di risultati finanziari più che soddisfacenti), almeno fino a quando non entreranno in servizio le nuove navi di grande portata ordinate ai cantieri negli ultimi mesi.

In particolare, secondo Drewry, congestione portuale e carenza di container permarranno per tutto il 2021 (pur diminuendo di intensità nei prossimi mesi), limitando ancora l’offerta di stiva disponibile e mantenendo appunto su livelli elevati i noli, anche spot. Tanto che, secondo la società, dal punto di vista degli utili anche il 2021 sarà un anno record per le compagnie, e questo nonostante l’aumento di alcuni costi operativi come le spese per il carburante. Quanto al 2022, pur prevedendo un certo calo dei noli dovuto alla normalizzazione delle catene di approvvigionamento, Drewry stima per le compagnie marittime un’annata ancora molto buona per via dell’aumento di domanda e offerta di trasporto, che saranno bilanciate da una gestione attenta della capacità.

Le cose cambieranno, come detto, dopo il 2022, quando sul mercato arriveranno le navi ordinate negli ultimi mesi. «Nel quarto trimestre 2020 sono state ordinate nuove costruzioni navali per 1,45 milioni di Teu di capacità», ovvero «un numero di gran lunga superiore a quello dei nove mesi precedenti». A oggi secondo Drewry gli ordini sono pari al 15% della capacità esistente ma, anche se si tratta di una cifra ben inferiore al 60% raggiunto nel 2008, è bene non dimenticare che «la flotta attiva attualmente è più del doppio di quella di allora».

Come dovrebbero dunque comportarsi i caricatori nel prossimo futuro? Dagli spedizionieri le risposte non sono univoche. Bolloré Logistics ad esempio sta invitando la clientela a prorogare i propri contratti di trasporto marittimo container in essere e a rimandare l’avvio di nuovi tender per nuovi accordi di lungo periodo con le compagnie di navigazione poiché ritiene le condizioni attuali «tutt’altro che favorevoli» e allo stesso tempo confida in un miglioramento del mercato «nell’ultima parte dell’anno».

Anche Geodis, altro colosso delle spedizioni, per voce di Florence Gautrais, direttore dell’area Global ocean freight, ritiene che le criticità osservate finora nel trasporto via mare e acuite dalla crisi di Suez non finiranno presto. Più precisamente, a seguito dell’incidente della Ever Given, la società prevede che un calo dei noli non si avrà in tutto il 2021, anche sulla base della previsione di una «forte domanda durante la peak season e fino alla fine del terzo trimestre». In questo contesto «mettere in sicurezza i flussi delle catene logistiche a prezzi accettabili, con un’allocazione di capacità dedicata concordata tra le parti» è il consiglio migliore che si sentono di dare.

Sulla stessa linea Dhl Global Forwarding, il cui responsabile delle spedizioni marittime, Dominique von Orelli, ha dichiarato di non aspettarsi che i livelli di servizio (e di puntualità) tornino su standard accettabili entro l’anno. Anche per questo il suo suggerimento ai clienti è stato di «bloccare noli accettabili il prima possibile». Ha poi aggiunto di avere notato da parte degli stessi clienti l’urgenza a concludere contratti «di lungo periodo, anche pluriennali, in cambio di garanzie da parte dei vettori sulla capacità». Von Orelli ha osservato che però il discorso è anche legato alle necessità di trasporto e relativi volumi: «Se sei un piccolo caricatore, probabilmente il discorso è diverso». (riproduzione riservata)



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