La guerra Usa-Iran, la fiammata del petrolio e la corsa sfrenata del gas, con l’incertezza che lo Stretto di Hormuz venga chiuso per un lungo periodo mandano in tilt l’Asia. Martedì 3 marzo il Nikkei perde il 3% alle ore 7:20 italiane, l’Hang Seng e Shanghai attorno all’1,0%. Acquisti su oro (5.360 dollari l’oncia, +1%) e petrolio Wti americano (+2,7% a 73,13 dollari). Ancora in calo l’euro (-0,2% a 1,1666), mentre i mercati vendono a mani basse il Treasury decennale il sui rendimento passa dal 4,04% di inizio sessione asiatica al 4,063%. I futures sul Nasdaq vedono rosso (-1,05%).
Il Nikkei 225 cede il 3,0% martedì, estendendo le perdite della seduta precedente mentre la guerra in Medio Oriente spinge al rialzo i prezzi del petrolio e accelera i timori su un ritorno di fiamma dell’inflazione a livello globale.
Il Giappone rischia una crescita debole accompagnata da persistenti pressioni sui prezzi, una combinazione che in economia prende il nome di stagflazione e complica le prospettive di politica monetaria per la Bank of Japan, anche se il vice governatore Ryozo Himino ha segnalato che la BoJ intende continuare ad alzare i tassi.
Gli investitori monitorano gli sviluppi in Medio Oriente in attesa che l’esercito statunitense intensifichi gli attacchi contro l’Iran, prendendo di mira impianti di produzione missilistica, di droni e asset navali. Forti perdite sono registrate tra i grandi gruppi esportatori, tra cui Toyota Motor (-5,5%), Mitsubishi Heavy Industries (-1,9%), Sony Group (-4,3%), Fast Retailing (-3,2%) e Hitachi (-2,3%).
I negoziatori commerciali statunitensi e cinesi dovrebbero incontrarsi a metà marzo, secondo fonti di Bloomberg, a indicare che il vertice atteso tra Donald Trump e Xi Jinping prosegue nonostante gli attacchi americani contro l’Iran.
Il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng dovrebbero riunirsi a Parigi alla fine della prossima settimana per discutere possibili accordi commerciali che potrebbero scaturire dall’incontro tra i due presidenti. Sia la data sia il luogo dell’incontro potrebbero comunque cambiare.
Tra i temi sul tavolo vi sarebbero un possibile acquisto da parte della Cina di aerei Boeing, impegni ad acquistare soia statunitense e la questione di Taiwan, l’isola autogovernata che Pechino considera parte del proprio territorio. Potrebbe inoltre essere discusso il futuro dei dazi Usa sul fentanyl, bocciati dalla Corte Suprema.
Gli attacchi statunitensi contro l’Iran e l’uccisione della Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, hanno aumentato le tensioni con Pechino negli ultimi giorni, complicando i preparativi per il vertice. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha definito «inaccettabile uccidere apertamente il leader di un Paese sovrano e promuovere un cambio di regime». La Cina ha inoltre condannato l’uso della forza da parte degli Stati Uniti dopo che l’amministrazione Trump ha catturato Nicolás Maduro a Caracas lo scorso gennaio.
Trump è atteso in Cina tra il 31 marzo e il 2 aprile per incontrare Xi nel primo viaggio di un presidente americano nel Paese dalla visita del 2017. Le date annunciate dagli Stati Uniti non sono state confermate da Pechino, che di solito divulga l’agenda del presidente solo pochi giorni prima.
L’incontro tra Bessent e He segna il primo confronto ad alto livello tra funzionari Usa e cinesi da quando la Corte Suprema ha bocciato le tariffe di ritorsione di Trump costringendolo a ricorrere a strumenti più restrittivi e complessi per imporre dazi. Il calendario previsto significa che i funzionari avranno due settimane prima del vertice tra i leader per finalizzare eventuali accordi commerciali e organizzare i dettagli logistici della visita di Trump.
Il mese scorso Trump ha dichiarato di attendersi da Xi «la più grande dimostrazione mai vista nella storia della Cina», ricordando di essere stato trattato «molto bene» durante la visita del 2017, quando gli fu concesso un tour privato della Città Proibita di Pechino. Pochi mesi dopo, il presidente Usa diede inizio alla prima guerra commerciale verso la seconda economia mondiale.
Anche se né l’Iran né il Venezuela siano considerati partner fondamentali per la Cina in ambito commerciale o della Difesa, l’escalation della campagna americana per cambiar regime ha alimentato l’incertezza su possibili future iniziative contro leader più strettamente legati a Xi. Le tensioni in Medio Oriente si inseriscono inoltre in una fase cruciale per la Cina, alla vigilia di una delle settimane politiche più importanti dell’anno, durante la quale verrà annunciato l’obiettivo di crescita economica per il 2026.
Parlando da Davos a gennaio, il rappresentante commerciale Usa, Jamieson Greer, ha detto che le due parti potrebbero cercare di superare le questioni più sensibili, come la competizione tecnologica nei colloqui precedenti alla visita di Trump in Cina e tentare di raggiungere un accordo sugli scambi in settori meno sensibili. (riproduzione riservata)