Nikkei in corsa (+2,4%) e Cina positiva (Hong Kong +0,3%, Shanghai +0,4%) martedì 14 aprile alle ore 7:30 italiane in attesa di nuovi negoziati Usa-Iran. I mercati comprano T bond Usa decennali, il sui rendimento scende al 4,28%, mentre il petrolio cala sotto i 100 dollari al barile (97 dollari il Wti, 98 dollari il Brent) con i futures sul Nasdaq che salgono dello 0,2%.
Israele e il Libano terranno martedì colloqui per la prima volta dopo 30 anni, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano. Washington farà da mediatore nei negoziati, che si concentreranno sulla sicurezza di Israele e sull’integrità territoriale del Libano.
I colloqui sono il «risultato diretto delle azioni sconsiderate» di Hezbollah, ha dichiarato un funzionario americano. La milizia filo-iraniana ha bombardato Israele dal territorio libanese dall’inizio del conflitto con l’Iran, mentre le forze israeliane sono penetrate nel Libano meridionale, occupando una «zona cuscinetto».
«Israele è in guerra con Hezbollah, non con il Libano, quindi non c’è motivo per cui i due Paesi non debbano dialogare», ha aggiunto il funzionario. Ai colloqui parteciperanno, tra gli altri, il segretario di Stato Usa Marco Rubio, il consigliere del Dipartimento di Stato Michael Needham, l’ambasciatore Usa a Beirut Michel Issa, l’inviato israeliano a Washington Yechiel Leiter e l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti Nada Hamadeh.
JD Vance ha dichiarato che eventuali nuovi negoziati dipendono ora dall’Iran, dopo aver guidato la delegazione statunitense nei colloqui con Teheran nel fine settimana, conclusi senza un accordo.
Alla domanda sulla possibilità di ulteriori incontri, il vicepresidente Usa ha risposto a Fox News che «la domanda andrebbe posta agli iraniani, perché la palla è davvero nel loro campo».
«Dobbiamo ottenere la rimozione del materiale arricchito dall’Iran», ha aggiunto. «E serve un impegno definitivo a non sviluppare un’arma nucleare. Se gli iraniani saranno disposti a venirci incontro su questi punti, allora potrà essere un accordo molto positivo per entrambi i Paesi».
Le esportazioni della Cina sono cresciute del 2,5% su base annua, raggiungendo 321,03 miliardi di dollari a marzo 2026, in netto rallentamento rispetto al balzo del 21,8% registrato tra gennaio e febbraio e al di sotto delle attese di mercato (8,3%). Si tratta della crescita più debole da ottobre, quando le spedizioni all’estero erano calate dell’1,3%.
Il rallentamento riflette un contesto in cui la domanda legata all’intelligenza artificiale è stata compensata dall’incertezza globale seguita allo shock energetico provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.
Le vendite sono aumentate verso Giappone (+3,3%), Corea del Sud (+19,6%), Taiwan (+35,2%), Australia (+11,9%), Paesi Asean (+6,9%) e Unione europea (+8,6%), mentre sono diminuite verso gli Stati Uniti (-26,5%), anche a causa dei dazi imposti dal presidente Trump.
Nel primo trimestre dell’anno, le esportazioni complessive sono salite del 14,7% su base annua, a 977,49 miliardi di dollari. Nel periodo, le vendite di prodotti petroliferi raffinati sono cresciute del 2,6%, a 12,74 milioni di tonnellate. Le esportazioni del gruppo che racchiude 17 minerali sono invece aumentate del 2,8% su base annua, a 14.579 tonnellate, nonostante un crollo del 27,5% registrato nel solo mese di marzo. (riproduzione riservata)