Il Nikkei torna a correre grazie al tech, giovedì 9 luglio, mentre il resto dell’Asia si muove ondivago, complice il ritorno dei bombardamenti Usa contro l’Iran. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei balza del’1,64%, Hong Kong cede lo 0,5%, Shanghai sale dello 0,10%, mentre il Kospi arretra dello 0,6%. I prezzi del petrolio continuano ad aumentare il Wti a 74 dollari, il Brent a 78,6 dollari. I futures sul Nasdaq, intanto, viaggiano positivi per lo 0,23%.
L'inflazione annua in Cina è rallentata all'1% nel giugno 2026, dall'1,2% di maggio, risultando inferiore alle attese degli analisti che indicavano un +1,1%. Si tratta del livello più basso degli ultimi tre mesi. Al contrario, l'inflazione alla produzione è salita al 4,1%, il valore più elevato da luglio 2022, sostenuta dall'aumento dei costi energetici e dalla forte domanda di apparecchiature legate all'intelligenza artificiale.
La Borsa di Tokyo è tornata a salire giovedì dopo due sedute negative. Il Nikkei 225 ha guadagnato fino al 2%, superando quota 68.000 punti, mentre il Topix è avanzato dello 0,4% a 4.022 punti, sostenuto dal recupero dei titoli tecnologici.
A dare slancio al mercato sono stati anche i rialzi registrati nella notte dai produttori statunitensi di chip e memorie, oltre alle indiscrezioni secondo cui la quotazione negli Stati Uniti del produttore sudcoreano di chip SK Hynix avrebbe raccolto richieste superiori di oltre sette volte all'offerta, confermando il forte interesse degli investitori per il tema delle infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale.
Nel frattempo, il fondo statunitense di private equity Bain Capital ha ceduto l'intera partecipazione detenuta nel produttore giapponese di memorie flash Kioxia Holdings. Nonostante ciò, il titolo Kioxia ha chiuso la seduta in rialzo di oltre il 7%.
Tra gli altri protagonisti del comparto tecnologico, Murata Manufacturing è salita del 4%, Advantest del 6,9%, Tokyo Electron del 4% e Fujikura del 5,1%.
L'indice del dollaro si è mantenuto intorno a quota 101 giovedì, avviandosi a chiudere la settimana in rialzo grazie al ritorno della domanda di beni rifugio alimentata dalla riaccensione delle tensioni in Medio Oriente. L'esercito statunitense ha confermato di aver condotto attacchi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, mentre Teheran ha minacciato una vasta operazione di rappresaglia contro le basi militari americane nella regione.
L'escalation ha sostenuto i prezzi del petrolio, alimentando i timori inflazionistici e rafforzando l'aspettativa che i tassi d'interesse possano rimanere elevati più a lungo.
Intanto, dai verbali della riunione di giugno della Federal Reserve è emerso che solo una minoranza dei membri del board era favorevole a un rialzo dei tassi, anche se i responsabili della banca centrale hanno espresso crescente preoccupazione per l'andamento dell'inflazione. I mercati continuano a scontare almeno un aumento del costo del denaro entro la fine del 2026.
L'attenzione degli investitori si sposta ora sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e sui dati relativi alle vendite di case esistenti negli Stati Uniti, in cerca di nuove indicazioni sull'evoluzione della politica monetaria. (riproduzione riservata)