Asia in netto rosso, venerdì 26 giugno, trascinata al ribasso dalle vendite sui titoli tecnologici nonostante i conti stratosferici di Micron. Il Kospi della Corea del Sud, considerato uno dei principali indicatori dell'andamento dei titoli legati all'intelligenza artificiale, perde il 7% alle ore 7:40 italiane, mentre il Nikkei 225 il 4,5%, Hong Kong e Shanghai cedono l’1,5%. I futures sul Nasdaq sono in calo di oltre, l’1%.
La Borsa di Seul ha attivato i circuit breaker sul Kospi, sospendendo le contrattazioni per circa venti minuti dopo che l'indice aveva registrato una flessione superiore all'8%. Anche il listino delle piccole e medie capitalizzazioni, il Kosdaq, ha perso oltre il 5%.
A pesare sono stati soprattutto i colossi tecnologici: Samsung Electronics ha lasciato sul terreno più dell'8%, mentre SK Hynix è scivolata di oltre il 9%, trascinate dalle vendite che hanno colpito l'intero comparto tecnologico asiatico. Gli investitori temono infatti che il rapido aumento degli investimenti necessari per sviluppare le infrastrutture dell'intelligenza artificiale possa comprimere i margini delle aziende del settore.
Anche in Giappone il comparto tech è finito sotto pressione. SoftBank Group ha perso oltre il 12%, Advantest ha ceduto più del 9% e Tokyo Electron ha chiuso in calo di oltre il 3%.
Le vendite seguono una seduta negativa a Wall Street. Apple ha perso il 6% dopo aver annunciato aumenti di prezzo per iPad e MacBook, giustificandoli con il rincaro dei costi delle memorie e dello storage. Microsoft ha ceduto oltre il 3% dopo aver comunicato un aumento dei prezzi delle console Xbox, attribuito all'incremento dei costi dei componenti. In ribasso anche Alphabet e Meta Platforms.
«Il mercato sta mettendo alla prova la fiducia degli investitori», ha commentato Julia Hermann, global market strategist di New York Life Investment Management, intervistata da CNBC. «La leadership si è spostata verso i produttori di semiconduttori e memorie, un segmento strutturalmente più volatile rispetto a quello rappresentato negli ultimi anni dalle Magnificent Seven».
Secondo Hermann, a rendere il quadro ancora più instabile contribuisce anche il repentino cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve: «Non è cambiato solo ciò che il mercato si aspetta dalla Fed, ma anche le motivazioni alla base di possibili nuovi rialzi dei tassi. Una combinazione che rappresenta la ricetta perfetta per un aumento della volatilità.
Sul mercato valutario, lo yen si è mantenuto intorno a 161,7 per dollaro, vicino ai livelli più deboli dal 1986, nonostante i dati abbiano mostrato un'accelerazione dell'inflazione core a Tokyo per la prima volta negli ultimi otto mesi.
Il dato rafforza le aspettative che la Bank of Japan continui il percorso di rialzo dei tassi d'interesse. Mercoledì il governatore Kazuo Ueda ha ribadito la disponibilità della banca centrale a proseguire con la normalizzazione della politica monetaria in funzione dell'evoluzione dell'economia, dell'inflazione e dei mercati finanziari. Il giorno successivo anche il membro del board Naoki Tamura ha sostenuto l'opportunità di aumentare il costo del denaro con cadenza regolare, ogni pochi mesi.
La prossima riunione di politica monetaria della Bank of Japan è in programma il 31 luglio.
Nonostante i ripetuti richiami verbali del Ministero delle Finanze giapponese e i recenti interventi record sul mercato dei cambi, lo yen continua a rimanere sotto pressione, penalizzato dalla forza del dollaro e dall'ampio differenziale dei tassi d'interesse con gli Stati Uniti, mentre gli investitori continuano a scontare ulteriori strette monetarie da parte della Federal Reserve entro la fine dell'anno. (riproduzione riservata)