«Ho deciso che saranno gli abitanti di Clacton (la circoscrizione in cui è stato eletto, ndr.) a giudicare le mie azioni»: a parlare è Nigel Farage, il leader dell’estrema destra britannica presieduta dal partito populista di Reform UK.
Farage è attualmente travolto da accuse di presunte donazioni milionarie ricevute in passato e a proposito di redditi privati non pienamente dichiarati in Parlamento. Le sue dimissioni e la successiva ricandidatura assumono così i contorni di un voto popolare per confermare la fiducia del suo elettorato.
«Queste elezioni suppletive saranno uno scontro tra il popolo e il sistema», ha affermato Farage nel punto stampa in cui ha dato notizia delle dimissioni. «È un’occasione per mostrare apertamente il dito medio all’intero sistema e dirgli, senza mezzi termini, dove andare, ed è per questo che mi candiderò a queste elezioni suppletive». L’ex parlamentare, tra i sostenitori della Brexit, ha poi aggiunto che combatterà «per vincere» e «per continuare la rivoluzione politica iniziata da Reform».
«Vorrei dire questo a voi, elettori di Clacton», ha proseguito, «se vinco io, vincete anche voi, perché se perdo io, vincono loro, e con i due vecchi partiti non riusciremo mai a ottenere il tipo di cambiamento fondamentale di cui abbiamo bisogno per risanare la Gran Bretagna in crisi».
Reform UK è il partito di estrema destra che negli ultimi anni ha sfidato lo storico bipartitismo diviso tra conservatori e laburisti, sistema reso ancora più fragile dalle dimissioni del premier labour Keir Starmer lo scorso giugno.
Nei sondaggi più recenti, Reform si è classificato come il primo partito del Paese. La campagna più popolare è quella contro l’immigrazione: Farage ha promesso un’ondata di deportazioni di massa se vincerà le prossime elezioni generali nel 2029. (riproduzione riservata)