L’uscita dal cda del presidente Reed Hastings segna la fine di un’era per Netflix e apre una nuova fase per il gigante dello streaming, proprio mentre la crescita rallenta e la competizione si intensifica. Il co-fondatore del gruppo, 65 anni, che lascerà il consiglio di amministrazione dopo l’assemblea degli azionisti di giugno per dedicarsi alla filantropia e ad altri progetti, chiude un percorso lungo quasi trent’anni in cui ha trasformato un servizio di noleggio dvd per posta in un leader globale dell’intrattenimento digitale.
Una figura simbolica, la cui uscita, pur pianificata, ha scosso gli investitori: il titolo ha perso il 9,37% a 97,7 euro per una capitalizzazione di mercato di 455 miliardi di dollari. L’azione è coperta con ben 50 buy (15 hold e 0 sell), ma il target price medio del consenso Bloomberg a 114,28 dollari implica un potenziale upside di solo il 6%.
«Netflix ha cambiato la mia vita in molti modi e il mio ricordo più bello è quello del gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il mondo di usufruire del nostro servizio», ha sottolineato Hastings, spiegando che «il mio vero contributo a Netflix non è stato una singola decisione; è stato piuttosto l'attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare e la costruzione di un'azienda che potesse essere amata dagli abbonati e di enorme successo per le generazioni a venire».
Ma il passo indietro di Hastings arriva in un momento delicato per il gruppo. Da un lato, i risultati del primo trimestre del 2026 hanno mostrato una performance superiore alle aspettative. I ricavi hanno raggiunto quota 12,25 miliardi di dollari, in crescita del 16% su base annua, sostenuti dall’aumento degli abbonamenti, dei prezzi e della pubblicità. Il dato è leggermente sopra le stime del consenso degli analisti a 12,18 miliardi.
Ancora più robusta la redditività: l’utile operativo è salito a 4 miliardi (+18%) con un margine operativo del 32,3%. L’utile per azione ha toccato quota 1,23 dollari, beneficiando anche della penale da 2,8 miliardi legata alla mancata fusione con lo studio cinematografico Warner Bros. La società, però, non ha ancora detto come intende spendere questa cifra.
Il management ha dichiarato che la fidelizzazione dei clienti è migliorata in tutte le regioni nel primo trimestre. L’azienda ha aumentato i prezzi degli abbonamenti a marzo, portando il piano standard senza pubblicità a 20 dollari al mese, con un aumento di 2 dollari.
Nonostante la solidità dei conti, Netflix ha mantenuto invariata la guidance per l’intero esercizio 2026, prevedendo ricavi tra 50,7 e 51,7 miliardi (51,37 miliardi la stima del consenso), che rappresenta una crescita del 12-14%, e un margine operativo al 31,5%. Il margine operativo è visto al 31,5% (32% il consenso) e il free cash flow è atteso a 12,5 miliardi, poco sopra le attese a 12,05 miliardi.
Il focus degli analisti si sposta, però, sul breve termine: per il secondo trimestre la società ha stimato una crescita dei ricavi del 13% (a 12,57 miliardi contro stime per 12,64 miliardi), inferiore al consenso (14%), e un margine operativo in calo al 32,6% (34,4% il consenso).
Per sostenere la prossima fase di espansione, Netflix punta su tre direttrici principali: ampliamento dell’offerta, con nuovi formati come podcast video ed eventi live; integrazione dell’intelligenza artificiale, anche tramite acquisizioni mirate; rafforzamento della monetizzazione, con prezzi più elevati e una forte crescita dei ricavi pubblicitari, visti raddoppiare nel 2026 a 3 miliardi.
Il gruppo può contare su oltre 325 milioni di abbonati e su un’audience globale che sfiora il miliardo di utenti, ma il margine di crescita dipenderà sempre più dalla capacità di aumentare il valore per utente. Oltre a film e serie tv, l’azienda sta investendo anche in videogiochi e podcast.
Inoltre, durante la call con gli investitori, il ceo Ted Sarandos ha affermato che l’azienda intende espandere la produzione sportiva, inclusi grandi eventi come il World Baseball Classic, che ha portato a un record di nuovi abbonati in Giappone. Netflix è anche in trattative per ampliare la sua collaborazione con la National Football League.
La vera incognita riguarda ora la leadership. I co-ceo, Ted Sarandos e Greg Peters, dovranno dimostrare di poter guidare Netflix senza la figura di riferimento che ne ha plasmato cultura e strategia.
L’uscita di Hastings arriva, inoltre, in un momento complesso: la concorrenza nel settore dello streaming si è intensificata e il fallimento a febbraio della fusione con Warner Bros Discovery ha chiuso una possibile mossa trasformativa.
In una lettera agli azionisti, Sarandos e Peters hanno dichiarato che Warner Bros «sarebbe stata un buon acceleratore per la nostra strategia, ma solo al prezzo giusto». Paramount si è aggiudicata lo studio cinematografico per 110 miliardi di dollari e l’operazione è ora sottoposta al controllo delle autorità regolatorie negli Stati Uniti e in Europa.
La reazione negativa del mercato all’outlook del secondo trimestre e all’uscita di scena di Hastings riflette più un tema di fiducia che di fondamentali. Netflix resta altamente profittevole, ma gli investitori chiedono maggior visibilità sulla crescita futura e sulla capacità del management di eseguire la strategia in autonomia. In questo contesto, il secondo semestre sarà decisivo: non solo per confermare i target finanziari, ma per dimostrare che il colosso dello streaming può continuare a innovare e crescere anche senza il suo fondatore. (riproduzione riservata)