Sostenere economicamente l’Ucraina a ogni costo, con o senza gli asset russi congelati. Il 18 dicembre i leader dell’Ue si sono riuniti a Bruxelles per il Consiglio Europeo con un solo obiettivo: trovare entro il giorno dopo le risorse per finanziare Kiev, mossa necessaria per garantire anche la sicurezza dell’Unione. La Commissione preme da settimane per usare i 210 miliardi di asset russi congelati nel Vecchio Continente senza riuscire però a convincere il Belgio, dove si trova la maggior parte (185 miliardi) dei beni.
La presidente Ursula von der Leyen e il primo ministro belga Bart De Wever hanno trattato per ore su un nuovo testo e, fino a inizio serata, non avevano ancora raggiunto un accordo. Ma per tutto il giorno si è respirato un cauto ottimismo dopo i timori precedenti, legati anche ai dubbi di Francia e Italia. Qualcuno ha parlato di progressi e più fonti hanno confermato che gli asset russi restano il piano A. La speranza di tutti era di annunciare un’intesa entro la mattina del giorno dopo, il 19 dicembre.
Nessuno, soprattutto Friedrich Merz, può permettersi un fallimento a meno di non voler confermare le parole di Donald Trump sulla debolezza dei leader europei. Anche per questo motivo il cancelliere tedesco, sponsor principale della misura, ha aperto all’uso dei beni della Banca centrale russa immobilizzati in Germania.
Ennesima concessione al Belgio, che teme di dover affrontare da solo una causa miliardaria con Mosca e ha chiesto agli altri Stati membri garanzie illimitate nell’ammontare e nel tempo. Di qui lo stallo perché «più alte saranno le garanzie domandate e minore sarà la possibilità di trovare supporto intorno al tavolo», sintetizza una fonte europea.
Una soluzione deve essere trovata, a costo di scavalcare il Belgio, ha fatto intendere la premier danese Mette Frederiksen, presidente di turno dell’Ue. Per usare i beni russi basta la maggioranza qualificata mentre per emettere nuovo debito comune servirà in ogni caso l’unanimità visto che il denaro verrebbe girato a un Paese terzo. Ecco perché l’idea di un prestito ponte è rimasta sullo sfondo, con la consapevolezza però che tamponerebbe solo la situazione.
Viktor Orbán sarà determinante e con i suoi no potrebbe bloccare gli eurobond. Il premier ungherese ha le idee chiare anche sugli asset di Mosca: «Utilizzarli è un’idea stupida. Si tratta di rubare soldi a qualcuno». Parole che forniscono un assist alla Banca centrale russa, pronta a fare causa agli istituti di credito europei per «il blocco e l’uso illegale dei beni congelati». (riproduzione riservata)