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Dario e Daniela Amodei
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Analisi Leggi dopo

Nell’intelligenza artificiale la regola è europea ma l’interruttore è americano

di Giovanni Giamminola* e Oreste Pollicino**
16 giugno 2026, 02:00

Anthropic aveva appena concesso accesso a Mythos all'agenzia europea Enisa, ma Washington ha bloccato tutto. La mossa evidenzia la dipendenza europea da infrastrutture esterne

Venerdì 12 giugno alle 17.21 (ora della costa orientale) Anthropic riceve una lettera dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, firmata dal segretario Howard Lutnick e costruita con il Bureau of Industry and Security. La lettera impone di sospendere l’accesso ai modelli Fable 5 e Mythos 5 per qualunque cittadino straniero, dentro e fuori dagli Stati Uniti, dipendenti stranieri dell'azienda compresi. Lo strumento è l’export control, la stessa categoria di potere che Washington usa per i semiconduttori avanzati e che negli anni ‘90 applicò ai software crittografici, allora trattati come materiale a uso militare. Non un attacco, non una norma europea: una decisione amministrativa di un governo, e due sistemi di frontiera tra i più avanzati al mondo spenti nel giro di poche ore.

La cosa ha un destinatario europeo preciso. Pochi giorni prima, il 1° giugno, dopo settimane di pressioni di Commissione, Bce e singoli Stati membri, Anthropic aveva accettato di dare a Enisa, l’agenzia europea per la cybersicurezza, accesso a Mythos attraverso il programma Project Glasswing: la prima istituzione Ue ad entrarvi, con le condizioni d'uso ancora in via di definizione. Dieci giorni dopo lo stesso modello che l’Europa aveva faticato a ottenere viene disattivato per ordine di Washington.

Gli altri modelli di Anthropic, da Opus a Sonnet, sono rimasti operativi. Chi aveva diversificato ha attutito il colpo. Ma è esattamente la lettura sbagliata a farne una rassicurazione: che la dipendenza fosse distribuita non la rende meno reale, la rende solo meno visibile nell'immediato.

La motivazione ufficiale è di sicurezza nazionale: un metodo per aggirare le protezioni di Fable 5, il cosiddetto jailbreak. Qui serve precisione, perché è il punto su cui la vicenda verrà giudicata. La lettera del governo non contiene alcun dettaglio tecnico della minaccia. Anthropic dichiara di aver ricostruito la base del provvedimento da un rapporto che ha potuto esaminare e di ritenere la vulnerabilità ristretta, già nota e ottenibile anche da altri modelli pubblici, incluso Gpt-5.5. Nessuna istruttoria tecnica trasparente a sostegno della direttiva, dunque, ma una decisione presa e applicata in poche ore, senza contraddittorio.

La stessa settimana, a Roma, mentre Washington usava un potere da export control del '900 per governare un sistema del 2026, il 10 giugno il Consiglio dei ministri approvava in esame preliminare due decreti legislativi attuativi della legge 132/2025. I testi recepiscono l’AI Act e introducono garanzie concrete: vincoli sulle decisioni puramente automatizzate nel rapporto di lavoro, limiti stringenti sull'identificazione biometrica, una responsabilità civile rafforzata per i danni da sistemi ad alto rischio. È un lavoro serio. Ma riguarda l'uso dell’AI dentro i confini europei, non la disponibilità dei modelli su cui quell’uso si appoggia.

L’importanza di governare l’infrastruttura

Governare il mercato non è governare l'infrastruttura. Qui sta la contraddizione che il diritto, da solo, non chiude. Il Bureau of Industry and Security non ha violato l’AI Act: nessuna norma europea impedisce a un governo straniero di usare il proprio diritto interno per sospendere un proprio fornitore privato. L’AI Act disciplina il mercato europeo dell’AI; non garantisce che i modelli su cui quel mercato si regge restino disponibili quando un attore esterno decide altrimenti. L’Europa ha costruito regole sofisticate sull'uso dei sistemi ma non ha strumenti per assicurarne la continuità. E l’infrastruttura in questo caso è fuori giurisdizione.

Questo è il terreno del diritto costituzionale e della politica del digitale: la capacità di un ordinamento di garantire continuità e controllo sulle proprie funzioni pubbliche. La risposta onesta oggi non è un «modello europeo sovrano» già pronto, perché non esiste. È una direzione: ridondanza, multi-vendor, clausole contrattuali di continuità operativa, diversificazione dei fornitori. Non è la soluzione, è il minimo. Il resto è un cantiere aperto.

La dipendenza cognitiva

L’altra dipendenza: la mente che si appoggia. C’è un secondo piano, più difficile da legiferare e da vedere. Non riguarda le agenzie pubbliche, ma chiunque usi un sistema AI per ragionare, strutturare un'analisi, preparare una decisione. Il concetto di System 0, teorizzato su Nature Human Behaviour dal gruppo coordinato da Giuseppe Riva dell’Università Cattolica, descrive uno strato che l’AI forma nella nostra cognizione e che lavora prima del pensiero cosciente: filtra, ordina e rende salienti le informazioni ancora prima che la domanda si sia formata. Più l’uso diventa abituale, meno lo percepiamo come esterno.

Un lavoro più recente dello stesso gruppo spinge l’analisi oltre, con un’ipotesi che vale la pena prendere sul serio: la colonizzazione cognitiva. Il problema non sarebbe più la deferenza, cioè affidarsi a una fonte esterna riconosciuta come tale, ma l'installazione, sotto la soglia della consapevolezza, di obiettivi di ottimizzazione progettati da altri e vissuti come propri. Il dettaglio che conta è che l’effetto persiste anche quando lo strumento viene tolto: negli esperimenti citati chi aveva lavorato con un’AI distorta continuava a riprodurne la distorsione anche senza più averla davanti.

C'è un punto metodologico che lega i due piani. Un’infrastruttura diventa visibile solo quando si rompe. La dipendenza di un’agenzia europea da un modello americano è rimasta sullo sfondo finché un interruttore non l’ha resa evidente; allo stesso modo gli autori sostengono che la dipendenza cognitiva si misura soprattutto nel momento della sua interruzione, quando emergono disorientamento e sorpresa. Il 12 giugno è stato, su scala pubblica, esattamente questo: un'interruzione che ha reso visibile ciò che funzionava proprio perché invisibile. I due piani, gli ordinamenti e la mente, hanno la stessa struttura e si illuminano a vicenda, ma restano oggetti distinti, con strumenti e tempi diversi. Usare la parola «cognitiva» come ponte tra i due significherebbe perdere la specificità di entrambi.

C'è un'ironia che vale la pena dire ad alta voce. Il modello che Washington ha potuto spegnere con una firma è stato costruito a San Francisco da Dario e Daniela Amodei, figli di un artigiano del cuoio di Massa Marittima. E la descrizione più lucida di come l’AI entra nel nostro ragionamento, il System 0, arriva da un gruppo dell’Università Cattolica su Nature. Il talento che fonda questi sistemi e le idee che li sanno leggere parlano anche italiano. L'infrastruttura su cui girano e l'interruttore che la governa no. Non è una nota di orgoglio: è la misura precisa della dipendenza. L’intelligenza è esportabile, la sovranità sull'infrastruttura non lo è. (riproduzione riservata)

*fondatore di Systemic Zero e fellow allo University College London

**ordinario di Diritto Costituzionale e Regolamentazione dell'Intelligenza Artificiale all'Università Bocconi e fondatore di Pollicino AIdvisory



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