Con oltre 490 milioni di tonnellate movimentate, nel 2022 i porti italiani hanno visto crescere dell'1,9% le merci imbarcate e sbarcate rispetto al 2021, ma soprattutto sono tornati ai livelli pre-pandemia (nel 2019 erano 489,3 milioni le tonnellate movimentate). Lo evidenziano le statistiche ufficiali appena pubblicate da Assoporti anche se, depurando il consuntivo ad esempio dal traffico container in trasbordo (il porto di Gioia Tauro nel 2022 ha pesato per 41,4 milioni di tonnellate mentre nel 2019 per 28,8 milioni) si scopre che il vero flusso di merci in import ed export transitato per le banchine italiane scende per l'anno scorso a 448,7 milioni di tonnellate mentre nel 2019 era stato di 460 milioni di tonnellate (lo stesso metodo di calcolo andrebbe applicato anche ad altre merceologie). Il trend di ripresa è comunque evidente e in atto anche se a fine 2022 mancavano almeno 10 milioni di tonnellate di merci per poter dire di essere tornati davvero ai livelli pre-pandemia.
Quanto ai singoli comparti, l'anno scorso le rinfuse liquide imbarcate e sbarcate nei porti italiani sono state 169.016.474 tonnellate, +3,2% rispetto al 2021 (nel 2019 erano però 182.808.394 tonnellate). Le rinfuse solide erano state 61.071.582 tonnellate, il 7,3% in più rispetto al 2021, quindi il 2022 è stato superiore anche al 2019 quando il totale dry bulk fu di 59.661.023 tonnellate.
Quanto ai carichi containerizzati, nel 2022 il totale è stato come detto di 119.545.393 tonnellate, in crescita del 2,2% rispetto al 2021 ma superiore al 2019 (quando il totale delle tonnellate fu di 111.302.797 senza distinzione fra traffico gateway e in trasbordo).
In termini invece di Teu (unità di misura del container da 20 piedi) il totale 2022 è stato di 11.570.173, +1,9% rispetto ai 11.359.576 Teu del 2021 e anche ai 10.783.675 Teu del 2019. Aumentato di un modesto 2,3% il traffico hinterland (import/export) che l'anno scorso ha raggiunto i 7.360.042 Teu, mentre nel 2021 era stato di 7.195.512 Teu (e nel 2019 di 7.210.640 Teu), così come limitata (+1,1%) è stata la crescita del transhipment, dai 4.164.064 Teu del 2021 ai 4.210.131 Teu del 2022 (3.573.035 Teu nel 2019).
Per ciò che riguarda i carichi rotabili (ro-ro) l'anno passato si è chiuso con 120.850.121 tonnellate, -1,5% rispetto alle 122.694.447 tonnellate del 2021, ma un deciso passo avanti rispetto ai livelli pre-pandemia (112.189.824 tonnellate). Anche in termini di pezzi imbarcati e sbarcati il comparto è cresciuto, dai 5.618.282 carichi rotabili del 2019 ai 6.146.848 del 2021 e ai 6.429.257 del 2022.
Ancora al di sotto del periodo pre-Covid sono le merci varie (ovvero i traffici break bulk) che nel 2019 valevano 23.368.829 tonnellate: nel 2021 erano state 20.360.044 tonnellate e l'anno scorso 19.664.663 tonnellate. Idem per il traffico passeggeri nei porti italiani che nel 2019 contava 67.563.685 passeggeri, di cui 11,9 milioni crocieristi, 17,9 milioni imbarcati su traghetti e 37,6 milioni relativi a traffici locali di corto cabotaggio. Nel 2022 il totale dei passeggeri è stato di 61.356.017 milioni (+41,5% rispetto al 2021), di cui 9.017.272 milioni di crocieristi (+263%), 17.000.899 milioni sui traghetti (+26,4%) e 35.337.846 viaggiatori su rotte locali (+28,8%).
Le prime cinque categorie di merci in entrata nel Paese via mare concentrano il 72% dell'import marittimo (oil & gas; metalli; macchinari; prodotti chimici e tessile e abbigliamento), mentre le prime cinque categorie di merci in uscita dal Paese via mare concentrano il 76% dell'export marittimo (macchinari; prodotti raffinati; prodotti chimici mezzi di trasporto; alimentari e bevande). La Cina, che si conferma il primo fornitore per l'Italia: rappresenta un quinto delle merci in entrata via mare nel nostro Paese. Gli Stati Uniti si confermano invece un grande mercato di sbocco per l'export italiano via mare: un quarto delle merci tricolore in uscita su nave sono dirette negli Usa. (riproduzione riservata)