Succede che una piccola notizia rischia di rubare per un attimo la scena all’evento per eccellenza: il Festival di Sanremo. Sulle pagine de Il Foglio, un noto imprenditore milanese, Piero Maranghi, ha lanciato un appello all’artista Paolo Conte, che da Sanremo avrà sentito risuonare più volte la sua celeberrima Azzurro, a non cantare alla Scala il prossimo 19 febbraio. La motivazione è semplice, spiega il figlio di Vincenzo Maranghi, delfino per una vita del mitico Enrico Cuccia in Mediobanca: la scelta, avallata dalla Sovrintendenza del teatro, rappresenta un via libera definitivo a chi con Verdi, Muti e Toscanini non c’entra nulla, pur rappresentando ai massimi livelli la tradizione musicale italiana. Dopo Conte ne arriveranno altri, questo il timore.
Maranghi, che è anche editore musicale, rivela che prima di Conte è stato opposto un ''no'' fermo ad esibirsi sul palcoscenico della Scala ad altri grandi artisti, come il Premio Nobel Bob Dylan ed Adriano Celentano, e si è negata persino la proiezione di Tempi Moderni a Charlie Chaplin, mentre si è fatta un'eccezione solo per Keith Jarret, jazzista di fama mondiale, incisore di standard compatibili con i canoni del teatro.
Il contestatore fa però una proposta alternativa a Conte: esibirsi in primavera in piazza della Scala, all'aperto, davanti al Teatro, senza violare la sacralità del tempio della classica. Il cantautore astigiano risponderà all'imprenditore? Difficile dirlo.
In altri tempi una polemica del genere sarebbe rimbalzata di salotto in salotto nella Milano borghese e avrebbe magari riempito le pagine dei giornali. Oggi l'attenzione svanisce nel breve attimo che si perde per un click destinato a votare il possibile vincitore della gara canora più famosa del mondo, fiore all’occhiello della Rai. Così va il mondo. E il bello è che al Festival di Sanremo Paolo Conte probabilmente non andrà mai a cantare. Lì sicuramente spopolerebbe, senza polemiche. (riproduzione riservata)