I capi di Stato e di governo dei 32 membri Nato si sono formalmente impegnati a raddoppiare la spesa per la difesa entro il 2035, portandola dall’attuale 2% del prodotto interno lordo al 5%. La decisione è stata presa nel vertice dell’Aja di mercoledì 24.
Nella dichiarazione congiunta l’alleanza si è detta «unita di fronte alle profonde minacce e sfide per la sicurezza», in particolare davanti alla «minaccia a lungo termine rappresentata dalla Russia per l’area euro-atlantica e alla persistente minaccia del terrorismo».
In un contesto di tensioni in Medio Oriente e non solo, «gli alleati si impegnano a investire il 5% del pil all’anno in requisiti di difesa fondamentali, nonché in spese relative alla difesa e alla sicurezza, entro il 2035, per garantire i nostri obblighi individuali e collettivi».
«L’alleanza riconosce la gravità delle minacce che dobbiamo affrontare e la nostra risposta è stata quella di unirci con un piano ambizioso ma essenziale», ha detto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, parlando in conferenza stampa. «È molto importante difenderci dalle minacce e abbiamo stabilito che il 3,5% sarà il benchmark per le spese militari».
«Tutti gli alleati si mostrano oggi uniti nella comprensione del bisogno di dover fare un passo avanti. E il presidente Donald Trump è stato molto chiaro: l’America si impegna nei confronti della Nato, pur aspettandosi che gli Alleati facciano di più. Naturalmente il lavoro non si ferma qui, questo è soltanto il giorno uno. Ora dobbiamo rimboccarci le maniche e riuscire a lavorare per aumentare la spesa e le capacità belliche».
«Stiamo rendendo l’alleanza più forte e più giusta, con l’Europa e il Canada che si assumeranno le loro responsabilità. Ma siamo qui tutti insieme e ci impegniamo nei confronti dell’articolo 5. Ora è un’alleanza più forte ma anche più letale».
Rispetto all’Ucraina, Rutte ha detto che «siamo al fianco del nostro vicino e partner Volodimir Zelensky, che è qui come osservatore. Il nostro è un messaggio a lui e al suo popolo: avete il nostro supporto con oltre 35 miliardi di euro stanziati quest’anno e ne seguiranno altri. Manterremo l’Ucraina nella lotta, continueremo a perseguire la pace e la supporteremo verso il suo destino irreversibile dello stato di Alleato della Nato».
«L’impegno dell’aumento della spesa militare si chiamerà La dichiarazione de L'Aja», ha dichiarato Donald Trump in conferenza stampa parlano del summit come «una vittoria monumentale per gli Usa» che «portavano un peso ingiusto», ma anche «una vittoria per l’Europa e la civiltà occidentale».
Attribuendosi il merito dell’aumento della spesa «penso che il merito sia mio», il presidente statunitense ha poi mostrato irritazione verso la Spagna, contraria al 5%: «È terribile quello che ha fatto la Spagna, si rifiuta di pagare la sua quota. Faremo pagare a Madrid il doppio dell’accordo sui dazi».
La Nato ha concesso infatti più flessibilità alla Spagna che ha aderito agli obiettivi di capacità ma ha detto di poterci arrivare entro il 2035 con una spesa del 2,1% e non del 5% del pil. Il commento del premier spagnolo, Pedro Sanchez: «Ringrazio il mio amico Mark Rutte e gli alleati per il rispetto verso la sovranità spagnola».
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è detta soddisfatta delle conclusioni raggiunte durante il summit della Nato. «È stato un vertice importante, soprattutto per gli impegni assunti. Che, ribadisco, sono significativi e sono sostenibili per l’Italia. Si tratta di spese necessarie a rafforzare la nostra sicurezza in un contesto che ci consente di assumere questi impegni, senza togliere un euro alle spese nazionali».
Sul merito, rispondendo in conferenza stampa, la premier ha confermato che «per il 2026 l’esecutivo italiano non ritiene di dover usare la clausola di salvaguardia. Poi, per gli anni a venire, si valuterà. Ma si tratta comunque di risorse che useremo per rafforzare le imprese italiane». (riproduzione riservata)