Attrarre multinazionali estere, che poi investono nel Paese, rappresenta una leva strategica per rafforzare la competitività italiana e di conseguenza la crescita di lungo periodo. Questo il messaggio che emerge dalla prima release del Global Attractiveness Index 2026, il rapporto di TEHA Group presentato oggi, martedì 30 giugno, al Senato della Repubblica, nella Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro, su iniziativa del senatore Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della 9ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare.
Il nodo principale del rapporto, illustrato da Diego Begnozzi, Project Leader del Global Attractiveness Index di TEHA Group, è che l'Italia continua a investire in ricerca e sviluppo una quota del pil inferiore alla media europea e ai principali Paesi concorrenti. Gli investimenti italiani in ricerca e sviluppo si attestano all'1,38% del pil, contro il 2,13% della media dei Paesi membri dell’Ue, il 2,18% della Francia, il 3,13% della Germania e il 3,44% degli Stati Uniti.
Il rapporto evidenzia inoltre una correlazione tra maggiore intensità degli investimenti in R&S e crescita del pil, indicando il sottoinvestimento italiano come uno dei fattori che incidono sulla debole crescita del sistema-Paese.
Più della metà della spesa, il 57%, è sostenuta da imprese private. Mentre il settore pubblico tocca al 15% e l’università al 26%. Non sono tutte le imprese che spendono per R&D ma si tratta di un piccolo cluster: le multinazionali. Anche se le imprese a controllo estero rappresentano appena lo 0,4% del totale delle aziende italiane (sono 18.825), ma concentrano il 38,3% della spesa nazionale in ricerca e sviluppo, pari a 6,5 miliardi.
Allo stesso tempo le multinazionali danno lavoro a 1,8 milioni di persone, il 9,8% del totale italiano, e fatturano 887 miliardi (il 21% del totale) e generano un valore aggiunto i 188 miliardi (17,5%).
Ecco che il rapporto segnala che le imprese multinazionali investono in media 5,7 volte di più in ricerca e sviluppo per addetto rispetto alle imprese domestiche (3.600 euro contro 600 euro), registrano una produttività per addetto 2,5 volte superiore (107 mila euro contro 44 mila) e riconoscono retribuzioni medie quasi doppie, pari a 42.200 euro per addetto contro 22.600 euro delle imprese italiane.
Alla luce di questi dati risulta evidente che se la presenza delle multinazionali in Italia raggiungesse il livello di quella registrata in Spagna, Germania e Francia (+3,2% di occupazione sul territorio, l’impatto sarebbe di 161 miliardi di euro sul pil, il 7,1% in più. Si determinerebbero maggiori salari (11,7 miliardi) con un impatto di 7 miliardi di maggiorni consumi attivati nel Paese, e 3,4 miliardi di investimenti in R&D in più con un impatto di 73 miliardi sul pil italiano per effetto dei benefici dell’innovazione sul sistema Paese. (riproduzione riservata)