opere di oltre mille autori italiani e stranieri, MUFOCO – Museo di Fotografia Contemporanea attivo dal 2004 a Villa Ghirlanda, Cinisello Balsamo – si è trasformato in MUNAF, Museo Nazionale di Fotografia.
Una ricchezza di immagini che si riconosce attraverso collezioni di spicco, tra le quali «Viaggio in Italia», progetto collettivo promosso e curato da Luigi Ghirri nel 1984, considerato il manifesto della Scuola italiana di Paesaggio, Archivio dello spazio e Milano senza confini, esito di importanti progetti di committenza pubblica sul territorio, Lanfranco Colombo, che raccoglie le opere di artisti internazionali esposti al Diaframma, la prima galleria interamente dedicata alla fotografia aperta a Milano nel 1967 e l’Agenzia Grazia Neri, quarant’anni di storia del fotogiornalismo internazionale. «Le immagini dominano i flussi comunicativi», ha dichiarato Alessandro Giuli, Ministro della Cultura». E da questa premessa: «il Ministero della Cultura si fa promotore della costituzione di un Museo Nazionale della Fotografia per riaffermare il ruolo centrale di questo linguaggio come forma d’arte, strumento di conoscenza e bene culturale primario. Il MUNAF avrà un compito fondamentale nella tutela degli archivi storici, dalla promozione internazionale dei talenti emergenti alla diffusione e valorizzazione della cultura fotografica sul territorio nazionale».

«Ho sempre desiderato essere una filmaker. I miei slideshow sono film composti da fotogrammi» ha detto Nan Goldin e nei padiglioni di Pirelli HangarBicocca, progettati dall’architetta Hala Wardé che tutti insieme formano un villaggio, presenta Non andrà a finire bene, un corpus di otto opere, sintesi della complessità emotiva che attraversa la sua vita, descritta dall’artista con queste parole: «Quando fotografo non scelgo le persone da ritrarre; i miei scatti scaturiscono dalla mia vita. Nascono dalle relazioni, non dall’osservazione». La retrospettiva sull’artista americana offre un’indagine leggendaria sull’esperienza umana e una toccante e diretta testimonianza di un’epoca. Da The Ballad of Sexual Dependency, 1981 a Sisters, Saints, Sibyls (2004-22) e con l’opera audio Bleeding, 2025 che aggiunge una dimensione sensoriale a tutta la mostra. Dopo le edizioni di Stoccolma, Amsterdam, Berlino e l’imponente tappa di Milano curata da Roberta Tenconi e Lucia Aspesi, il tour internazionale si concluderà a Parigi al Grand Palais Rmn.

Uno dei principali maestri dell’arte italiana di tutti i tempi, Beato Angelico, simbolo dell’arte del Quattrocento, torna a trionfare a Firenze a Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco con una mostra straordinaria che espone nelle due sedi oltre 140 opere tra dipinti, miniature, disegni e sculture. Dopo settant’anni dalla monografia del 1955, la grandiosa celebrazione del Rinascimento fiorentino si è realizzata grazie al contributo delle più importanti istituzioni museali italiane e internazionali e, come sottolinea Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi: «È il frutto di oltre quattro anni di ricerca e progettazione, sotto la guida sapiente di Carl Brandon Strehlke con Stefano Casciu e Angelo Tartuferi, questo progetto riafferma la centralità di Beato Angelico nella storia dell’arte e offre nuove scoperte sulla sua storia in dialogo con i protagonisti della cultura figurativa del suo tempo».
La visione artistica del frate pittore, (nasce con il nome di Guido di Piero nel 1395 e poi diventa Fra Giovanni da Fiesole) si svela nei suoi dipinti attraverso la sua maestria nella prospettiva, nell’uso sapientissimo della luce e nel rapporto di equilibrio tra figure e spazio, unito a un profondo senso religioso fondato su una meditazione del sacro in connessione con l’umano. «La mostra rappresenta un punto di arrivo imprescindibile per gli studi e le ricerche sul Beato Angelico anche grazie agli importanti restauri e alle indagini scientifiche su molte delle opere esposte», chiarisce Stefano Casciu, Direttore Regionale Musei nazionali del Ministero della Cultura. E se a Palazzo Strozzi sono otto le sezioni cronologiche e tematiche che raccontano la sublime produzione dell’artista, il Museo di San Marco custodisce la più vasta collazione al mondo delle sue opere e presenta nella grande salaal pianterreno i suoi esordi; poi, nella Biblioteca due sezioni sono dedicate al Angelico miniatore e ai codici umanistici e, imperdibili, gli affreschi che percorrono tutti gli spazi del convento domenicano. La vita di Beato Angelico fu strettamente legata al convento di Santa Maria Novella a Firenze e, in occasione delle due grandi esposizioni, nell’Officina Profumo-Farmaceutica dell’ex convento, David Hockney espone fino al 25 gennaio nella sacrestia affrescata da Mariotto di Nardo Annunciation II, after Fra Angelico (2017) un grande dipinto su tela esagonale.
In occasione dell’acquisizione della collezione di Enrico Redaelli- una vita da art director di importanti case editrici di libri e riviste- dedicata ai periodici italiani numero uno dal 1969 ad oggi, la milanese Biblioteca di via Senato espone dal 1° dicembre in mostra 150 periodici selezionati sui 750 della raccolta. Le 750 testate nel loro insieme costituiscono uno spaccato di estremo interesse per la storia del giornalismo e soprattutto per la storia politica, culturale e del costume. È un tuffo in mezzo secolo di carta stampata, in alcuni casi attiva tuttora ma spesso estinta dopo l’inizio delle pubblicazioni. Il risultato finale è che quei numeri uno raccontano non solo un inedito «come eravamo», ma la politica, la cultura, il costume e la cronaca dell’Italia meglio di un saggio di sociologia. Leggere gli editoriali, qualche articolo, soffermarsi sulle fotografie e le illustrazioni vuol dire immergersi in mezzo secolo con una freschezza di approccio senza eguali. Emerge con forza il ritratto di un Paese in profonda trasformazione, in particolare nel passaggio dagli anni Settanta agli Ottanta, oltre al ruolo di Milano, capitale indiscussa dell’editoria periodica ancor più di quella libraria. Nella mostra milanese, a cura del libraio antiquario Andrea Tomasetig, è esposta gran parte delle 150 testate selezionate, suddivise in 18 sezioni tematiche per rendere più leggibile e articolato il percorso espositivo. Ci sono anche alcune rarità di epoca precedente, a partire dal debutto del «Corriere della Sera» (1876). La mostra – che avrà una seconda lunga tappa a Trieste con tutti i pezzi scelti – vuole essere un omaggio all’altra faccia dell’editoria italiana in un momento difficile di passaggio epocale nelle abitudini di lettura delle nuove generazioni, contrassegnato da un forte calo di lettori e mentre molte edicole chiudono. Forse è il canto del cigno di una stagione intensa di pubblicazioni e di contestuale rinnovamento grafico, come documentano i nomi di Giuseppe Trevisani, Bob Noorda, Giulio Confalonieri, Giancarlo Iliprandi, Gianni Sassi, Massimo Dolcini, Andrea Pazienza, Franco Maria Ricci, Pierluigi Cerri, Gianluigi Colin. Ma vuole essere anche la riaffermazione testarda del valore insostituibile dei periodici nella formazione culturale e politica.
Le 18 sezioni della mostra
Qualche periodico 1952-1962; Sessantotto, Settantasette e oltre; La grande fioritura: I quotidiani (1976-2020); La grande fioritura: le riviste (1977-2005); Satira e Fumetti; Economia e Finanza; Formen; Sport; Universo donna; Gossip; Natura; Viaggi; Gastronomia; Lusso; Vecchi e nuovi media;
Sapere e Scienze; Arti; Libri, Lettura, Bibliofilia.