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La mostra «Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro»

In viaggio con le FS

Al Vittoriano e Giardino grande di Palazzo Venezia

di Sergio Governale
28/11/2025 11:17

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In viaggio con le FS

Un viaggio che attraversa oltre un secolo di binari introduce la mostra «Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro», promossa da Vive-Vittoriano e Palazzo Venezia assieme al Gruppo Fs Italiane. L’esposizione, aperta al pubblico il 7 novembre scorso, occupa la Sala Zanardelli del Vittoriano e il Giardino grande di Palazzo Venezia. La presentazione ufficiale si è svolta alla presenza della curatrice Edith Gabrielli, direttrice generale del Vive, e del presidente del Gruppo Fs, Tommaso Tanzilli.

Il percorso ricostruisce il nesso tra la storia dell’unità nazionale e quella delle ferrovie, un rapporto riconosciuto da subito come elemento decisivo. Negli anni Quaranta dell’Ottocento Camillo Benso, conte di Cavour, tracciava una linea di continuità tra indipendenza e sviluppo infrastrutturale quando affermava: «Ma più di ogni altra riforma amministrativa, la realizzazione delle ferrovie contribuirà a consolidare la conquista dell’indipendenza nazionale». Le sue parole anticipavano un processo in cui i binari avrebbero contribuito a dare concretezza alla geografia politica italiana, collegando territori separati, favorendo scambi e incidendo sulla mobilità sociale. La ferrovia ha ridefinito ritmi collettivi, percezioni della distanza, modalità di lavoro e forme di incontro, fino a diventare presenza stabile nella vita quotidiana e, insieme, soggetto privilegiato nelle opere di letterati e artisti, che ne hanno colto tanto la portata innovativa quanto le contraddizioni.

La scelta del Vittoriano come sede dell’esposizione conferisce a questo racconto una collocazione simbolica. Il monumento, concepito nel 1878 all’indomani della morte di Vittorio Emanuele II e oggi gestito dal Vive, è presentato come luogo in cui riflettere sulla costruzione dell’Italia moderna all’interno di un contesto democratico ed europeo. L’iniziativa si inserisce nelle celebrazioni per i 120 anni dalla fondazione delle Ferrovie dello Stato, avvenuta nel 1905, richiamando l’attenzione sul ruolo delle Fs nelle principali fasi della storia nazionale: dalla ricostruzione del secondo dopoguerra al boom economico, fino alla stagione dell’Alta Velocità e alla transizione digitale.

Il gruppo è oggi una realtà che supera i 96mila dipendenti e opera nel trasporto ferroviario e stradale, nella logistica, nelle infrastrutture, nella rigenerazione urbana e nei servizi tecnologici. Il piano di investimenti per i prossimi cinque anni, superiore a 100 miliardi di euro, punta al rafforzamento della resilienza delle infrastrutture, al miglioramento della qualità del servizio, al completamento di opere strategiche e alla promozione di una mobilità più sostenibile e intermodale. Il quadro delineato nella mostra restituisce un settore in trasformazione, impegnato a interpretare il tempo presente e a rispondere alle esigenze del Paese.

«La storia delle Ferrovie dello Stato Italiane è la storia di un Paese che non ha mai smesso di mettersi in movimento. In 120 anni abbiamo accompagnato la crescita dell’Italia, unendo territori, persone e comunità e contribuendo a costruire un modello di mobilità sempre più moderno e sostenibile. Con il nuovo Piano Strategico 2025-2029 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione profonda: 100 miliardi di euro di investimenti per disegnare le infrastrutture del futuro, rendere la rete più resiliente e digitale, rafforzare l’intermodalità e accelerare la transizione energetica. Siamo un gruppo industriale che evolve insieme al Paese, portando l’eccellenza e il know-how italiani nel mondo per costruire una mobilità sempre più integrata, accessibile e sostenibile. La mostra al Vittoriano racconta questa evoluzione, ma soprattutto testimonia l’impegno di un Gruppo che guarda al futuro, continuando a essere motore di progresso, innovazione e coesione per l’intero Paese», ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Fs, Stefano Antonio Donnarumma.

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni cronologiche, affiancate da un’area immersiva e da una sezione didattico-dimostrativa. La prima parte, dal 1861 al 1904, ricostruisce la difficile trasformazione delle reti regionali in un sistema nazionale. La seconda, dal 1905 al 1944, ripercorre la gestione statale della ferrovia, le innovazioni tecniche, l’uso politico e militare della rete e il periodo segnato dal regime fascista e dalla Seconda guerra mondiale. Dal 1945 al 1984 emergono la ricostruzione, il boom economico e il ruolo dei treni nelle migrazioni interne e nel pendolarismo quotidiano. L’ultima sezione, dal 1985 a oggi, racconta l’avvento dell’Alta Velocità, la digitalizzazione e le sfide della sostenibilità, aprendo una prospettiva sulle trasformazioni in corso. L’area immersiva utilizza tecnologie digitali che permettono una fruizione multisensoriale, mentre nel Giardino grande due riproduzioni del Settebello e dell’Arlecchino consentono di osservare due esempi di design ferroviario del dopoguerra.

La mostra adotta un approccio interdisciplinare che prende forma in quattro assi di lettura. Il primo approfondisce l’evoluzione della rete e dei mezzi, dagli esordi fino ai cantieri del Pnrr. Il secondo analizza il ruolo delle ferrovie nell’identità, nella politica e nell’economia, soffermandosi sulle motivazioni e sulle ricadute delle scelte pubbliche, mostrando l’infrastruttura come strumento di unificazione e modernizzazione e come indicatore delle contraddizioni tra città e campagna, tra Nord e Sud. Il terzo osserva l’impatto sociale della ferrovia sulla vita quotidiana, sul lavoro e sul costume, dalla nascita della figura del ferroviere fino alle trasformazioni delle percezioni collettive legate all’introduzione dell’Alta Velocità. L’ultimo asse riguarda la presenza della ferrovia nelle arti, dove il treno diventa immagine delle ambivalenze della modernità e luogo di sperimentazione narrativa e visiva.

L’esposizione è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale, con testi di Edith Gabrielli e del Comitato scientifico composto da Francesco Benigno, Lorenzo Canova, Andrea Giuntini e Stefano Maggi, insieme con un apparato illustrativo che documenta le opere presenti. Per tutta la durata della mostra il team didattico del Vive propone attività rivolte a bambini, famiglie, scuole e utenti con esigenze specifiche, ampliando le possibilità di partecipazione e affiancando al percorso espositivo un programma educativo dedicato. 

La Fondazione Nicola Trussardi porta l’arte contemporanea in un laboratorio A Palazzo Morando la mostra Fata Morgana sulle zone d’ombra della percezione

In viaggio con le FS

«Con Fata Morgana la Fondazione Nicola Trussardi prosegue la sua missione di portare l’arte contemporanea in luoghi sempre diversi, trasformando Milano in un laboratorio diffuso di esperienze e immaginazione. A Palazzo Morando questo nuovo progetto della Fondazione è diventato un vero e proprio viaggio tra le zone d’ombra della conoscenza e della percezione, dove l’arte si fa strumento di esplorazione e di stupore» dichiara Beatrice Trussardi, Presidente della   Fondazione Nicola Trussardi che ha prodotto una rassegna con più di duecento opere tra dipinti, fotografie, film, documenti, disegni, sculture e oggetti rituali e compone una costellazione di settantotto figure – medium, mistiche, visionarie, artiste e artisti contemporanei – che hanno tentato di aprire varchi tra il mondo terreno e dimensioni invisibili. Un atlante dell’invisibile che forma un mosaico di mondi interiori, utopie, derive mentali e alternative radicali alla razionalità dominante, affidato a un team curatoriale di grande esperienza internazionale – che per la prima volta in Italia riunisce due ex Direttori della Biennale di Venezia –Massimiliano Gioni e Daniel Birnbaum con Marta Papini, curatrice indipendente. 

Palazzo Morando si pone come un portale verso dimensioni altre, sospese tra passato e presente, tra immaginazione e realtà. La mostra trae ispirazione dal poema Fata Morgana, che André Breton compose nel 1940, durante il suo esilio a Marsiglia. In quelle pagine visionarie, tra apparizioni improvvise e oracoli enigmatici, Breton evocava un altrove in cui visibile e invisibile si confondono, dove sogno e realtà si intrecciano fino a dissolvere i loro confini. È a partire da questo immaginario, sospeso tra incanto e rivelazione, che prende forma Fata Morgana: memorie dall’invisibile, concepita come un museo temporaneo nel museo, in relazione con gli ambienti suggestivi di Palazzo Morando. L’esposizione indaga le contaminazioni tra arti visive e misticismo, fenomeni paranormali, spiritismo, esoterismo, teosofia e pratiche simboliche e si snoda attraverso otto sezioni, concepite come altrettanti capitoli del grande atlante che intrecciano genealogie storiche e interpretazioni contemporanee. Dalla prima sezione  Spiriti guida, che a metà Ottocento alimentarono le prime ricerche di artiste come Georgiana Houghton e Annie Besant,  si continua con le tematiche nelle varie sale e poi al piano nobile dove il viaggio prosegue con Immagini primordiali  tra opere che indagano le profondità dell’anima e le sue connessioni con l’universo per concludersi con Simulacra, dove la storia di Palazzo Morando incontra la contemporaneità in un dialogo sospeso tra visione e memoria degli  ambienti barocchi del palazzo. Al centro del percorso è presentato un corpus raro e prezioso – esposto per la prima volta in Italia - di sedici tele di Hilma af Klint (1862–1944), pittrice svedese che, guidata da esperienze medianiche e sedute spiritiche, intraprese a partire dal 1906 un cammino radicalmente innovativo, dando forma a un linguaggio artistico astratto e simbolico del tutto originale, sviluppato ben prima degli esperimenti di Wassily Kandinsky e Piet Mondrian, tradizionalmente riconosciuti come pionieri dell’astrazione.



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