Nel panorama culturale italiano, spesso frammentato e dipendente dalle oscillazioni delle risorse pubbliche, le fondazioni bancarie e alcune aziende più sensibili al tema stanno assumendo un ruolo sempre più decisivo nel sostenere la sperimentazione artistica e l’innovazione culturale. Una delle conferme più significative di tale tendenza arriva ancora una volta da Torino, dove le OGR (ex Officine Grandi Riparazioni), il grande hub della Fondazione CRT, hanno inaugurato a fine ottobre due nuove mostre internazionali sospese tra arte, scienza e tecnologia. Gli eventi in programma non sono una semplice nota da aggiungere nell’agenda culturale, ma uno degli appuntamenti imperdibili per chi cerca gli stimoli tipici delle grandi collaborazioni internazionali e ama la contaminazione disciplinare.
I progetti, inaugurati in concomitanza con la settimana dell’arte torinese, sono Laure Prouvost – We Felt A Star Dying, prodotta da LAS Art Foundation e co-commissionata dalle OGR (fino al 10 maggio 2026), Electric Dreams. Art & Technology Before The Internet, realizzata con Tate Modern (anch’essa fruibile fino al 10 maggio 2026). Ad accomunare eventi tanto diversi tra loro ci sono delle solide idee di fondo: l’arte come strumento di conoscenza e trasformazione culturale e la tecnologia come linguaggio critico utile a comprendere il presente, in una combinazione di approcci che unisce creatività e pensiero scientifico, in linea con la missione che OGR e Fondazione CRT si sono date.
«Alle OGR ogni progetto nasce con l’obiettivo di creare esperienze di scoperta e partecipazione, aperte e accessibili a tutti - spiega Davide Canavesio, Presidente delle OGR Torino -. Con le nuove mostre rafforziamo il ruolo di laboratorio multidisciplinare, dove arte e tecnologia si incontrano per esplorare le trasformazioni del presente. Attivando il dialogo tra creatività e innovazione, artisti e scienziati, apriamo a nuove indagini e alimentiamo immaginazione collettiva e comunità capaci di interrogarsi sul futuro».

Ma c’è un altro elemento rilevante che connette questi eventi e l’intera programmazione dell’istituzione torinese: l’impegno ad agire come ponte fra comunità, tecnologia e imprese. «Nella visione della Fondazione CRT le OGR nascono come hub in cui cultura e innovazione si incontrano per reinterpretare il patrimonio del passato e proiettarlo nel futuro, posizionando Torino sulla mappa globale come punto di riferimento all’intersezione tra arte e tecnologia», conferma Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT, la terza in Italia per patrimonio che negli ultimi trent’anni ha destinato oltre 2 miliardi di euro al Nord-Ovest per progetti che spaziano dall’arte alla ricerca scientifica, dal welfare all’innovazione. Tra questi l’operazione più ambiziosa è stata proprio la rigenerazione delle ex Officine Grandi Riparazioni con 35mila metri quadri di archeologia industriale convertiti in un centro culturale e tecnologico unico in Europa.
A conferma che con la cultura si può fare economia sia nel senso di creazione di opportunità immediate che di modellazione di un ambiente evoluto e sensibile, aperto all’innovazione, elemento essenziale di ogni impresa. E in questo, fondazioni e grandi aziende spesso fanno meglio e di più degli attori pubblici.
Tra le numerose iniziative artistiche e di promozione culturale svolte da OGR (Officine Grandi Riparazioni), alla musica è riservato un ruolo rilevante. Lo dimostra la varietà e densità degli eventi in cartellone dell’istituzione torinese che nell’organizzazione dei concerti conserva l’approccio internazionale, la sensibilità verso le proposte più innovative e l’attenzione al terriorio che ne caratterizzano ogni attività. A dicembre (il 4) è di scena nella sala Fucine delle Officine il concerto dei The Zen Circus, una delle band di riferimento del panorama rock-indie italiano, mentre il 7 è la volta di uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: la OGR Charity Night Amici di Piero. Si tratta di una maratona benefica, giunta alla 26esima edizione, che unisce musica e solidarietà, in memoria del cantante e fonico Piero Maccarino e della fotografa Caterina Farassino. Guardando al prossimo anno, il 4 marzo alle Officine si esibirà Mika e tre giorni dopo, il 7, Yann Tiersen.
Alle OGR fino al 10 maggio 2026 è possibile vedere We Felt A Star Dying, la nuova installazione immersiva di Laure Prouvost, artista franco-britannica fra le più originali della scena internazionale. Il progetto, co-commissionato con LAS Art Foundation e già presentato a Berlino, nasce da una domanda radicale: come cambia la nostra percezione della realtà se proviamo a guardarla attraverso la logica quantistica?
Per due anni Prouvost ha lavorato a stretto contatto con il filosofo Tobias Rees e con lo scienziato Hartmut Neven, pioniere del quantum computing e fondatore di Google Quantum AI. L’artista ha avuto accesso diretto a un computer quantistico, sperimentando anche un modello di intelligenza artificiale basato su dati manipolati da fenomeni quantistici. Da questa collaborazione è nato un ambiente multisensoriale fatto di immagini instabili, suoni generati dal computer, profumi metallici e sculture che reagiscono alle variazioni del calore e ai «rumori» cosmici.
Al centro del Binario 1 si muove The Beginning, una scultura cinetica dai bracci flessibili che vibra con una sensibilità propria, quasi organica. Attorno, le sospensioni luminose Cute Bits giocano sul concetto di qubit: oscillano all’unisono come particelle in entanglement, evocando allo stesso tempo polvere stellare e frammenti di macchine. Il percorso culmina nel video We Felt a Star Dying, un flusso di immagini sperimentali e sequenze elaborate dal computer quantistico che si dissolvono e ricompongono sotto l’effetto del «rumore», accompagnate da una colonna sonora di KUKII che mescola canti devozionali e cori originali.
Il progetto mette in tensione la monumentalità industriale delle OGR con la fragilità delle tecnologie quantistiche. In questo spazio, l’instabilità non è un errore: è materia creativa. Prouvost trasforma la fisica quantistica in un’esperienza poetica, tattile e sorprendentemente emotiva, dove il confine tra umano, macchinico e cosmico si fa poroso. Un’immersione totale nell’immaginario di un universo che pulsa, collassa e rinasce in continuazione.
Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet è la grande collettiva organizzata da OGR con la Tate Modern e curata da Val Ravaglia e Samuele Piazza. La mostra, aperta fino al 10 maggio 2026, porta a Torino una nuova versione del progetto presentato inizialmente a Londra, e ricostruisce un panorama sorprendente: quello delle prime sperimentazioni artistiche con l’elettronica, dagli anni ’50 fino alla soglia dell’era Internet.
Il percorso riunisce artiste e artisti che hanno lavorato in anticipo sui tempi, ispirandosi a scienza, matematica, telecomunicazioni e nuove tecnologie, spesso utilizzate come materiali creativi. Alcuni modellano luce e suono attraverso circuiti elettronici; altri trattano algoritmi, calcoli e principi matematici come veri e propri co-autori. L’emergere della cibernetica introduce nuove domande sul rapporto tra opera e pubblico, invitando a considerare l’arte come un sistema di comunicazione in cui gli spettatori partecipano attivamente.
Negli stessi decenni il mondo cambia velocemente: i computer passano da macchine ingombranti a strumenti da scrivania, le telecomunicazioni aprono reti internazionali e le artiste trovano nei laboratori hi-tech o nell’elettronica di consumo nuovi spazi di sperimentazione. Per molti, lavorare con la tecnologia significa anche sottrarla alle logiche militari e aziendali che ne hanno guidato lo sviluppo, condividendo risorse e competenze all’interno di comunità transnazionali.
La mostra segue un andamento cronologico, articolato in quattro sezioni tematiche che evidenziano convergenze e ossessioni comuni: dai dipinti ispirati alla percezione visiva ai primi tentativi di realtà virtuale. Il risultato è una mappa delle origini dell’arte elettronica, un archivio vivente di intuizioni che ancora oggi anticipano questioni centrali nel nostro rapporto con la tecnologia.
Electric Dreams è accompagnata da un catalogo con una conversazione tra Liliane Lijn, Val Ravaglia, Samuele Piazza e Francesco Manacorda.