A Delfin e Caltagirone servirà un altro via libera dalla Bce per salire in Mps. L’autorizzazione arrivata da Francoforte per l’offerta pubblica di scambio (ops) è riferita soltanto alla banca senese, non agli azionisti.
Delfin è azionista con quote di rilievo sia in Mps (9,8%) che in Mediobanca (19,8%). Il gruppo Caltagirone ha poco meno del 10% nelle due banche. Questo implica che, se aderiranno all’ops (come appare scontato), Delfin e con ogni probabilità Caltagirone supereranno la soglia del 10% oltre la quale è necessaria un’autorizzazione Bce.
Ci sono diverse ipotesi riguardo alle partecipazioni nella nuova Mps post ops. Secondo stime, Delfin dovrebbe avere una quota attorno al 16% in caso di adesioni all’ops del 100% degli azionisti Mediobanca. Ma la percentuale salirebbe attorno al 23% con adesioni al 50% e sarebbe vicino al 26% con adesioni al 40%. Caltagirone sarebbe attorno al 14% con adesioni al 50%.
Delfin è già stata autorizzata nel 2020 a detenere fino al 20% in Mediobanca ma solo come investitore finanziario.
La Bce ha autorizzato Mps ad avere una partecipazione di controllo in Mediobanca. Entro sei mesi dall’acquisizione, Mps è tenuta a presentare un piano aggiornato su capitale e funding e a fornire chiarimenti aggiuntivi su sistemi informativi e corporate governance.
Queste informazioni rientreranno nel normale processo di valutazione (noto come Srep) sui requisiti Bce per le banche dell’Eurozona. Eventuali difformità rispetto alle attese della Vigilanza seguiranno le procedure abituali degli Srep.
In assenza del controllo di fatto, Mps dovrà chiarire «l’approccio strategico» alla partecipazione di Mediobanca (che in questo caso sarebbe di fatto solo finanziaria).
La Bce valuta le operazioni soltanto sulla base della solidità delle banche anche se, come riportato su MF-Milano Finanza del 20 giugno, ha perplessità sugli ostacoli governativi alle operazioni transfrontaliere e sull’uso di strumenti come il golden power. (riproduzione riservata)