Il ceo di Mps Luigi Lovaglio ha già in tasca il sì degli azionisti per l’ops su Mediobanca. Alla vigilia dell’assemblea che giovedì 17 aprile dovrà votare sull’aumento di capitale propedeutico all’operazione, quasi il 55% del capitale era schierato a favore della delibera. Considerando un'affluenza stimata tra il 70 e il 75% (sarà del resto la prima assise in presenza dalla pandemia), la maggioranza dei due terzi necessaria per la parte straordinaria può quindi considerarsi raggiunta.
Le ultime adesioni di Banco Bpm (5%) e di Anima (4%) sono andate a sommarsi a quelle del Tesoro (11,7%), di Delfin (9,8%), di Francesco Gaetano Caltagirone (9,9%), delle fondazioni bancarie (1%) e delle due grandi casse di previdenza Enpam ed Enasarco (5% complessivo). Agli azionisti italiani si aggiungono poi alcuni fondi internazionali che sosterranno la strategia di m&a del Monte, in linea con l’indicazione del proxy Glass Lewis: Algebris (1,5%), Pimco (1,5%), Norges Bank (2,5%) e probabilmente Amundi (1%). Queste adesioni vengono attribuite sia alla stima che il mercato ha per Lovaglio sia all’apprezzamento per una strategia di m&a che metterebbe il Monte al sicuro in una fase di incertezza economica.
I numeri dovrebbero insomma essere sufficienti per mandare in buca l’aumento, anche se l’assemblea che si svolgerà nel centro direzionale senese di via Mazzini sotto la presidenza di Nicola Maione non si preannuncia breve. I soci potrebbero chiedere conto al management del piano di integrazione con Mediobanca, delle sinergie e dei possibili elementi di incertezza.
Sarà inoltre interessante conoscere il responso complessivo del mercato dove le voci dissidenti non sono mancate. Non solo il proxy Iss ha avanzato dubbi sull’operazione Mediobanca raccomandando ai soci voto contrario, ma diversi investitori hanno annunciato la propria bocciatura. Tra questi ci sono State Board of Administration Florida, Calvert, New York City Comptroller e Cpp Investments. Voti che non condizioneranno l’esito dell’assemblea di oggi ma che sono indice dei diversi umori diffusi oggi sul mercato. Il grado di consenso registrato dall'ops andrà poi confrontato con le prassi internazionali: per le ultime 15 proposte di acquisizione sullo Stoxx Europe 600, il supporto dei soci è stato in media del 98%, come accaduto anche per la recente assemblea di Unicredit sull’ops Banco Bpm.
Archiviata l’assise, la strada dell’ops resterà impegnativa. Mps dovrà ottenere l’ok delle authority chiamate a esprimersi sul deal, a partire dalla Bce che sta esaminando con attenzione il dossier. L’aspetto più delicato da chiarire in sede autorizzativa sarà quello relativo alla condizione soglia. Siena, su richiesta della Consob, ha confermato l'obiettivo di detenere una partecipazione pari ad almeno il 66,67% di Mediobanca e ha escluso di aver preso una decisione «in relazione alla determinazione di una eventuale sotto-soglia irrinunciabile».
Nei mesi scorsi però si sono ipotizzate quote inferiori al 66,67% e anche al di sotto del 50% che, pur consentendo il controllo di fatto dell'assemblea ordinaria, potrebbero mettere a repentaglio le sinergie attese e l’accelerazione nell'utilizzo delle dta. Cosa ne pensa la Bce? Lo si saprà soltanto tra qualche settimana. (riproduzione riservata)