La borsa ha apprezzato il rimpasto-lampo avvenuto venerdì 27 dicembre al vertice di Montepaschi. Dopo il passo indietro dei cinque rappresentanti del Tesoro, nel cda della banca senese sono stati cooptati Alessandro Caltagirone, Elena De Simone (entrambi in quota Francesco Gaetano Caltagirone, primo socio privato al 5,026%), Marcella Panucci, Francesca Renzulli (entrambi in quota Anima, che ha il 4% di Siena) e Barbara Tadolini (espressione di Delfin, oggi al 3,5%).
La notizia è stata apprezzata dal mercato come dimostra l’andamento del titolo Mps che lunedì 30 dicembre ha guadagnato oltre il 2% a 6,81 euro, trascinando al rialzo il settore e l’intero listino milanese. Gli analisti hanno visto nel rimpasto deciso dal Mef un ulteriore acceleratore del processo di consolidamento in atto da qualche mese nel comparto bancario. Soprattutto perché, con la fine del regime di ricapitalizzazione precauzionale e quindi dei vincoli sugli aiuti di stato, il Monte avrà le mani libere non solo sulle politiche di dividendo e sulle retribuzioni ma anche sulle operazioni straordinarie.
Secondo quanto si apprende, punto fermo per il ceo Luigi Lovaglio, per il presidente Nicola Maione, per il Mef e soprattutto per i nuovi soci forti entrati con il completamento della privatizzazione sarà l’autonomia della banca. A breve insomma non si prevedono operazioni con altri istituti. L’ipotesi di una fusione difensiva con Banco Bpm in funzione anti-Unicredit sarebbe stata accolta con una certa cautela a Siena. Agli attuali stakeholder infatti non piacerebbe l’idea di diluirsi in un gruppo più grande dove la maggioranza relativa sarebbe in mano ai francesi del Crédit Agricole.
Anche l’opzione Bper-Unipol, pur vagliata da Roma nei mesi scorsi, farebbe fatica a decollare. Forte della ritrovata redditività e di un cospicuo cuscinetto di capitale, il Montepaschi privato a trazione Caltagirone e Delfin sembra insomma intenzionato a ballare da solo per costruire il terzo polo del credito italiano. Nel radar potrebbe finire anche qualche operazione straordinaria mirata. Agli analisti non è sfuggito il rafforzamento del legame tra la banca e Anima. La sgr milanese, alleato storico del Monte nel risparmio gestito, è entrata nell’azionariato dell’istituto con l’aumento di capitale del 2022 e ha rafforzato la quota con l’ultimo collocamento. Non solo.
Con il rimpasto della scorsa settimana Anima (che ha in Caltagirone un socio forte al 5,29%) ha ottenuto anche due rappresentanti nel board della banca. Mosse segnaletiche di un rapido e progressivo avvicinamento della sgr a Siena. Le tappe successive dipenderanno dall’esito dell’opa lanciata dal Banco su Anima. Con l’attuale livello del premio (appena l’8,5%) è plausibile che molti azionisti non consegnino i titoli e che l’offerente non raggiunga la soglia minima del 66,67%. Uno scenario alternativo è che, dopo la probabile integrazione tra Unicredit e Banco, il ceo Andrea Orcel decida di rinunciare ad Anima e di concentrarsi sull’alleaza nel gestito con Amundi.
In entrambi i casi la società presieduta da Patrizia Grieco esterebbe autonoma e potrebbe essere traghettata da Caltagirone e da altri soci nella sfera di influenza di Mps. A quel punto il terzo polo potrebbe contare su una fabbrica prodotto con oltre 200 miliardi di masse e profitti da oltre 170 milioni da affiancare a una rete di filiali e alla banca digitale Widiba. (riproduzione riservata)