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Luigi Lovaglio, ad di Mps
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Montepaschi vara il rilancio nell’ops su Mediobanca

di Oscar Bodini
01 settembre 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 02 settembre 2025, 08:41

L’ad Lovaglio pronto a varare un ritocco cash per convincere gli indecisi a sposare il progetto

A una settimana esatta dalla scadenza dei termini dell’ops lanciata su Mediobanca, fissata per l’8 settembre, Monte Paschi ha riunito ieri il consiglio d’amministrazione per valutare la possibilità di arricchire l’offerta di scambio con un’integrazione in contanti. Il ceo dell’istituto senese Luigi Lovaglio ha indicato nel 35% del capitale la soglia minima per il successo dell’operazione, obiettivo che sembra alla portata, considerato che - secondo quanto annunciato al mercato nella serata di ieri - all’ops è stato già apportato il 28,1%.

Mps punta al 66,7% di Mediobanca

Tuttavia i vertici di Rocca Salimbeni non hanno mai fatto mistero di aspirare a un risultato più rotondo puntando al 66,7%, risultato che garantirebbe al Monte di raggiungere il quorum di controllo dell’assemblea straordinaria di Mediobanca. In alternativa, Siena mirerebbe comunque al 50% più un’azione, soglia che consentirebbe di cogliere appieno i benefici fiscali collegati alle Dta e sfruttare così tutte le sinergie stimate a prospetto.

Anche perché, nel caso in cui l’adesione dovesse fermarsi sotto il 50%, Mps dovrà fornire alla Bce entro tre mesi un rapporto che confermi l’esistenza del controllo di fatto o in alternativa - in assenza di quest’ultimo - un progetto industriale dettagliato che indichi l’approccio strategico alla partecipazione acquisita in Mediobanca, i criteri per il mantenimento o la cessione di tale partecipazione, assieme agli obiettivi, alle scadenze e alle principali tappe operative. Più laschi i tempi e i diktat in caso di conquista di almeno metà del capitale: in questo caso Monte dei Paschi dovrà presentare entro sei mesi a Francoforte un piano che includa l’impatto sul capitale e la struttura della governance rivenienti dal takeover.

Probabile un rilancio in contanti

Promossa da Mps all’alba del 24 gennaio scorso, l’ops su Piazzetta Cuccia prevede un’offerta carta contro carta pari a 2,533 azioni del Monte per ogni azione Mediobanca. Alla chiusura di venerdì scorso degli scambi a Piazza Affari l’ops viaggiava a sconto di oltre 700 milioni di euro ed è pertanto plausibile che durante la riunione di ieri, ancora in corso mentre questo giornale andava in stampa, il board di Rocca Salimbeni abbia deliberato un rilancio in contanti per spezzare l’impasse.

Buona parte del mercato, a iniziare dalle casse previdenziali socie di Mediobanca, ha preso tempo e attende appunto un rilancio per decidere se conferire o meno le azioni: per quale motivo - questo il ragionamento sottostante diffuso - cedere un bene, ossia i titoli Mediobanca, consegnandolo a un’offerta che fino a oggi ha riconosciuto un prezzo inferiore a quello di mercato e che anzi ha visto ampliarsi la forchetta nell’ultima settimana?

Il gruppo Caltagirone non ha ancora aderito all’ops

Tra quanti non si sono posti questo problema e hanno già consegnato parte delle partecipazioni all’offerta del Monte, confidando in un effetto traino che per adesso è stato limitato, spicca Delfin, holding d’investimento che raduna gli eredi di Leonardo Del Vecchio. Non ha ancora aderito invece il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che tuttavia proprio ieri tramite una nota ha definito conveniente e corretta l’offerta di Mps.

Tornando all’ops, appare scontato che - una volta deciso il ritocco - il ceo Lovaglio proporrà anche un’estensione del periodo d’offerta, spingendolo intorno a metà settembre: garantirebbe più tempo agli indecisi per sposare il progetto di Siena e prolungherebbe il giogo della passivity rule a cui Mediobanca è sottoposta, riducendo il tempo utile per un tentativo di difesa in extremis. (riproduzione riservata)



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