A sei mesi di distanza dal giorno in cui è diventata esecutiva l'omologa del concordato preventivo, Moby e la controllata Compagnia Italiana di Navigazione si rivolgono ai propri creditori e obbligazionisti proponendo una sorta di saldo e stralcio per evitare una possibile procedura d'insolvenza. Lo ha annunciato la stessa compagnia di traghetti spiegando che l'architettura concordataria prospettata nei mesi scorsi «non sarebbe più sostenibile» perché condizioni di mercato peggiori del previsto impattano negativamente sui risultati dell'azienda.
Fra oggi e martedì prossimo è convocata l'assemblea degli obbligazionisti ai quali è stata sottoposta una proposta di modifica sostanziale degli accordi grazie «all'impegno di un soggetto terzo per un finanziamento di 315,8 milioni di euro». Di quale soggetto terzo si tratti non è stato meglio specificato.
La compagnia di traghetti, controllata dalla famiglia Onorato al 51% e partecipata al 49% dal Gruppo Msc, nell'Accordo Modificativo prevede il pagamento agli obbligazionisti di quanto segue. Base Recovery: per tutti gli obbligazionisti, in linea con la percentuale concordataria, una cifra pari al 63,6% della propria esposizione concordataria (pari al 67,98% del valore nominale del prestito obbligazionario detenuto). Option B Compensation: per i soli obbligazionisti che, ai sensi dell'Accordo Paraconcordatario, abbiano fornito l'impegno all'erogazione della nuova finanza (cosiddetta Opzione B), un ulteriore importo pari all'1,9% dell'esposizione concordataria (2% del valore nominale del Prestito Obbligazionario detenuto) a titolo di indennizzo per la mancata esecuzione dell'Accordo Paraconcordatario.
La documentazione fornisce anche alcuni dati significativi sull'andamento del business delle società Moby e Cin negli anni 2022 e 2023 con l'ebitda che, rispetto alle stime di 94,4 milioni di euro, si è invece fermato a 3 milioni nel 2022. Determinanti, oltre ai ricavi inferiori alle previsioni, i costi molto superiori sostenuti per bunker, personale e manutenzione (per la mancata cessione di alcune navi). Significativo anche il gap a settembre 2023 fra previsioni del concordatario e i risultati effettivi: l'Ebitda previsto di 108,7 milioni ha raggiunto invece solo quota 47,8 milioni, con costi di bunker e personale superiori alle attese per 34 e 17 milioni di euro rispettivamente. (riproduzione riservata)