Dietro le gravi violazioni informatiche che nei giorni scorsi hanno colpito enti pubblici e organizzazioni private americane, sfruttando una falla nel sistema Sharepoint di Microsoft, ci sarebbero almeno tre gruppi di hacker vicini al governo cinese. Questa, almeno, è la tesi del gruppo di Redmond.
La versione self-hosted del software (quella installata direttamente dai clienti e non la versione cloud) ha subito violazioni ripetute che hanno approfittato di una vulnerabilità che Microsoft aveva iniziato a correggere solo parzialmente a inizio luglio. Così gli hacker hanno rubato chiavi crittografiche dai server colpiti, aprendo la strada all’installazione di malware, backdoor e altri strumenti di controllo remoto.
Secondo alcune stime, i server esposti sono decine di migliaia. In seguito all’attacco, Microsoft ha diffuso un primo aggiornamento di sicurezza raccomandandone l’installazione immediata.
In un post sul suo blog, il gruppo di Redmond identifica gli hacker di Linen Typhoon e Violet Typhoon, attivi dalla metà del 2010 e in passato noti per attività com furto di proprietà intellettuale e spionaggio. A questi si aggiungerebbe «un terzo attore con base in Cina».
La stessa ipotesi è sostenuta da alcuni ricercatori, intervistati dal Washington Post. «Riteniamo che almeno uno degli attori responsabili di queste prime attività di sfruttamento sia un gruppo connesso alla Cina», dichiara Charles Carmakal, chief technology officer di Mandiant Consulting (Google). Un altro ricercatore, rimasto anonimo, riferisce di aver rilevato connessioni sospette da server SharePoint compromessi negli Stati Uniti verso indirizzi IP situati in Cina.
Per ora la Casa Bianca, l’Fbi e il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale Usa non hanno rilasciato commenti ufficiali. Né lo ha fatto l’ambasciata cinese a Washington. (riproduzione riservata)