America First, gli Stati Uniti capitale mondiale delle criptovalute. Questi obiettivi dell’America di Donald Trump si possono conciliare con l’eliminazione del diciottesimo detentore al mondo di titoli di Stato Usa? Nelle sue riserve Tether ne ha per ben 113 miliardi di dollari. La società guidata da Paolo Ardoino e il cui maggiore azionista è Giancarlo Devasini (entrambi cittadini italiani) emette Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo, usata da circa 400 milioni di persone. Usdt ha un rapporto di parità col dollaro e contribuisce non poco a diffondere il biglietto verde in contesti difficili se non ostili.
Come se non bastasse, Tether sembrerebbe in ottimi rapporti con l’Amministrazione Trump perché lo scorso novembre Cantor Fitzgerald, di proprietà della famiglia del segretario al Commercio Usa Howard Lutnick, ha acquistato il 5% della società al costo di 600 milioni di dollari. Tether ha a sua volta investito 775 milioni di dollari in Rumble, il rivale di YouTube, noto per avere dato rifugio social a Trump dopo che era stato messo al bando da tutte le altre piattaforme più importanti, da Twitter a Facebook.
Tutto bene, quindi? Non proprio, perché le stablecoin sono strategiche nel mondo cripto ma la seconda più usata, Usdc emessa da Circle, società a stelle e strisce, arranca alle spalle di Tether. E quindi niente America First. A meno che non arrivi un aiutino dalla politica: in questi giorni si sta discutendo a Washington della regolamentazione delle stablecoin e circolano bozze che sembrano fatte apposta per tenere Tether alla larga dagli Stati Uniti. In fondo non c’è da stupirsi: non sarebbe la prima volta che gli americani danno il benservito a un loro prezioso alleato. (riproduzione riservata)