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Metalli preziosi, valutare  l’impensabile dopo il crollo: oro a 20.000 dollari? Come interpretare i movimenti estremi delle opzioni
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Metalli preziosi, valutare l’impensabile dopo il crollo: oro a 20.000 dollari? Come interpretare i movimenti estremi delle opzioni

16 febbraio 2026, 13:40 Ultimo aggiornamento: 13:45

Le posizioni rialziste in opzioni sul metallo giallo, nota Mike Haigh, Head of Fic & Commodity Research di Societe Generale, sono rimbalzate dopo aver raggiunto il minimo decennale. Cautela sull’argento

Oro sotto la soglia di 5.000 dollari l’oncia: prevalgono le prese di profitto dopo il rialzo nella sessione precedente. Il prezzo spot del metallo prezioso è scivolato nell’intraday il 16 febbraio fino a 4.966,41 dollari l’oncia dopo aver guadagnato il 2,4% venerdì 13 febbraio, sostenuto dai dati sull’inflazione negli Stati Uniti meno preoccupanti del previsto. Questo ha rafforzato l’ipotesi di un possibile taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, un fattore favorevole per i metalli preziosi.

Il mercato tra rialzisti e ribassisti

«Il mercato resta in una fase di riequilibrio tra rialzisti e ribassisti, senza catalizzatori chiari in grado di rompere il range», sottolinea Dilin Wu, strategist di Pepperstone Group. «A 5.100 dollari l’oncia i tentativi di spingere i prezzi più in alto sono falliti, con le prese di beneficio che hanno generato pressione per ulteriori vendite».

L'impatto della liquidità e il caso cinese

Con Wall Street chiusa per la festività del Presidents’ Day come i mercati cinesi chiusi ma per le celebrazioni del Capodanno Lunare, la liquidità è più ridotta del solito. La domanda di metalli preziosi nel Paese asiatico è stata frenetica negli ultimi mesi, portando le autorità di Shenzhen a lanciare un avvertimento contro le «attività illegali di trading dell’oro»: dalle app che offrono leva finanziaria agli investitori retail a dirette online che promuovono la vendita di lingotti.

I record dell'oro e le correzioni di mercato

A fine gennaio l’oro ha raggiunto un record assoluto a 5.595 dollari l’oncia, sostenuto anche da un’ondata di acquisti speculativi che ha spinto al limite un rally pluriennale. Una brusca correzione di due giorni all’inizio dello scorso mese lo ha riportato vicino a 4.400 dollari, ma da allora il metallo giallo ha recuperato circa metà delle perdite.

Le previsioni delle banche d'affari

Molte banche d’affari prevedono che l’oro riprenderà il suo trend al rialzo, sostenendo che i fattori alla base del rally pluriennale sono ancora presenti, tra cui le tensioni geopolitiche, i dubbi sull’indipendenza della Fed e lo spostamento più ampio dagli asset tradizionali come valute e titoli di Stato. Anz Group Holdings ha previsto che possa raggiungere i 5.800 dollari l’oncia nel secondo trimestre del 2026.

L'andamento dell'argento e il ruolo degli Etf

Anche l’argento scende (-0,56% a 76,97 dollari l’oncia). In generale, spiega Mike Haigh, Head of Fic & Commodity Research di Societe Generale, i metalli preziosi sono guidati principalmente dai flussi degli Etf che hanno avuto un impatto maggiore sui prezzi a partire da ottobre.

Inoltre, gli ultimi dati Cftc hanno mostrato che gli hedge fund hanno ridotto la loro posizione netta in argento al livello più basso degli ultimi due anni, mentre quelle in oro sono state abbassate al livello più basso delle ultime otto settimane, dopo aver raggiunto due settimane fa il massimo storico in termini di valore nozionale detenuto in oro: 78 miliardi di dollari. Invece, secondo le stime di Haigh, gli acquisti da parte delle banche centrali hanno avuto un impatto limitato sui prezzi.

I fondamentali restano intatti

Detto questo, «quando cade un domino, i prezzi accelerano più rapidamente di quanto qualsiasi fondamentale possa giustificare», continua l’esperto di Societe Generale che resta rialzista sull’oro, si chiede se possa raggiungere i 20.000 dollari poiché ritiene che i fondamentali per un upside dei metalli preziosi rimangano in essere, nonostante una fonte di incertezza sia stata rimossa, ossia il rischio di un caos istituzionale alla Fed. In ogni caso «crediamo sempre che una correzione possa essere molto salutare».

Analisi delle opzioni 

Tuttavia, oltre alle previsioni, osservare i recenti cambiamenti nel panorama delle opzioni aiuta a valutare il sentiment e monitorare i livelli di rischio. La costruzione più significativa rispetto alla curva forward è a dicembre 2026, con un forte aumento negli strike 10.000 dollari l’oncia e ancora maggiore a 15.000 e 20.000. Per le put, l’esperto vede scommesse meno estreme: a dicembre 2026 si nota un aumento a 4.000 dollari l’oncia. Gli estremi rialzisti rispetto a quelli ribassisti risultano, quindi, molto asimmetrici.

Inoltre, le posizioni rialziste in opzioni sull’oro sono rimbalzate dopo aver raggiunto il minimo decennale in open interest. Significativa anche l’emergenza di posizionamenti rialzisti a lungo termine, con +5 mila call aggiunte su dicembre 2026 senza corrispondenti put. 

Argento: l'oro sotto steroidi

Quanto al beta dei flussi Etf sui prezzi dell’argento (13,6) è decisamente maggiore di quello dell’oro (9,2) e il mercato del metallo grigio è dieci volte meno liquido di quello dell’oro. L’argento ha quindi un «beta emotivo» rispetto all’oro. Analizzando le opzioni sull’argento, nel breve termine (scadenza marzo) lo strike a 120 dollari l’oncia ha avuto il maggior aumento, seguito da 125 e 150 dollari l’oncia.

Cautela sull'argento

Lato ribassista, lo strike a 75 per marzo è stata l’aumento più significativo, seguito da 80 e 90 dollari. Mentre l’open interest aggregato sulle put è salito a fine gennaio al massimo storico e quello sulle call è rimasto stabile nello stesso periodo. Haigh ha notato anche un aumento significativo di posizioni ribassiste sulla scadenza a luglio, in particolare sugli strike a 65 e a 95. Sul lato rialzista, sono state aggiunte solo 400 call, a indicare prudenza rispetto al potenziale rialzista dell’argento. (riproduzione riservata)



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