L’Italia vince contro Meta: gli Stati membri dell'Ue possono prevedere che gli editori di giornali abbiano diritto a un'equa remunerazione, quando concedono ai prestatori di servizi online l'autorizzazione a utilizzare le loro pubblicazioni. Questa la decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea.
Era stata Roma a chiedere un parere ai giudici lussemburghesi. La normativa italiana impone ai prestatori di servizi di negoziare un’equa remunerazione con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti nei risultati di ricerca durante le trattative, e di fornire i dati necessari per il suo calcolo. Nel 2023 l’Agcom ha definito i criteri per l’equa remunerazione e Meta Platforms Ireland ha fatto ricorso davanti al Tar del Lazio per annullare la decisione, in quanto considerata non conforme al diritto comunitario. Così il giudice nazionale si è rivolto alla Corte europea per verificare la compatibilità giuridica della norma.
La Corte ha dichiarato che il diritto a un'equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell'Unione, a condizione che questa remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell'autorizzazione all'utilizzo online delle loro pubblicazioni. Gli editori devono poter rifiutare l'autorizzazione. Inoltre, non può essere imposto alcun pagamento ai prestatori qualora essi non utilizzino tali pubblicazioni.
«Gli obblighi imposti ai prestatori di avviare trattative con gli editori, senza limitare la visibilità dei contenuti durante tale periodo, e di fornire i dati necessari per il calcolo della remunerazione sono anch’essi ammissibili, in quanto possono garantire l'equità di tali trattative e contribuiscono pertanto all'obiettivo di protezione degli editori», ha spiegato la Corte. La quale ha osservato, in particolare, che l'imposizione di simili obblighi ai prestatori consente di instaurare un giusto equilibrio tra la libertà d'impresa, da un lato, e il diritto di proprietà intellettuale, nonché il diritto alla libertà e al pluralismo dei media, dall'altro.
I commissari dell’Agcom Laura Aria e Antonello Giacomelli hanno espresso «viva soddisfazione» per la sentenza dei giudici lussemburghesi: «La decisione della Corte di giustizia rappresenta un passaggio di rilievo nel processo di costruzione di un ecosistema digitale più equilibrato, nel quale i diritti degli editori e la sostenibilità dell’informazione trovino adeguata tutela». Giacomelli ha poi aggiunto: «La pronuncia della Corte è una ottima notizia non solo per l’editoria italiana, ma soprattutto per la tutela del pluralismo e della libertà di stampa, principi di civiltà che nessuna evoluzione tecnologica, se è realmente una evoluzione, può pretendere di cancellare».
Particolare rilievo assume, secondo i commissari, il riconoscimento della piena legittimità del ruolo di Agcom, cui è affidato il compito di definire criteri, vigilare sull’adempimento degli obblighi informativi e intervenire, se necessario, nella determinazione del compenso.
Anche la Fieg, la federazione degli editori italiani di giornali, ha espresso la sua «grande soddisfazione» per la sentenza della Corte di giustizia. «Si tratta di una pronuncia che rafforza il ruolo dell’informazione di qualità e degli investimenti sostenuti quotidianamente dagli editori per garantire ai cittadini un’informazione affidabile, pluralista e professionale», ha detto il presidente Andrea Riffeser Monti. «L’auspicio è che i principi affermati dalla Corte trovino ora piena e concreta applicazione, sbloccando le trattative pendenti e favorendo relazioni trasparenti ed equilibrate tra editori e piattaforme digitali, nel comune interesse della qualità dell’informazione e della democrazia europea». (riproduzione riservata)