La decisione di LG di uscire dal mercato degli smartphone, legata alle difficoltà incontrate da tempo dal colosso coreano a competere in un settore così competitivo, evidenzia la precarietà degli equilibri del settore. Secondo i dati della società di ricerca Gartner, infatti, il mercato degli smartphone nel corso degli ultimi tre mesi del 2020 è calato del 5%, diminuzione che sarebbe stata ancora più pronunciata in assenza del rilascio di un significativo numero di modelli compatibili con le reti mobili 5G, che hanno iniziato la loro diffusione in molti Paesi, e di dispositivi con fotocamere avanzatissime, capaci di convincere i consumatori a cambiare i modelli in loro possesso piuttosto che investire nell’acquisto di personal computer portatili, categoria che ha vissuto lo scorso anno un vero e proprio boom per via delle esigenze legate a smart working e didattica a distanza. Nel corso dell’intero esercizio 2020, infatti, secondo Gartner il mercato degli smartphone ha registrato una flessione del 12,5% su scala globale proprio per le differenti priorità dei consumatori nel corso della pandemia e dei conseguenti lockdown.
Proprio la compatibilità con il 5G e una sezione fotografica di prim’ordine hanno portato iPhone 12 a totalizzare vendite record, contribuendo così a riportare Apple al vertice dei produttori di smartphone nel quarto trimestre. Il colosso di Cupertino ha infatti messo a punto negli ultimi tre mesi dell’anno una crescita del 14,9% su base annua che lo hanno portato a detenere una quota del 20,8%, proiettando così iPhone al vertice mondiale prima di Samsung, scesa al secondo posto con una quota di mercato del 16,2% dopo una flessione dell’11,8% nel trimestre. La fotografia di Gartner degli ultimi tre mesi del 2020 vede la cinese Xiaomi al terzo posto con una quota dell’11,3% grazie a una crescita impetuosa del 33,9% su base annua, mentre al quarto posto si è collocata Oppo con l’8,9% del mercato e una crescita del 12,9%. Medesima quota di mercato, 8,9%, anche per Huawei, che invece ha vissuto un crollo del 41,1% legato ai divieti progressivamente più rigidi imposti dall’amministrazione Trump, che ha impedito prima l’uso della versione commerciale del sistema operativo Google e successivamente anche l’accesso a componenti chiave per gli smartphone del colosso cinese, che prima delle limitazioni puntava invece al vertice mondiale forte di dispositivi avanzatissimi e molto apprezzati dai consumatori.
La nuova classifica riflette un equilibrio assai diverso dallo scorso anno, che vede una fortissima polarizzazione degli smartphone di fascia alta verso Apple, che con iPhone 12 non ha praticamente visto rivali nella fascia top. La stessa Samsung, che conserva la leadership globale sull’intero 2020, ha visto una flessione del 14,6% nei 12 mesi legata non solo al successo di Apple e alla concorrenza sempre più agguerrita dei vendor cinesi, a partire da Oppo nella fascia medio-alta, ma anche alle difficoltà integrate nei modelli top. Una difficoltà che ha portato il colosso coreano a concentrare i propri sforzi sulla fascia media, con la famiglia A, che ha invece riscosso un notevole successo tra i consumatori, specialmente i giovani con meno possibilità di spesa. Il declino almeno momentaneo di Huawei per via delle limitazioni di accesso a componenti chiave ha portato alla ribalta due brand, Xiaomi e Oppo, che stanno consolidando a livello globale i risultati già raggiunti in Asia con strategie differenti. Mentre Xiaomi si è concentrata sulla fascia media e medio-bassa del mercato degli smartphone, allargandosi poi all’intero settore dell’elettronica di consumo, dagli asciugacapelli ai monopattini elettrici, Oppo si è concentrata sugli smartphone puntando a crescere verso il segmento top. La società, che in Italia ha tagliato poche settimane fa il traguardo del milione di smartphone venduti, è parte del conglomerato Bbk Electronics che controlla anche i brand OnePlus, Realme e Vivo, e può così contare non solo su un portafoglio di brand che coprono specifici segmenti di mercato, ma anche economie di scala che le stanno consentendo investimenti significativi e sinergici a livello di gruppo, ultimo dei quali la partnership con Hasselblad per la parte fotografica. Una strategia espansiva che ha visto ultimamente un’ulteriore accelerazione anche sotto il profilo marketing, essenziale in questo mercato come ha dimostrato proprio la parabola di Lg, il cui management non ha mai voluto seguire sino in fondo al contrario dei competitor. (riproduzione riservata)