Nell’incertezza innescata dal Liberation Day di Donald Trump il rischio di un rallentamento delle economie occidentali (se non di una recessione) a causa dei dazi non è più un’ipotesi inverosimile.
Una situazione complessa che ha portato Ersel, nel suo outlook per il mese di maggio, a «rivedere al ribasso in maniera significativa le prospettive di crescita mondiali».
Nello scenario base di una parziale riduzione delle tariffe rispetto a quanto annunciato nel Liberation Day, spiega la private bank nel suo documento, «Europa e Stati Uniti evitano la recessione ma affrontano un contesto di stagnazione economica».
Mentre un’implementazione piena di quanto annunciato da Trump il 2 aprile «porterebbe l’economia mondiale in uno scenario recessivo, seppur non penalizzante come il Covid o la Grande Crisi Finanziaria del 2008».
Per quanto riguarda le azioni, Ersel mantiene posizionamenti «prudenti ma non rinunciatari per la quota complessiva». Nell’incertezza gli strategist della private bank hanno aumentato la diversificazione geografica, settoriale e per fasce di capitalizzazione.
Un capitolo a parte lo merita la Cina. «Qualora le autorità dovessero rispondere con adeguate risorse alla doppia sfida – esterna, rappresentata dall’amministrazione Trump, e interna, sulla situazione di crisi del settore immobiliare – si potrebbe aprire un tema di investimento di un certo orizzonte temporale sul mercato azionario locale».
Per le obbligazioni Ersel ritiene opportuno «un posizionamento pieno sulla duration, soprattutto per i portafogli multiasset, per compensare i rischi legati agli investimenti nell’ambito delle azioni e del credito».
Gli esperti tra i bond societari preferiscono oggi «le emissioni con alto merito creditizio, mentre quelle del settore finanziario offrono ancora un extra-rendimento interessante e continuano dunque ad essere ben rappresentate nei portafogli». Prudenza invece sul credito a maggior rischio.
Nel mondo delle valute, conclude Ersel, «il dollaro sembra aver perso il ruolo di hedging (copertura, ndr) rispetto alla minaccia dazi e quello di diversificazione nelle fasi di aumento della volatilità».
Le esposizioni sono state quindi ridotte «per incorporare tale mutato contesto». Infine, alcuni portafogli multiasset «hanno investimenti sulle materie prime, tramite strategie diverse anche in funzione dei rispettivi obiettivi di rischio e di rendimento». (riproduzione riservata)