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Costa caro il gap della logistica, molto legata alla gomma

Meno 93 miliardi di export

Pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 236 pag. 27 del 01/12/2023

Pesano anche le infrastrutture inadeguate. In Italia a risentirne è in particolare il settore dell'agroalimentare, che da solo perde 9 miliardi di vendite all'estero

I ritardi italiani nel settore logistico e nella realizzazione delle infrastrutture rappresentano un freno che costa caro allo sviluppo del Paese. Il portale partitaiva.it ha pubblicato un'analisi prendendo come riferimento i dati del 2022 e dalle stime elaborate da Istat e Sace emerge che l'Italia, a causa dei gravi ritardi sul fronte delle infrastrutture legate ai trasporti, ha perso 93 miliardi di euro in mancate esportazioni, una cifra che corrisponde al 15% dell'export nazionale. A risentirne in particolare è stato il settore dell'agroalimentare. Secondo lo studio “Infrastrutture, intermodalità e innovazione” realizzato dal Centro Studi Divulga 1, l'industria del cibo ha perso infatti circa 9 miliardi di euro nel 2022.

Da notare che la logistica costituisce, indubbiamente, un anello molto importante per il settore industriale e che il nostro paese vanta una propensione al commercio internazionale particolarmente elevata grazie alla qualità e all'apprezzamento a livello internazionale dei prodotti italiani.

In particolare negli ultimi anni il cibo Made in Italy è riuscito a conquistare una posizione di rilievo all'interno dei mercati esteri raggiugendo nel 2022 il valore record di 60,7 miliardi di euro di export dopo una crescita che, in dieci anni, ha visto aumentare il valore dei prodotti italiani sui mercati esteri dell'80%. Secondo alcune stime e proiezioni, questo trend dovrebbe continuare anche nel corso del 2023.

A pesare, però, è come detto un pesante gap della logistica, per colpa del quale il nostro Paese è sostanzialmente in ritardo rispetto ai principali competitor ed è per questo non essere al passo con i concorrenti che l'Italia ha avuto le importanti riduzioni nell'export. Avere delle infrastrutture all'avanguardia è cruciale – sottolinea lo studio – sia per l'alta deperibilità dei prodotti ma anche per l'elevata capillarità del tessuto produttivo agricolo. Per colpa della logistica il settore dell'agroalimentare perde 9 miliardi di euro, che corrispondono al 10% della perdita complessiva stimata per l'Italia. L'agroalimentare ricopre la quinta posizione insieme ai mezzi di trasporto, che registrano un danno annuo di 9,1 miliardi di euro.

Conseguenze peggiori sono poi state registrate da prodotti tessili e abbigliamento: 9,7 miliardi di euro; metalli e manufatti: 11 miliardi di euro; prodotti chimici: 16,8 miliardi di euro: settore delle macchine ed apparecchi meccanici: 23,1 miliardi di euro.

Per trasportare le merci, l'Italia fa largo uso del trasporto su gomma, che viene impiegato per movimentare l'87% delle merci. Una percentuale superiore a quella dell'Unione europea che si attesta al 77%. Fatta eccezione per i paesi che hanno una superficie ridotta, inferiore ai 100.000 chilometri quadrati, l'Italia si colloca tra i primi posti in Europa, subito dietro a Grecia, Spagna e Francia, ma è davanti a Polonia, Germania, Finlandia, Svezia, Bulgaria e Romania.

Ovviamente la conformazione geografica dell'Italia costituisce un elemento centrale per determinare l'operatività gestionale della logistica e delle principali infrastrutture di trasporto. Detto questo, il nostro paese sconta un ritardo fisiologico rispetto al resto dell'Unione europea con delle geografie più pianeggianti.

La logistica, in Italia, è in ritardo per quanto riguarda le altre modalità di trasporto delle merci, prima di tutto per la rete ferroviaria, ma anche per quella marittima. A mostrare uno scarso potenziale di integrazione tra il trasporto ferroviario e marittimo con quello stradale sono i numeri. Le merci trasportate con i treni sono solo il 13%, ben al di sotto della media europea del 17%. A pesare, nel suo complesso, sui costi della logistica è il carburante. Il prezzo praticato alla pompa – se prendiamo una media semestrale – è pari a 1,755 euro al litro. L'Italia, sostanzialmente, è passata dalla nona alla quarta posizione per i costi del gasolio. Quindi l'intermodalità è ancora troppo poco sfruttata. I valori sono senza dubbio molto più alti rispetto a quelli del 2020, infatti sono aumentati del 31%, ma in linea con quelli dello scorso anno, rispetto ai quali è stata registrata una flessione del 2%. (riproduzione riservata)



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