skin track
Meloni in Europa: Dall’esclusione all’Eliseo al braccio di ferro notturno con Macron e Michel
Corporate Italia Leggi dopo

Meloni in Europa: Dall’esclusione all’Eliseo al braccio di ferro notturno con Macron e Michel

di Gerardo Pelosi
10 febbraio 2023, 20:13 Ultimo aggiornamento: 20:34

A un ministro del nuovo esecutivo che, solo poche settimane fa, si era affacciato a Bruxelles per capire quale clima si stava preparando per la Meloni, l’ex premier e ora commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni senza far ricorso a particolari doti di preveggenza, aveva spiegato tutta la “complessità” delle istituzioni europee. «Il ministro Fitto ha il linguaggio giusto ma non basta – diceva Gentiloni - anche la Meloni deve far sentire la sua voce e difendere con forza gli interessi italiani soprattutto sulle prossime tranche del Pnrr». E la Meloni si è fatta sentire. Ma non certo nelle modalità che suggeriva Gentiloni.

Serve creare un rapporto personale con Francia e Germania

Insistere così tanto sull’esclusione dalla cena dell’Eliseo di giovedì sera con Macron, Scholz e Zelensky, iniziativa giudicata «inopportuna» e ieri «un errore politico» che sta mettendo a rischio l’unità europea sulla crisi ucraina, non ha fatto altro che tenere costantemente accesi i riflettori sull’esclusione italiana. Soprattutto se messa a confronto con la foto del giugno scorso che ritraeva l’ex premier Mario Draghi nel treno per Kiev insieme a Macron e Scholz. L’Italia non era a giugno e non è neppure oggi tra i paesi che siedono nel cosiddetto formato Normandia come Francia e Germania che da anni cerca di trovare una soluzione diplomatica alla crisi. Solo la costruzione di un «rapporto personale» con il presidente francese e il cancelliere tedesco ha permesso a Draghi di salire su quel treno.

Le due versioni sull’intervento di Meloni al Consiglio di Stato in tema di migranti

Quel treno che il 31 gennaio scorso la Meloni non ha potuto o voluto prendere. Fonti diplomatiche europee avrebbero fatto filtrare alcune indiscrezioni secondo le quali Giorgia Meloni nel proprio intervento sui migranti al Consiglio europeo nella notte tra giovedì e venerdì sarebbe stata «piuttosto vigorosa, molto efficace, rispettata e costruttiva. Ha fatto delle ottime osservazioni, ha ascoltato, ha espresso una posizione, non condivisa, ma presentata sempre con una modalità rispettabile». Ma c’è chi la racconta in maniera un pò diversa. Era ormai molto tardi e il Consiglio volgeva al termine. Sul punto relativo all’immigrazione la Meloni ha cominciato a fare le pulci perfino su parentesi e punteggiatura. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel a un certo punto è sbottato invitando la Meloni a chiudere l’intervento. «Guardi presidente – ha risposto della Meloni – questa tecnica la conosco bene e la applico anche io nelle discussioni in Parlamento sulla legge di bilancio, tuttavia se per lei si è fatto troppo tardi può anche andare a letto…».

Macron ha appoggiato Michel contro la Meloni

A dare man forte a Michel è intervenuto a un certo punto anche lo stesso presidente francese Macron rilevando che la questione migratoria era stata discussa e concordata nel dettaglio già da molti giorni sia nel Coreper 1 (quello in cui siedono i vicerappresentanti diplomatici dei 27) sia nel Coreper 2 (quello degli ambasciatori). “Ma le conclusioni le approviamo noi, presidente Macron - ha ricordato la Meloni- siamo noi che con il nostro dibattito dobbiamo trovare l’accordo politico su questioni così delicate come l’immigrazione”.

Sarebbe un errore entrare in contrasto con Francia e Germania

Saranno le prossime settimane a dirci se i “pugni sul tavolo” della Meloni a Bruxelles avranno sortito qualche effetto positivo oppure no. Ma è bene ricordare che nel passato, quando ci siano allontanati troppo dal vagone di testa franco-tedesco non abbiano fatto molta strada. Non è neppure una questione di appartenenza politica. Anche Renzi aveva avuto le stesse tentazioni, costretto poi ad accettare le regole del “club” di Bruxelles. Regole che prevedono anche prese di posizione dure come quelle usate dallo stesso Draghi con la Von der Leyen sul Pnrr ma sempre dentro un perimetro che prevede il rispetto delle singole personalità ma soprattutto dei rapporti di forza tra Stati membri. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza