E’ durato circa due ore il bilaterale a Palazzo Chigi tra il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e la premier Giorgia Meloni, a cui è seguito un pranzo di lavoro allargato ai vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.
Sul tavolo c’è un «negoziato commerciale non solo tra Italia e Usa, ma anche con l’Ue», ha spiegato Vance.
«L’Italia può essere affidabile e un partner serio nell’Ue e nell’area del Mediterraneo e sicuramente c’è un rapporto privilegiato tra noi del quale io vado molto orgogliosa», ha detto a sua volta la presidente del Consiglio.
Vance rimarrà a Roma fino al 20 aprile con la moglie Usha e i tre figli. Un viaggio politico, ma anche personale. a San Pietro nel pomeriggio per i riti del venerdì santo, Vance sarà ricevuto anche dal segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin. Il vicepresidente degli Stati Uniti è un fervente cattolico. Si è convertito da adulto ed è stato battezzato ad agosto 2019. Folgorato sulla via di Damasco dalla lettura de «La città di Dio» di Sant’Agostino, racconta in «Elegia americana», il memoir che ha contribuito a renderlo celebre. In Vaticano, forse, si recherà anche con la speranza che le condizioni di salute permettano a Papa Francesco un incontro fuori programma.
Intanto, una dichiarazione congiunta di Italia e Stati Uniti informa che Trump ha accettato di effettuare una visita in Italia nel prossimo futuro.
La premier italiana «Giorgia Meloni è stata fantastica ieri durante la sua visita alla Casa Bianca. Ama il suo Paese e l’impressione che ha lasciato su tutti è stata fantastica!!!", ha scritto su Truth il presidente Usa, Donald Trump, all’indomani dell'incontro a Washington. Non si fa attendere la risposta via social della premier: «Grazie, Presidente Trump! La collaborazione tra Italia e Stati Uniti si fonda su valori comuni e una lunga amicizia. Continueremo a lavorare insieme per rafforzare il legame tra i nostri popoli e affrontare con determinazione le sfide globali», così, in un post su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La missione di Meloni a Washington ha ricevuto apprezzamenti anche da Bruxelles. Fonti della Commissione europea hanno riferito che il colloquio con Trump è stato giudicato «positivo» e «in linea con quanto concordato» tra Meloni e la presidente Ursula von der Leyen, con cui la premier ha avuto una conversazione telefonica prima e dopo la visita. I contatti tra Commissione e Washington proseguiranno nei prossimi giorni a livello tecnico, anche sul fronte dei negoziati in materia commerciale.
Lavorare insieme per «rendere l’Occidente più forte», sull’onda di quel Make America great again che ha accompagnato l’ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca. È questo lo spirito con cui si è aperto ieri sera, 17 aprile, l’atteso faccia a faccia tra il presidente americano e Giorgia Meloni. «Dobbiamo parlarci con franchezza» e trovarci «a metà strada»; e ancora: «se non pensassi che gli Usa sono un partner affidabile, non mi troverei qui», scandisce il primo ministro italiano.
L’incontro avviene nel pieno della tregua di 90 giorni sui dazi. La premier si presenta al 1600 di Pennsylvania Avenue con un obiettivo ambizioso: persuadere il tycoon ad accantonare i suoi propositi 'bellicosi' e scongiurare una guerra commerciale, cercando di riportarlo al dialogo con Bruxelles.
Su questo fronte, Meloni - in un completo bianco ‘da colomba’ - non cita la politica «dazi zero» più volte evocata nelle ultime settimane, ma riesce a strappare qualche segnale di apertura: Trump si dice disponibile a visitare l’Italia e ad incontrare i vertici Ue, un’iniziativa che la presidente del Consiglio avrebbe concordato con Ursula von der Leyen, con cui mantiene un costante contatto. Trump si mostra generoso nei toni e prodigo di complimenti, definendo la premier una «great person» davanti alla stampa, mentre la accoglie alla Casa Bianca. Parole di stima che ribadirà sia nella cabinet room sia davanti al caminetto dello Studio Ovale: «Meloni è un’amica, uno dei veri leader del mondo», e «sta facendo un ottimo lavoro», afferma con entusiasmo il leader repubblicano. L’Italia è il miglior alleato degli Stati Uniti in Europa? «Solo se Meloni resta premier», risponde ai giornalisti.
Ma al di là dei toni cordiali, restano aperti i dossier più delicati. A cominciare dai dazi. La premier si dice «sicura» che un’intesa tra Usa e Ue sia possibile: «Sono qui per dare una mano», ribadisce, rilanciando il suo ruolo di mediatore tra le due sponde dell’Atlantico, ma precisando di essere a Washington in qualità di capo del governo italiano, non come rappresentante dell’Unione europea. Anche Trump mostra ottimismo, assicurando che «al 100% ci sarà un accordo commerciale» con Bruxelles, ma precisa che «sarà un accordo equo». Il tycoon, però, non sembra avere fretta: le intese «arriveranno ad un certo punto», dice.
Altro nodo cruciale è quello delle spese per la difesa, da sempre cavallo di battaglia di Trump, che continua a sollecitare maggiori sforzi da parte dei partner Nato. Roma si dice pronta a raggiungere il 2% del Pil in investimenti militari, obiettivo che - sottolinea meloni - verrà annunciato in occasione del prossimo vertice dell’Alleanza Atlantica. Una promessa che però non sembra soddisfare appieno Trump: «Non è mai abbastanza», commenta tranchant davanti ai giornalisti. Oltre all’impegno per rafforzare la difesa (pur precisando che «non si è parlato di percentuali specifiche»), Meloni porta in dote anche l’ok italiano ad aumentare le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti, e investimenti in America per un valore di 10 miliardi da parte di imprese italiane.
Tra i temi affrontati anche la cooperazione nello spazio e le future «missioni su Marte su cui lavoreremo insieme», mentre resta fuori dall’agenda Starlink, il sistema satellitare di Elon Musk, presente alla Casa Bianca come fatto sapere dalla stessa premier questa mattina, postando sui social un breve video dell’incontro con il proprietario di Tesla, X e Starlink. Nel video si vede Trump di spalle, mentre Meloni e Musk si salutano affettuosamente, scambiandosi un bacio sulle guance. «Contenta di rivedere a Washington il mio amico Elon Musk», scrive su X la premier.
Non poteva, poi, mancare il dossier ucraino. Meloni ha ribadito l’impegno per raggiungere «una pace duratura» e chiarisce con fermezza che l’aggressore ha un nome: Vladimir Putin. Trump, al contrario, nei giorni precedenti ha continuato ad attribuire responsabilità del conflitto anche a Volodymyr Zelensky e Joe Biden.
(riproduzione riservata)