Venerdì 28 aprile l’assemblea di Mediocredito Centrale ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione.
L’istituto, controllato interamente da Invitalia (al cui vertice è andato lo scorso anno l’ex ceo Bernardo Mattarella) e a sua volta proprietario di Popolare di Bari e Cassa di Orvieto, sarà presieduto da Ferruccio Ferranti, mentre il ceo in pectore è Francesco Minotti (la nomina sarà a breve formalizzata dal board). Gli altri amministratori scelti dai soci sono Stefano Bertollini, Alessandra Bianchi, Carmela D’Amato, Andrea Messuti e Leonarda Sansone.
Nato a Roma nel 1957, Ferranti ha ampia esperienza nell'ambito delle società pubbliche. Ha ricoperto il ruolo di direttore generale del CSI-Piemonte dal 2013 al 2018, amministratore delegato dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato dal 2002 al 2011, ad di Sviluppo Italia (ora Invitalia) dal 2005 a fine 2006, ad di Consip dal 2002 al 2005, in precedenza ha ricoperto incarichi di vertice e manageriali in aziende nazionali e multinazionali operanti nel settore ICT.
Tra il 2007 e il 2014 è stato, inoltre, consigliere di amministrazione dell’Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, dello Iulm e della Fondazione Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori.
La carriera di Francesco Minotti è iniziata nel 2005 nel Banco Popolare, dove il banchiere è rimasto per cinque anni con il ruolo di direttore territoriale centro sud e poi come direttore della clientela Istituzionale, Enti e Terzo Settore. Dopo la fusione del Banco con la Bpm, nel gennaio 2017 Minotti è diventato senior executive del nuovo gruppo lombardo, dove è rimasto fino alla nomina in Mcc.
Il Gruppo bancario MCC, che comprende adesso la Popolare di Bari, ha chiuso il 2022 in utile, per la prima volta dalla nascita, con 36 mln di euro; a capogruppo MCC, in particolare, ha chiuso il 2022 con un utile di 20 milioni, ricorda una nota. «MCC gestisce anche il Fondo di garanzia per le pmi, strumento fondamentale per il supporto alle imprese durante le crisi economiche causate dal Covid e dalla guerra in Ucraina, con oltre 280 miliardi di euro di garanzie e circa 3 milioni di domande accolte». (riproduzione riservata)