Per il 2026 le medie imprese industriali italiane stimano un aumento del 2,5% del fatturato e del 2,7% delle esportazioni. È quanto emerge dal XXV Rapporto sulle medie imprese industriali italiane e nello studio su «Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica» realizzati dall'Area Studi di Mediobanca, dal Centro Studi Tagliacarne e da Unioncamere, e presentati nella seda di Mps a Siena.
Anche se l'incertezza globale frena le prospettive future di sviluppo: oltre 7 medie imprese su 10 ritengono che l'aumento dell'incertezza globale possa generare ricavi inferiori nei prossimi 12 mesi rispetto a uno scenario di maggiore stabilità. Oltre la metà di queste indica la volatilità dei costi energetici e delle materie prime (54,5%) e le tensioni geopolitiche internazionali (53,8%) come principali fattori di rischio. Forti anche le difficoltà nel reperimento del personale, che interessano il 90% circa delle aziende.
Le medie imprese producono il 16% del fatturato dell'industria manifatturiera italiana, rappresentando il 15% del valore aggiunto e il 13% sia delle esportazioni sia dell'occupazione complessiva. Nell'arco dei ventinove anni osservati il segmento è cresciuto per numero di imprese (da 3.377 a 3.491), giro d'affari complessivo (+178,3%), vendite oltreconfine (+290,7%) e occupazione (+47,2%).
Stringendo l’orizzonte temporale tra il 2015 e il 2024, l’occupazione è aumentata del 23,7%, superando i 523mila addetti. Quasi il 90% delle imprese segnala difficoltà nel reperire personale: le criticità riguardano soprattutto figure tecniche e specialistiche (67,2%) e operative (50,6%).
Le medie imprese, emerge dal rapporto, guardano con cautela all'apertura del capitale: il 45% non la considera al momento pur mantenendo aperta la possibilità per il futuro, il 38% la esclude come opzione strategica futura, il 17% manifesta un interesse immediato. Quando presa in considerazione, l'apertura è legata soprattutto a obiettivi di crescita: acquisizioni (56,7%), investimenti (41,4%) e accesso a competenze manageriali esterne (36,4%). Tra gli investitori preferiti emergono quelli industriali (68,6%). Restano centrali le preoccupazioni legate alla perdita di autonomia decisionale (58,9%) e al possibile disallineamento con nuovi soci (55,6%).
Permane una marcata concentrazione delle medie imprese nel Nord Ovest e nel Nord Est che, nel 2024, ne ospitano rispettivamente il 39% e il 36%. La regione con la maggiore concentrazione di medie imprese è la Lombardia con il 28.6% (a fronte del 22,5% delle imprese manifatturiere di capitali), seguita dal Veneto con il 19,1% (11.7%) e dall’Emilia-Romagna con il 12,4% (9.7%).
Entrando nello specifico della Lombardia, le medie imprese industriali lombarde nel 2024 sono in totale 1.014, il 28,6% del totale nazionale, e totalizzano un fatturato di oltre 51,9 miliardi di euro, pari al 28,3% del dato complessivo nazionale. Con un fatturato medio di circa 51,2 milioni, con un Ebit margin dell'8% (in linea con la media nazionale del 7,9%). Questo emerge dall’elaborazione dell’Area Studi di Mediobanca su dati di bilancio non consolidati.
Da notare inoltre che le medie imprese lombarde occupano 125.315 addetti e hanno una forte vocazione internazionale: il 46,7 per cento del fatturato totale regionale è destinato ai mercati esteri (superiore alla media nazionale del 41,5 per cento), per un controvalore di oltre 24,2 miliardi di euro.
Tra le province, il fatturato totale più alto si registra a Brescia (11,6 miliardi di euro con 216 medie imprese), seguita da Milano (8,3 miliardi di euro con 181 medie imprese) e infine da Bergamo (8,0 miliardi di euro con 170 medie imprese). Chiude la classifica Sondrio con 15 medie imprese con 913 milioni di euro di fatturato. (riproduzione riservata)