La galassia Mps-Mediobanca-Generali viaggia in calo, venerdì 16 gennaio, tenuta sotto pressione da una serie di rumors su uno scontro ai vertici in vista del cda del Monte il 22 gennaio. Al centro della questione, il delisting di Piazzetta Cuccia dopo l’ops della banca senese andato a buon fine. Il titolo Mps perde a metà mattinata il 3,1%, Mediobanca quasi l’1,5%, Generali lo 0,3%. Ai mercati non piace l’incertezza e in questi casi preferiscono vendere i titoli.
Sotto i riflettori c'è il rinnovo del board del Montepaschi che sarà deciso in primavera dagli azionisti. Il comitato nomine ha deciso di escludere il ceo Luigi Lovaglio dai lavori per la stesura della lista e venerdì 16 il Financial Times ha scritto di una «frattura» tra il banchiere e l’azionista forte Caltagirone, oggi al 10,2% di Siena ma che ha chiesto e ottenuto dalla Bce il via libera condizionato a salire fino al 20%.
«Caltagirone e Lovaglio sono in disaccordo sui piani per una fusione completa tra le due banche a causa delle implicazioni per la partecipazione di Mediobanca nell’assicuratore Generali, secondo tre persone informate sulle discussioni interne in corso. La disputa rischia di destabilizzare gli investitori mentre il settore bancario italiano cerca di affrontare un’ondata di operazioni», scrive il quotidiano finanziario inglese.
La ricostruzione viene respinta dal costruttore romano che, in una nota, esordisce spiegando di non avere «contatti con l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, da diverse settimane. Al contrario – prosegue il comunicato di Caltagirone - quanto emerso in questi giorni sulla stampa evidenzia una fase di confronto interna al cda di Mps, chiamato a deliberare in tempi brevi su due snodi cruciali: il piano industriale richiesto dalla Bce entro sei mesi dalla chiusura dell’ops su Mediobanca e la definizione della lista del board in vista del suo rinnovo».
E ancora: «Accostare questo confronto consiliare al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un’interpretazione strumentale, utile solo a confondere le dinamiche fisiologiche del consiglio di Mps – di cui, peraltro, il Cav. Caltagirone non fa parte – insinuando un presunto contrasto fra l’ad della banca ed un suo azionista».
Perchè l’ennesimo delisting da Piazza Affari sembra essere così complicato? Se Lovaglio porterà avanti il progetto di fusione completa fra le due banche e il conseguente delisting di Piazzetta Cuccia, trasferirà il 13,2% che l’istituto senese ha in Generali a Mps e a quel punto potrà anche decidere di ridurre o cedere la quota, scrive l’FT. La conseguenza è che Caltagirone, che ha il 6,28% in Generali a titolo proprio ma che dal 2022 spinge per un ricambio al vertice del Leone, ridurrebbe la propria influenza sulla compagnia triestina venendo a mancare anche la quota piena di Mps.
Nel frattempo, è in corso l’inchiesta della Procura di Milano sull’opas Mps-Mediobanca e sui ruoli svolti da Lovaglio, Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, che detiene anch’essa una partecipazione rilevante nel gruppo (17,53% in Mps, 10,05% in Generali). Lovaglio, Caltagirone e il presidente di Delfin, Francesco Milleri, sono indagatati e tutti e tre respingono ogni addebito.
Il mandato triennale di Lovaglio e dell’attuale consiglio di amministrazione scade ad aprile con l’assemblea dei soci. Questa settimana il comitato di Mps incaricato di fornire indicazioni sulla successione — di cui fa parte anche il figlio di Caltagirone, Francesco — «ha raccomandato di escludere Lovaglio dal prossimo processo di selezione dei candidati al consiglio per il coinvolgimento nell’indagine penale in corso», scrive l’FT.
Lo scorso anno, il board di Mps aveva dichiarato di sostenere Lovaglio nonostante l’indagine. Spetta in ultima istanza al cda, e non al comitato decidere se l’attuale ceo possa candidarsi per un nuovo mandato.
Caltagirone cerca da anni di rafforzare la presa su Generali. Ha sostenuto la nomina del nuovo amministratore delegato di Mediobanca, Alessandro Melzi d’Eril, lo scorso ottobre e ora vorrebbe che la banca milanese mantenesse direttamente la partecipazione nell’assicuratore.
Nel piano illustrato da Lovaglio agli investitori al momento dell’operazione, Mediobanca resterebbe un’entità giuridica indipendente. Tuttavia, le sue controllate — come la divisione di wealth management Mediobanca Premier — e la partecipazione in Generali verrebbero trasferite alla capogruppo.
Lovaglio ha inoltre promesso agli investitori sinergie per oltre 700 milioni di euro, che non potrebbero essere realizzate senza una fusione completa. E, oltretutto, quando a giugno la Bce ha autorizzato l’offerta di Rocca Salimbeni sulla merchant bank l’ha subordinata alla presentazione di un piano di integrazione dettagliato entro sei mesi dall’acquisizione nel caso in cui le adesioni – com’è poi avvenuto in autunno – avessero superato il 50% del capitale.
Quanto alle voci di una possibile cessione della quota di Delfin delle azioni Mps a Unicredit, giovedì è arrivata la smentita del gruppo guidato dal ceo Andrea Orcel e oggi quella della stessa Delfin. (riproduzione riservata)