Mediobanca ha lanciato un’offerta pubblica di scambio su Banca Generali andando incontro al desiderio espresso dalla premier Giorgia Meloni di «costruire un campione nazionale del risparmio», ha detto il ceo di Piazzetta Cuccia Alberto Nagel nell’intervista esclusiva rilasciata a Class Cnbc e riportata su Milano Finanza in edicola da sabato 10 maggio.
Ora starà al governo, che si è espresso negativamente ai tempi dell’operazione Generali-Natixis, decidere se benedire questa mossa inaspettata della banca d’affari, sotto ops a sua volta del Monte dei Paschi di Siena, ovvero innalzare il veto del golden power, come Palazzo Chigi ha fatto per impedire le nozze tra Unicredit e Banco Bpm.
Mai il governo nella storia repubblicana, se si fa eccezione per la campagna di privatizzazioni nei primi anni ‘90, si era trovato così al centro dello scacchiere finanziario italiano e in modo così invasivo.
E mai come adesso è difficile capire se questo arbitro-giocatore, in quanto col Mef partecipa alla scalata a Mediobanca assieme a Delfin e a Francesco Gaetano Caltagirone e con Palazzo Chigi utilizza o meno il veto del golden power, si limiterà a fischiare quando si infrangono le regole oppure deciderà di riscriverle per agevolare una parte del risiko piuttosto che un’altra.
Nagel si è detto ottimista sul semaforo verde alla sua operazione da parte del governo, ma in cuor suo sa bene che deve essere prudente. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, l’esecutivo non ha ancora preso una posizione chiara sull’ops lanciata da Piazzetta Cuccia su Banca Generali e che priverà la banca d’affari, laddove vada in porto, della quota di controllo della compagnia di Trieste, consegnando pertanto al ceo di Mps Luigi Lovaglio un inaspettato asset di valore, nel caso dovesse aver successo il suo assalto alla banca fondata da Enrico Cuccia e concepita insieme a Raffaele Mattioli, offerta sostenuta da Palazzo Chigi, dove il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari vorrebbe un polo nazionale del risparmio.
Aspettiamo di vedere la notifica delle carte al Comitato Golden Power di Palazzo Chigi, ha rivelato una fonte qualificata a chi scrive, come a sottolineare che un via libera a Nagel non è scontato, come non è affatto scontato che la Commissione Europea resti silente su questa invasione di campo in ambito Antitrust e Vigilanza Bce.
Più soft ma sempre ferma invece la posizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il quale è piuttosto silente da quando è stata lanciata sul mercato questa ennesima ops, ma non nasconde anche le sue perplessità su un mercato, per dirla con il ceo di Intesa Carlo Messina, confuso e tutto preso da offerte di acquisto senza contanti, senza i «danè», direbbero a Milano.
D’altronde a Giorgetti interessava soprattutto porre una serie di condizioni al ceo di Unicredit Andrea Orcel nell’acquisto di Bpm, perché l’ops di Gae Aulenti gli ha rotto il giocattolo del polo nazionale che aveva costruito con Mps e Banco Bpm e i due imprenditori Milleri e Caltagirone.
Meloni resterà ancora indifferente rispetto alla mossa di Nagel come al momento appare il titolare dell’Economia? Non è ancora chiaro; di certo i pretesti per bloccare l’ops di Mediobanca su Banca Generali non ci sono, come invece sono sorti per quanto riguarda Unicredit-Bpm, vista l’esposizione all’incognita russa del bilancio di Orcel, il cui cda si è riunito di domenica col suo abile banchiere d’assalto che non cambia al momento la sua strategia d’acquisto su Piazza Meda e Commerzbank, come ha raccontato a Class Cnbc.
L’arbitro-giocatore dovrà perciò decidere se continuare a giocare o semplicemente regolare il traffico della finanza italiana. Una cosa che un tempo era di esclusiva competenza del governatore della Banca d’Italia. (riproduzione riservata)