Mediobanca chiude i nove mesi dell’esercizio 2024-2025 con ricavi a 2,77 miliardi (+5%) grazie alla crescita di tutti i business: wealth management +5% a 727 milioni, Cib +26% a 677 milioni, consumer finance +7% a 954 milioni e un contributo della partecipazione in Generali stabile a 349 milioni. L’utile netto è così salito a 993 milioni (+5%), il rapporto tra costi e ricavi è sceso al 42,5% e i target sono confermati tanto per l'esercizio che finirà il 30 giugno quanto per quello successivo, l'ultimo del piano strategico "One Brand - One Culture". In apertura il titolo Mediobanca sta guadagnando l’1,71% a 19,66 euro.
Nell’ultimo trimestre il margine di interesse è salito dell’1% rispetto al periodo precedente a 497 milioni nonostante la discesa dei tassi. La dinamica viene attribuita alla ripresa dei volumi e alla tenuta dei rendimenti degli attivi, mentre le commissioni nette sono scese del 14% dopo i risultati record dell’advisory investment banking nel precedente trimestre, pur salendo del 15% anno su anno.
In ambito Cib Arma Partners ha rafforzato la propria leadership nel digital/tech con 24 operazioni annunciate per oltre 50 miliardi nei 9 mesi. La società ha contribuito alla generazione di 119 milioni di ricavi, di cui quasi 40 milioni nel terzo trimestre.
In generale, con il calo dei tassi d'interesse e il ritorno degli investimenti, i risultati della divisione Cib sono cresciuti. Il mercato europeo dell'm&a ha registrato nel primo trimestre del 2025 un incremento del 20% nei volumi delle operazioni annunciate rispetto allo stesso periodo del 2024, nonostante un contesto macroeconomico globale che presenta ancora molti elementi di incertezza.
l conti sono sopra il consenso con tutti i business bancari che crescono e un importante apporto del.wealth management e del modello di private investment banking,
Sul fronte patrimoniale il coefficiente Cet1 si è attestato al 15,6%, dopo benefici per Basilea IV pari a 55 punti base. Il costo del rischio è in calo a 39 punti base con riprese nel Cib per la qualità del portafoglio e una contrazione nel credito al consumo. Alla luce di questi risultati è stato previsto un acconto di dividendo di 0,56 euro in stacco il 19 maggio, saldo a novembre.
Sempre a novembre peraltro Mediobanca ha avviato un piano di acquisto di azioni proprie, del controvalore di 385 milioni, che comporterà la cancellazione di azioni rivenienti dall'acquisto. All'8 maggio, si apprende da una nota, le azioni acquistate sono 18,3 milioni pari al 2,2% del capitale e al 71% del valore complessivo del piano di riacquisto.
Mediobanca ha confermato la crescita dei total financial assets con 9-10 miliardi di net new money, margine di interesse resiliente, crescita delle commissionie dell’utile per azione, elevata distribuzione con basso rischio di esecuzione e cash payout al 70% in aggiunta al riacquisto di azioni.
«Mediobanca – ha dichiarato il ceo Alberto Nagel – ha confermato nei nove mesi, malgrado le incertezze dello scenario, la crescita di tutte le sue divisioni, consolidando le principali iniziative del piano 23-26. Tutte le piattaforme distributive fisiche e digitali sono state potenziate, attraendo i migliori talenti; l’offerta di servizi è stata ampliata e riposizionata sempre più sul modello Private Investment Banking, con un ottimo riconoscimento da parte dei clienti e dei consulenti».
« L’aggregazione tra Banca Generali e Mediobanca, che abbiamo annunciato lo scorso 28 aprile e che porteremo per approvazione da parte degli azionisti nell’assemblea del 16 giugno, completa il percorso di trasformazione del gruppo Mediobanca in player diversificato, focalizzato su business ad elevata crescita e basso assorbimento di capitale, eccellente per creazione di valore per gli stakeholder. Con oltre il 50% dei ricavi nel wealth management e oltre 210 miliardi di masse della clientela, Mediobanca diventerà un leader del wealth management, punto di riferimento nel panorama finanziario italiano ed europeo», ha concluso il banchiere.
Riflessioni ribadite nella conference call che Nagel ha tenuto in mattinata: «I numeri della performance commerciale danno senso della traiettoria di sviluppo di Mediobanca, che vede come motore di crescita il margine d'interesse, sostenuto da Compass (+9%). In un contesto di tassi in calo, Compass e gli impieghi nel Cib permettono di mantenere livelli stabili del margine d'interesse, un importante elemento di differenziazione nel sistema. A questo si aggiunge il wealth management: se il margine d'interesse rimane stabile, le commissioni salgono a doppia cifra a sostegno della crescita dei ricavi del 5%, un dato importante date le prospettive del settore in scia al già citato calo dei tassi».
Mediobanca ricorda l’ops appena lanciata sulla controllata del Leone su cui ci sarebbero già feedback «molto positivi» da parte degli investitori. Il deal «mira all’integrazione di Banca Generali nella divisione wealth management di Mediobanca, imprime una forte accelerazione alla trasformazione del gruppo e realizza l’obiettivo del piano “One Brand – One Culture” di affermare definitivamente il gruppo come wealth manager, distintivo per posizionamento, brand, capacità di attrarre talenti professionali e remunerare gli azionisti. La combinazione crea un leader di mercato, secondo in Italia per totali attivi e rete distributiva,con la maggiore capacità di crescita organica nella fascia alta del mercato del risparmio gestito italiano».
Per Piazzetta Cuccia insomma «nasce un gruppo unico per modello di business: a basso assorbimento di capitale, con una limitata sensitivity ai tassi di interesse ed al rischio di credito, un mix di utili attraente (utile netto di 1,5 miliardi, di cui il 50% da wealth management, il 20% da cib e il 30% da consumer finance), distintivo per brand e qualità del capitale umano».
L’operazione inoltre «potenzia il profilo reddituale e patrimoniale di Mediobanca e, tramite una significativa riallocazione di capitale, ne ridisegna il mix di ricavi e utili, risultando accrescitiva di valore in termini di profittabilità, utili e capacità di remunerare gli azionisti», conclude la nota.
Sull’ops per Banca Generali si è concentrato anche Nagel in conference call: «L'aggregazione tra Banca Generali e Mediobanca, che abbiamo annunciato lo scorso 28 aprile e che porteremo per approvazione da parte degli azionisti nell'assemblea del 16 giugno, completa il percorso di trasformazione del gruppo Mediobanca in player diversificato, focalizzato su business ad elevata crescita e basso assorbimento di capitale, eccellente per creazione di valore per gli stakeholder».
«Con oltre il 50% dei ricavi nel wealth management ed oltre 210 miliardi di masse della clientela, Mediobanca diventerà un leader del settore, punto di riferimento nel panorama finanziario italiano ed europeo», ha concluso Nagel. Secondo il banchiere l’ops su Banca Generali è un'operazione che può offrire maggior valore rispetto a quella promossa da Mps in quanto le due realtà presentano una forte «coerenza culturale e manageriale» con focus sul wealth management, un comparto che punta molto sui talenti. Non solo. L'elevato potenziale da sinergie (300 milioni con basso rischio di esecuzione) da Banca Generali, ha puntualizzato il ceo di Mediobanca, si confronta con l'alto rischio di esecuzione per la mancanza di fit culturale e manageriale, nonché di razionale industriale.
Nel caso poi in cui l'operazione di Mediobanca sulla controllata del Leone andasse a buon fine – ha argomentato Nagel - Mps «si troverebbe a integrare due realtà simili tra loro, ovvero due realtà people-driven» con una capitalizzazione di mercato combinata da 20 miliardi.
In sostanza per il banchiere di Piazzetta Cuccia le operazioni che generano valore sono quelle tra istituti appartenenti alla stessa categoria bancaria, alla luce delle sinergie evidenti. «Le migliori operazioni per Mps sono quindi con altre banche commerciali, al fine di espandere le dimensioni e le quote di mercato. Altrimenti si vanno a creare dissinergie importanti che, nel nostro caso, vengono estremamente amplificate se al posto di Assicurazioni Generali ci fosse Banca Generali».
Mediobanca ribadisce nella nota la contrarietà all’ops presentata da Mps. L’offerta di Mps «presenta numerosi fattori di rischio: la realtà aggregata avrebbe un profilo di banca commerciale di medie dimensioni indifferenziata, ad elevato assorbimento di capitale, altamente sensibile al contesto macroeconomico, senza rafforzamento in alcuno dei segmenti di attività e rimanendo immutati i rischi insiti nel bilancio di Mps».
Piazzetta sottolinea inoltre «l’assenza di track record manageriale di Mps nel wealth management e nel cib che rende il rischio di esecuzione particolarmente elevato, anche alla luce della differente cultura aziendale e della mancanza di razionale industriale», «la riduzione a doppia cifra dell’eps, per le limitate sinergie da funding a causa del diverso posizionamento della clientela retail, la presenza di cospicue dissinergie di ricavo derivanti dall’uscita di clienti e professionisti nel wealth management e nell’investment banking che non riconoscono nel gruppo Mps the bank of choice e la sostanziale assenza di reali sinergie di costo vista l’assenza di sovrapposizioni delle reti commerciali e i diversi modelli di business e connessi sistemi informativi».
È prevedibile invece, continua la nota, l’emergere di un cospicuo costo di retention legato ai promotori finanziari e ai private investment bankers. Vengono infine stigmatizzati da Mediobanca «la difficoltà di stimare livelli di rote, Cet1 e quindi pay-out sostenibili della nuova entità per le criticità legate alla tenuta del franchise, per le componenti non ricorrenti presenti nel bilancio Mps (fiscalità e rischi legali).
Altre ragioni di perplessità secondo Mediobanca sono l’elevata sensitivity di Siena ai tassi di interesse ed al rischio di credito in uno scenario di tassi atteso in significativa riduzione ed uno scenario macro penalizzante soprattutto per le pmi, l’impatto negativo sul merito creditizio, la prevedibile diluizione dei multipli valutativi di Mediobanca per il diverso posizionamento strategico, nonché il venir meno della prevista composizione e crescita di ricavi e utili, il forte sconto implicito nel prezzo dell’offerta rispetto al valore intrinseco di Mediobanca, delle sue attività, nonché delle sue prospettive di crescita e di creazione di valore».
Alcune di queste osservazioni sono state ribadite da Nagel durante la conference call: «Il Montepaschi è una banca commerciale di medie dimensioni e indifferenziata, una combinazione con Mediobanca non porterebbe alcun rafforzamento nel posizionamento dei singoli istituti senza alcun vantaggio a livello di scala e di distribuzione».
Per Intesa Sanpaolo Mediobanca ha registrato un utile netto superiore del 9% rispetto alle nostre aspettative e dell'11% rispetto al consensus. Le principali sorprese sono state le commissioni che sono aumentate del 14,5% su base annua e il costo del rischio, che si è attestato a 39 punti base contro i 50 attesi.
Per Autonomous nel complesso si è avuto un altro trimestre forte nel Cib e con buone tendenze, che si consolidano, per quanto riguarda gli asset under management della divisione wealth management e le nuove attività nel credito al consumo. Gli azionisti di Mediobanca hanno un'importante voce in capitolo sul futuro dell'istituto, con due alternative in competizione tra loro: trasformare la banca in un importante operatore di wealth management o perseguire una combinazione con Mps, dove il management ritiene che il modello di business rischi di essere diluito.
Jefferies spiega che Mediobanca ha registrato un utile netto superiore dell'8% alle aspettative del consenso, trainato dal buon andamento delle commissioni, dal controllo dei costi e da un migliore costo del rischio. La guidance sull'utile per azione (eps) per l'esercizio in corso è stata confermata (crescita del 6/8% su base annua) e il consenso è ora sostanzialmente in linea.
Per Keefe, Bruyette & Woods i numeri registrati dalla banca nel terzo trimestre dell'esercizio 2024-2025 includono un utile netto sopra le attese, margine d'interesse in linea e commissioni oltre il consenso del 6%. «Riteniamo che questi risultati siano soddisfacenti», sintetizzano gli esperti. (riproduzione riservata)