L'eventuale acquisizione di Banca Generali da parte di Mediobanca avrebbe senso. Con queste parole ieri il ceo di Mediolanum Massimo Doris ha riacceso la speculazione sui futuri assetti della Galassia del Nord a pochi mesi ormai dalla scadenza del vertice di piazzetta Cuccia.
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Il tema è stato toccato nel corso dell’assemblea del gruppo di Basiglio che si è tenuta ieri: il deal «avrebbe senso per il gruppo, visto che Banca Generali sarebbe integrata una rete di Mediobanca». La merchant bank milanese è «molto forte su un target di clientela alto e ha Chebanca!, posizionata sul target medio-basso: le manca la via di mezzo, che potrebbe essere rappresentata appunto da Banca Generali».
Il mercato ha ascoltato con grande attenzione le valutazioni del ceo di Mediolanum che ha parlato non solo come esperto di mercato, ma anche come azionista storia di Mediobanca (3,37%) e membro dell’accordo di consultazione dell’istituto. Immediata la reazione dei titoli con Banca Generali in rialzo del 2,27% a 30,2 euro e Mediobanca a 2,01% a 9,75 euro, a dimostrazione del fatto che la speculazione sui futuri assetti della Galassia si è riaccesa.
Il dossier Banca Generali si è ciclicamente surriscaldato e raffreddato negli ultimi tre anni. Già nel 2020 l’istituto guidato da Gian Maria Mossa era finito nel mirino di Mediobanca che è da tempo alla ricerca di una preda nel settore del wealth management e che indirizzò due lettere d'intenti al board delle Generali. La proposta si scontrò però con la dura opposizione di Delfin (in particolare del suo rappresentante Romolo Bardin) e di Caltagirone. L’ipotesi ha poi ripreso quota nell’estate scorsa anche alla luce delle trattative intraprese da Trieste con il gruppo americano Guggenheim Partners. Anche in quel caso però nulla si concretizzato, complici le difficoltà incontrate dal Leone nel m&a americano.
Il ceo di Mediobanca Alberto Nagel ha comunque sempre confermato l’interesse industriale per l’asset: «Su dossier di m&a di grandi dimensioni dove c'è una controparte che decide, dovremmo essere contattati visto che si conosce il nostro potenziale interesse», ha spiegato il banchiere. Da un lato, come ricordato da Doris, consentirebbe a piazzetta Cuccia di compiere il salto a lungo cercato sul fronte del wealth management. Dall’altro lato l’operazione potrebbe risultare conveniente anche per Generali che continuerebbe a distribuire i propri prodotti assicurativi sulla rete della ex controllata visto che Mediobanca non ha altre attività nel mondo delle polizze.
L’operazione poi consentirebbe di dare un carattere più industriale che finanziario all’asse Milano-Trieste, visto che Mediobanca pagherebbe con ogni probabilità parte del deal con azioni Generali facendo scendere la propria partecipazione sotto l’attuale 12,77%. Se il dossier circola da tempo in diverse banche d’affari (tra le altre Goldman Sachs e Rothischild), c’è peraltro chi ritiene che un’operazione potrebbe calmare le acque all’interno della galassia in vista dell’assemblea che il prossimo ottobre rinnoverà il cda di Mediobanca.
Se la composizione del nuovo cda è ancora tutta da definire, per ora è certo che nella lista non potranno entrare gli attuali consiglieri Elisabetta Magistretti, Maurizia Comneno, Maurizio Costa e Maurizio Carfagna. Sulle altre scelte bisognerà attendere l'esito del lavori che dovrebbero protrarsi fino a settembre quando verrà pubblica la relazione quali-quantitativa. Le prossime tappe saranno la determinazione del numero e del profilo dei nuovi consiglieri (maggio), l'individuazione dei potenziali candidati (maggio-giugno) e l'appovazione della lista (metà settembre).