Sempre meno consistente e attrattiva la flotta mercantile italiana negli ultimi dieci anni. Lo rivela uno studio del Gruppo Giovani di Confitarma che avanza al Governo italiano «proposte di semplificazione normativa senza oneri a carico dello Stato in materia di trasporto marittimo». Il tutto finalizzato proprio a rendere più competitiva la bandiera nazionale e incrementare quindi la registrazione di navi nel nostro Paese. Nel 2008 l’Italia era al 15º posto nel mondo per tonnellate di stazza lorda registrate: dieci anni dopo è al 18°, sorpassata da vari Paesi europei. «L’Italia perde posizioni e stavolta non solo in termini assoluti, ma anche di numero di navi iscritte, scese da 1.588 a 1.430 unità, in calo di oltre il 9%», spiega la ricerca. «In generale, la somma delle flotte dei Paesi analizzati è aumentata di 375 milioni di Tsl in otto anni, +39%, mentre la flotta italiana è calata di 2,3 milioni di Tsl, -13%. Insieme a Gibilterra (che però soffre dell’impatto negativo della Brexit) l’Italia è l’unico registro che ha perso quote di mercato. E il trend non cambia se si considera il numero di navi iscritte nel registro».
Le proposte presentate da Confitarma, dalla più semplice come la modifica del contenuto del giornale nautico, alla più complessa come il consolidamento di ipoteca, passando per le proposte di semplificazioni in tema di lavoro marittimo, pratiche di bordo e regime amministrativo della nave, hanno come comun denominatore l’aumento della competitività tramite interventi di sburocratizzazione ed efficienza.
Di recente la Confederazione degli armatori ha anche richiamato l’attenzione sul ruolo svolto dalla flotta italiana nei traffici di cabotaggio di merci (in particolare di prodotti energetici) chiedendo più protezione: «A seguito della liberalizzazione operata a livello comunitario, da tempo questi servizi sono esposti alla concorrenza di operatori esteri che spesso usufruiscono di vantaggi economici e operativi concessi dai rispettivi Paesi. Tale situazione sta mettendo in seria crisi la competitività delle imprese italiane del settore approvvigionamento energetico, un asset strategico importante per il Paese», ha spiegato il direttore Luca Sisto.
A proposito di marina mercantile italiana e di cabotaggio si è saputo in settimana che la bozza del decreto Trasporti bis contiene anche un provvedimento (il comma 5 dell’articolo 6) grazie al quale si attuerebbe la fruizione dei benefici introdotti con il decreto Agosto varato quasi un anno fa. In dettaglio si parla dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali dovuti per legge al personale marittimo (misura prolungata a tutto aprile 2021) e dell’istituzione di un fondo da 50 milioni di euro per «compensare la riduzione dei ricavi tariffari relativi ai passeggeri trasportati dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020», misure rimaste finora orfane dei relativi decreti attuativi per l’opposizione di Bruxelles che le ha giudicate incompatibili con la normativa europea. Tali benefici erano stati infatti riservati in un caso alle «imprese armatoriali delle unità o navi iscritte nei registri nazionali» e nell’altro «alle imprese armatoriali che operano con navi di bandiera italiana, iscritte nei registri alla data del 31 gennaio 2020». La soluzione prevede la modifica del decreto Agosto: i benefici saranno fruibili alle «imprese armatoriali con sede legale o stabile organizzazione in Italia che utilizzano navi iscritte nei registri degli Stati Ue o dello Spazio Ue».
Il Governo starebbe inoltre per adempiere alle condizioni che la Commissione Ue un anno fa aveva posto come vincolanti per il rinnovo dell’autorizzazione del sistema del Registro Internazionale (con relativi benefici fiscali e previdenziali). L’idea sembra quello di estendere i vantaggi alle «imprese armatoriali con sede legale in Italia che utilizzano navi iscritte nei registri degli Stati Ue o dello Spazio Ue».
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