Sono camion e nave le modalità di trasporto più utilizzate dall’export italiano per raggiungere i mercati di destinazione finale; ma se dal punto di vista dei volumi nel 2023 la prima modalità ha perso leggermente terreno (40,7%), la seconda ha guadagnato quota (46,3%). Il treno, che segue a distanza, ha perso terreno (12,6%) mentre l’aereo continua a coprire una quota minoritaria (0,5%).
Il quadro emerge da un’analisi di Supply Chain Italy sui dati presentati nell’ultima indagine sui trasporti internazionali di merci di Bankitalia, evidenziando come le vendite estere escano dalla Penisola principalmente per via marittima.
Lo studio mostra che la via aerea attragga i beni più costosi (in media 131.139 euro a tonnellata). I valori registrati risultano in netto aumento su quelli del 2022 (118.175 euro/tonnellata) e 2021 (99.411 euro/tonnellata) nonché superiori a quelli degli anni precedenti, anche per la sempre maggiore incidenza dei traffici e-commerce.
Decisamente inferiore il valore della merce che viaggia in container (5.096 euro/tonnellata per la via marittima, 5.301 euro/tonnellata per quella ferroviaria), seppure con importi in lieve aumento. Sui ro-ro il valore medio si aggira sui 5.096 euro/tonnellata (era di 4.468 euro/tonnellata l’anno prima), mentre su strada la media è di 4.780 euro/tonnellate (4.577 nel 2022).
Quanto ai volumi, il 46,7% (pari a 63,4 milioni di tonnellate di merce) dei traffici di export nazionali ha utilizzato il trasporto marittimo contro il 41,8% del 2022. La quota maggiore (23,7 milioni di tonnellate, ovvero 17,3% del totale contro il 15,3% del 2022) è costituita da traffico di rinfuse liquide, mentre in seconda posizione si trova la merce in container che, pur in calo (24,1 milioni di tonnellate contro i 25,5 milioni dell’anno prima) è arrivata a pesare per il 17,6% del totale (15,8% nel 2022).
In ambito marittimo, come già osservato, i traffici ro-ro perdono leggermente consistenza (da 6,1 a 5,9 milioni di tonnellate), contando per una quota simile (4,3% rispetto al 4,4% del 2022). Lo stesso discorso vale per il general cargo (da 7,1 a 6,9 milioni di tonnellate, che sale dal 4,5% al 5,1% del totale).
L’importanza della via marittima nell’export nazionale (e al suo interno della quota del liquid bulk) si ridimensiona però se si considerano le vendite estere sotto il profilo degli importi movimentati. La modalità assorbe il 30,3% del totale, per un valore di 185,6 miliardi di euro: la fetta principale è costituita dal traffico container (18% pari a 110,5 miliardi), seguita dal 4,2% del general cargo (25,8 miliardi), dal 4,9% del traffico ro-ro (30 miliardi). Le rinfuse liquide scendono al 2,9% del totale, mentre quelle solide pesano per lo 0,3%.
Il trasporto stradale resta la modalità privilegiata di uscita dall’Italia delle merci. Nel 2023 sono stati 55,8 i milioni di tonnellate esportate via gomma (58,6 milioni nel 2022), ovvero il 40,7% dell’export nazionale, quota leggermente inferiore all’anno prima (43,5%). In valore si parla di 266,9 miliardi di euro, il 43,4% del totale nazionale.
L’export gestito per via ferroviaria è stato invece pari a 17,3 milioni di tonnellate (18,9 milioni nel 2022), ovvero il 12,6% del totale nazionale in volume, in flessione rispetto al 13,8% dell’anno prima. In valore, la modalità ha contato per 80,6 miliardi di euro, ovvero il 12,8% del totale delle vendite estere italiane.
Stabile infine l’export per via aerea (circa 600mila tonnellate di merce), che in volume si conferma pari allo 0,5% del totale (0,4% nel 2022), ma in valore arriva a pesare per il 13,3%, per complessivi 82 miliardi di euro. (riproduzione riservata)