La Commissione Europea ritira la direttiva sulla responsabilità civile in caso di danni provocati dall’AI. La decisione arriva martedì 11, a poche ore di distanza da quando il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, al summit di Parigi sull’intelligenza artificiale, ha criticato le nuove norme Ue sull’intelligenza artificiale che «uccidono l’industria». Anche per questo motivo gli Usa non hanno firmato la dichiarazione finale del summit di Parigi. Solo una coincidenza?
Tutto partiva da una proposta presentata dalla Commissione del 2022 che voleva fare chiarezza su una questione cruciale: chi paga se un sistema di AI ad alto rischio sbaglia? Ad esempio: di chi è la responsabilità se un algoritmo di credit scoring (sistemi non vietati ma sottoposti a requisiti stringenti) non valuta in modo corretto la solvibilità di un cliente e la banca, di conseguenza, nega un mutuo?
La direttiva doveva essere complementare all’AI Act, il regolamento approvato nel 2024 e in via di implementazione. «L’AI Act ha una funzione preventiva, cioè fissa le regole da rispettare prima di immettere sul mercato un sistema di intelligenza artificiale e vieta alcune pratiche», spiega l’avvocato Giuseppe Vaciago, partner di 42 Law Firm. «La direttiva, invece, sarebbe intervenuta successivamente. In questo caso l’obiettivo era tutelare i casi in cui, pur con tutti i paletti e le precauzioni dell’AI Act, c’è un danno dovuto - ad esempio - a malfunzionamenti dell’AI.
Gli algoritmi di AI - era scritto nel testo della proposta di direttiva - sono così complessi (e a volte oscuri) da «rendere difficile o eccessivamente costoso, per quanti subiscono un danno, identificare la persona responsabile». Di qui la volontà dell’Unione Europea di stabilire requisiti uniformi e favorire la ricerca delle prove necessarie. «La catena delle responsabilità è difficile da ricostruire, ci sono tanti player che a volte operano in giurisdizioni diverse», conferma Vaciago. «Perciò la direttiva voleva facilitare l’accesso alle prove, ad esempio obbligando – per quanto possibile – anche i soggetti non europei, ma che operano nell’Ue, a condividere alcune informazioni, come già accade con il Gdpr (il regolamento sulla privacy)».
Un meccanismo del genere difficilmente poteva piacere alle big tech americane, già insofferenti ai paletti del Vecchio Continente. Meta, ad esempio, non ha reso disponibili in Europa i suoi prodotti più avanzati, come i Rayban «intelligenti» sviluppati con EssilorLuxottica, lamentando un contesto normativo non favorevole. I giganti americani avrebbero così cercato di fare pressione e la Commissione ha mandato in archivio la direttiva con una formula standard, scritta in un allegato al programma di lavoro 2025: «Nessun accordo prevedibile, la Commissione valuterà se presentare un’altra proposta o scegliere un altro tipo di approccio».
Secondo quanto ricostruito da MF-Milano Finanza, sulla decisione dell’esecutivo europeo ha pesato la contrarietà dei governi di diversi Paesi. Tra questi la Francia, che non voleva rischiare di tarpare le ali a Mistral, la società di AI sostenuta dallo Stato francese, che ha raggiunto una valutazione di quasi 6 miliardi di euro.
«La decisione della Commissione di ritirare la direttiva è deludente», commenta Brando Benifei (Pd), co-relatore dell’AI Act. «Senza un quadro normativo aggiornato rischiamo incertezza giuridica e lacune nella protezione dei cittadini europei».
La bussola andrà, quindi, cercata altrove. «Il tema è in parte indirizzato nell’ambito della direttiva sulla responsabilità da prodotto difettoso, il cui ambito è stato esteso per comprendere anche i software, inclusi i sistemi di AI, e che include tra i soggetti responsabili non solo fabbricanti e distributori ma anche – a determinate condizioni – le piattaforme online», osserva l’avvocato Giulio Vecchi, equity partner di Lca. «lI ritiro della direttiva potrebbe essere letto nell’ottica di evitare ulteriori sovrapposizioni tra norme», anche se «probabilmente rappresenta un segnale che va nella direzione della deregulation invocata da molti, in primis gli Stati Uniti». In ogni caso, ora la palla passa agli Stati che dovranno agire in base alle proprie leggi e decidere se farne di nuove. (riproduzione riservata)