Gli attacchi al trasporto marittimo nel Mar Rosso rappresentano un serio rischio per le importazioni italiane, e la filiera del tessile e della moda è la più colpita. A lanciare l'allarme è Banca d'Italia nel Bollettino economico di gennaio: «A seguito delle ostilità tra Israele e Hamas, da metà novembre le milizie Huthi, che controllano parte dello Yemen, hanno attaccato alcune navi mercantili nello stretto di Bab el-Mandeb, all'imbocco del Mar Rosso. Per questo passaggio, situato sulla direttrice che collega il Canale di Suez con l'Oceano Indiano, transita il 12% del commercio mondiale. I rischi crescenti per l'incolumità degli equipaggi e per la sicurezza del carico hanno via via spinto le principali compagnie di trasporti a dirottare il traffico navale sulla rotta più lunga che circumnaviga il continente africano. Nella seconda metà di dicembre del 2023 i volumi in transito nello stretto risultavano inferiori quasi del 40% rispetto a un anno prima». Secondo le stime di Bankitalia basate su dati 2022, «il trasporto navale attraverso il Mar Rosso riguarda quasi il 16% delle importazioni italiane di beni in valore. Su questa rotta transita una larga parte degli acquisti di beni dalla Cina (per l'Italia secondo mercato di approvvigionamento dopo la Germania), dalle altre economie dell'Asia orientale e dai paesi del Golfo Persico esportatori di materie prime energetiche. Un terzo delle importazioni italiane nella filiera della moda arriva attraverso il Mar Rosso; l'incidenza è elevata anche per le importazioni di petrolio greggio e raffinato e per quelle di prodotti metalmeccanici, che costituiscono quasi il 30% degli acquisti dall'estero del Paese». Nello stesso Bollettino si sottolinea invece che «la rilevanza di tale rotta per le esportazioni è invece molto più bassa: vi transita il 7% delle merci in uscita dall'Italia». L'analisi conclude evidenziando che, «se il rischio di attacchi alle navi mercantili rimanesse alto anche nei primi mesi del 2024, la necessità di seguire rotte alternative si tradurrebbe in un allungamento dei tempi di consegna per le merci importate via mare dall'Asia (con conseguenti ripercussioni sulle catene di produzione) e in un ulteriore aumento dei noli marittimi. Riguardo a questi ultimi, a metà gennaio l'indicatore composito World Container Index elaborato da Drewry era più che raddoppiato rispetto a novembre, pur restando di poco superiore alla metà della media eccezionalmente elevata del biennio 2021-22».