È arrivato il nuovo emendamento del governo Meloni e, come anticipato da MF-Milano Finanza, dentro non c’era più nulla della doppia stretta sulla previdenza annunciata appena martedì 16 dicembre. E non c’è più neanche l’obbligo di iscrizione alla previdenza complementare per i neo-assunti.
Insomma mentre la commissione Bilancio del Senato si apprestava ad approvare l’emendamento sulle riserve auree detenute da Bankitalia con cui si chiarisce, in modo esplicito, la sovranità del popolo italiano, l’esecutivo ha fatto marcia indietro sia sulla norma che inaspriva i criteri relativi al riscatto della laurea, sia su quella relativa all’innalzamento (dal 2032) della finestra di uscita per le pensioni anticipate.
Tabula rasa, tutto cancellato. Resta ora da vedere se le misure contestate saranno aggiustate e in qualche modo recuperate in un successivo provvedimento, come aveva annunciato giovedì 18 dicembre Luca Ciriani, il ministro per i Rapporti con il Parlamento. All’elaborato stanno lavorando alcuni tecnici ministeriali in contatto con il Senato – dove si voterà in prima lettura la legge di Bilancio da 22 miliardi di euro – il ministero dell’Economia e Palazzo Chigi che puntano anche sminare possibili rischi di incostituzionalità.
L’obiettivo del governo resta comunque quello di riuscire a garantire degli incassi aggiuntivi per il Bilancio in modo da finanziare il pacchetto da 3,5 miliardi a sostegno delle imprese. Ma per avere un nuovo certezza sulla revisione delle pensioni occorrerà aspettare ancora, in modo da riuscire ad armonizzare le varie istanze dei partiti che formano la maggioranza.
D’altronde tutti gli esponenti del governo sin dal primo giorno non hanno fatto mistero del fatto che la legge di Bilancio di quest’anno è più che mai un gioco di equilibri tra entrate e uscite. Ecco che è saltato nella nuova versione dell'emendamento del governo alla manovra l'acconto dell'85% sul contributo Ssn collegato ai premi delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti, una misura che garantiva un gettito di 1,3 miliardi di euro nel 2026. Di conseguenza non compare più la previsione per il credito d’imposta Transizione 4.0, che ammontavano appunto a 1,3 miliardi per il 2026. Non è escluso però che la misura possa essere recuperata per finanziare il nuovo decreto con il pacchetto imprese, che sarà approvato la prossima settimana.
Intanto è stata anticipata al 2028 l’entrata in vigore dell’anticipo della ritenuta d'acconto per le fatture tra imprese: si prevede la misura a partire al 2028 con un'aliquota allo 0,5% che poi sale all'1% dal 2029. Il gettito della misura viene calcolato in 734,5 milioni di euro che poi aumentano fino a 1,469 miliardi a decorrere dal 2029, quando l'aliquota cresce all'1%.
Il via libera della Commissione è intanto arrivato sull’emendamento alla manovra, a prima firma di Lucio Malan (Fratelli d’Italia), che interviene per chiarire in modo esplicito la titolarità dell’oro custodito da Bankitalia. Ad annunciarlo è stato il senatore della Lega e relatore della finanziaria, Claudio Borghi, venerdì 19 dicembre, a margine della lavori sul ddl bilancio. «È un momento molto importante, si chiude una mia battaglia di 11 anni. Penso che sia una delle cose più importanti fatte in questa manovra: riaffermare il principio ci riporta alla normalità, messa in pericolo da pretese sul nostro oro da parte dei più disparati soggetti».
La norma mette nero su bianco un principio che, secondo i proponenti, era stato negli anni oggetto di interpretazioni controverse: le riserve auree non sono nella disponibilità autonoma dell’istituto centrale, ma costituiscono patrimonio pubblico, riconducibile allo Stato e, in ultima istanza, ai cittadini. Posizione che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, aveva ribadito anche alla presidente della Bce, Christine Lagarde, dopo le perplessità sollevate dalla Bce in merito alle finalità della norma.
Il Tesoro aveva chiarito quindi che l’emendamento non avrebbe modificato l’assetto dei poteri né avrebbe inciso sull’indipendenza di via Nazionale: la gestione e la disponibilità delle riserve auree restano in capo alla Banca d’Italia, in linea con i trattati europei e con il funzionamento del Sistema europeo delle banche centrali, ma la proprietà è del popolo italiano.
Confermato con il voto della commissione il raddoppio a partire da gennaio (dallo 0,2% allo 0,4%) della Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, e l’introduzione di una tassa di 2 euro sui piccoli pacchi in arrivo dai Paesi extra Ue di valore fino a 150 euro.
Come anticipato da MF-Milano Finanza, sale al 12,5% l'aliquota sulla polizza rc auto per i rischi di infortunio al conducente e rischi di assistenza stradale per i contratti assicurativi stipulati o rinnovati a decorrere dal primo gennaio 2026. Perso quindi il carattere retroattivo della norma.
Entra in manovra anche il pacchetto del governo riguardante i dividendi per le holding, il contributo di banche ed assicurazioni e la tassazione degli affitti brevi.
Il regime sui dividendi delle società, da modifica in linea con la direttiva Ue, è rivista escludendo dalla batosta le partecipazioni superiori al 5% e di importo oltre i 500mila euro.
Cambia anche l'aliquota sugli affitti brevi con finalità turistica: oltre i due immobili diventa reddito di imposta. Sulla prima casa resta al 21%.
A banche e assicurazioni vengono chiesti 605 milioni in più per i prossimi due anni, con una riduzione della deducibilità sulle perdite, mentre l'aumento dell'Irap resta al 2%. Vengono esclusi i soggetti con minore base imponibile con l'introduzione di una franchigia di 90mila euro applicabile sulla maggiore imposta dovuta solo per i periodi d'imposta 2027 e 2028. Il meccanismo selezionato prevede la riduzione delle percentuali di compensabilità del maggior reddito con perdite pregresse ed eccedenze Ace: nel 2026 la percentuale viene rivista al 35%, nel 2027 al 42%.
Semaforo verde anche all'emendamento riformulato dal governo dedicato alla riconversione dei sistemi industriali in ottica di sicurezza nazionale. Concretamente i ministeri della Difesa e delle Infrastrutture individueranno, tramite decreti, quelle «attività, aree e relative opere e progetti infrastrutturali per la realizzazione, l'ampliamento, la conversione, la gestione, lo sviluppo delle capacità industriali della difesa». L’obiettivo è «tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d'arma».
L’emendamento spiega in una nota il ministro della Difesa Guido Crosetto, «si inserisce in un quadro di coerenza con gli indirizzi europei recentemente delineati dalla Commissione europea nell’ambito del cosiddetto pacchetto omnibus difesa e contribuisce, in particolare, a una ricognizione delle aree in cui già insistono complessi industriali del settore difesa, al fine di consentire, su tali insediamenti, interventi di semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri burocratici, senza alcuna intenzione né possibilità di estendere ad altre questa corsia burocratica accelerata».
La commissione Bilancio ha dato il suo ok alla riformulazione della norma sui pagamenti da parte della Pubblica amministrazione ai professionisti, con alcuni «paletti in caso di irregolarità fiscale». Lo annuncia lo stesso presidente dell'organismo, il senatore di FdI Nicola Calandrini, firmatario dell'ultima revisione del testo, spiegando che con la sua approvazione «viene introdotto un chiarimento fondamentale che rende più circoscritta la procedura di verifica prevista in relazione ai compensi professionali». L'intervento precisa innanzitutto che la verifica riguarda esclusivamente le cartelle esattoriali iscritte a ruolo relative a tributi erariali, superando ogni riferimento generico alla «regolarità degli obblighi fiscali che avrebbe potuto determinare blocchi dei pagamenti, anche in presenza di contenziosi non definiti». Dunque per le parcelle dei professionisti «il limite dei 5.000 euro non trova più applicazione ai fini della verifica: ciò significa che l'accertamento scatta anche per importi inferiori a tale soglia, ma il blocco del pagamento ci sarò solo entro il limite dell'importo effettivamente iscritto a ruolo, consentendo comunque l'erogazione della parte eccedente».
Arrivato anche il via libera alla norma sul Piano Casa, che prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro per il biennio 2027-2028. Il primo maxi emendamento a riguardo siglato Lega stanziava 877 milioni di euro fino al 2030.
D’altro canto sembra essere stata ritirata la riformulazione sulla possibile riapertura del condono del 2003: tra le riformulazioni di emendamenti parlamentari alla Manovra compare infatti la riscrittura della proposta di modifica - inizialmente a prima firma Rastrelli (FdI) - sulla sanatoria edilizia. (riproduzione riservata)