Paradiso fiscale tricolore un po’ più caro. La manovra alza ancora, portandola a 300 mila euro, la flat tax per i Paperoni esteri che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia. Una modifica che confermano fonti autorevoli a MF-Milano Finanza e che arriva a poco più di un anno dal raddoppio della tassa forfettaria da 100 a 200 mila euro e che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti avrebbe voluto anche più dura. Un’opzione che andrebbe a scalzare l’idea che era allo studio di subordinare la flat tax –in questo caso stabile a 200 mila euro – a un livello minimo di investimenti nell’economia reale italiana. I super-ricchi avrebbero potuto optare per investimenti in strumenti di capitale di rischio (come azioni in società con sede legale in Italia e quotate nel segmento Euronext Growth Milan di Piazza Affari) o quote di organismi di investimento collettivo del risparmio nonché per strumenti più tradizionali (come i Btp almeno decennali o investimenti in piani di risparmio a lungo termine). E ancora i Paperoni avrebbero avuto la possibilità per beneficiare del regime fiscale agevolato di puntando su start up innovative o fondazioni e associazioni attive nella ricerca scientifica.
L’aumento della flat tax non è l’unico modo in cui il governo punta a fare cassa su chi ha maggiori risorse a disposizione per finanziare le misure in manovra (che dovrebbe essere discussa venerdì 17 ottobre durante un consiglio dei ministri per cui Giorgetti, ha anticipato il suo rientro da Washington dove ha partecipato agli Annual Metting del Fmi) riuscendo così a mantenere i conti pubblici senza rinunciare a rispondere le esigenze del Paese reale. Il Documento Programmatico di Bilancio 2026 mostra infatti che concorrono a finanziare la manovra da 18 miliardi più entrate e meno spese, compreso il ricollocamento di alcune voci di bilancio.
Un quarto delle coperture arriva dalla rimodulazione del Pnrr: il prossimo anno contribuirà con circa 5 miliardi, pari allo 0,22% del prodotto interno lordo.
Seguono non molto distanti le banche e le assicurazioni che contribuiranno con oltre 4,4 miliardi nel 2026 e nel 2027, per poi dimezzare la cifra (portandola a 2,3 miliardi) nel 2028. Un contributo atteso che nel triennio raggiungerà quota 11 miliardi. Resta ancora però da chiarire la natura dell’intervento – se strutturale o meno – dal momento che nel Dpb si legge che «non si tratta di un contributo una tantum».
La proposta del governo agli istituti finanziari lavora su due fronti: da un lato sulla riduzione dell’aliquota sugli extra profitti (che passa dal 40 al 26%) e dall’altro sulla successiva tassazione dei dividendi (pari al 26%). A questo nuovo introito si sommerebbero gli 1,3 miliardi derivanti dal rinvio delle deduzioni per le imposte differite attive (Dta) concordato l’anno scorso su crediti fiscali per 3,4 miliardi: 2,1 legati al 2025, altri 1,3 sul 2026.
Resta da sciogliere anche il nodo sulle assicurazioni. In ballo c’è, come anticipato da MF-Milano Finanza, un possibile aumento della tassazione delle polizze auto per gli infortuni legati al conducente, che potrebbe valere circa 1 miliardi di euro. E si starebbe anche studiando un accordo relativo alle polizze unit-linked, sulla scia di quanto deciso già lo scorso anno, intervendo a rialzo sul bollo.
Quel che è certo è che «non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti, che è un concetto un po' da Unione Sovietica me lo ha assicurato il ministro Giorgetti», ha ribadito il ministro degli Esteri nonché leader di Forza Italia, Antonio Tajani a Napoli.
A comporre la torta delle coperture della quarta manovra siglata dal governo Meloni si aggiungono poi quasi 3,5 miliardi di entrate extra e i 2,3 miliardi di tagli alle spese dei ministeri. Complessivamente nel triennio, si legge nel Dpb, la spending review dei dicasteri porterebbe 8 miliardi in più nelle casse pubbliche. (riproduzione riservata)