Dopo oltre due mesi dall’approvazione in Consiglio dei ministri (era il 17 ottobre) la manovra approda finalmente in Aula al Senato per il voto finale, atteso martedì 23 dicembre. Seguirà il passaggio alla Camera, con l’approvazione definitiva prevista entro martedì 30. Si tratta degli ultimi passaggi formali che, tuttavia, non spengono critiche e mal di pancia nell’opposizione.
La premier però già festeggia. E lo fa grazie a un sondaggio sulla manovra commissionato da Affaritaliani.it secondo cui il 58,9% degli italiani approva le misure: «Un dato che ci incoraggia e ci responsabilizza ancora di più», ha detto Meloni a commento del risultato. Anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si è detto soddisfatto: «È come arrivare in vetta, il sentiero è tortuoso ma l’importante è arrivare in vetta, non c’è un’altra strada»,
La quarta manovra economica del governo Meloni vale all’incirca 20 miliardi di euro. Gran parte delle risorse è destinata al taglio dell’Irpef per i redditi medi fino a 50 mila euro lordi (con l’aliquota che scende dal 35% al 33%). Accanto ci sono le imprese, per cui l’esecutivo ha stanziato 3,5 miliardi tra Transizione e Zes, allungando tra le altre cose la possibilità di ricorrere all’iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali (fino al 30 settembre 2028).
Confermate le novità per gli affitti brevi con cedolare secca al 21% solo per la prima casa e al 26% dalla seconda: dalla terza diventa reddito d’impresa.Sul fronte lavoratori-datore di lavoro la manovra amplia la detassazione dei rinnovi contrattuali (siglati nel 2025 e nel 2026) fino un reddito di 33 mila euro annui.
Dal primo gennaio 2026 scatta la tassa sui pacchi: 2 euro per ogni pacchetto in arrivo da Paesi extra Ue e di valore inferiore a 150 euro. Arriva il taglio ai fondi per alcuni anticipi pensionistici: per i precoci, lavoratori con 12 mesi di contributi prima dei 19 anni d’età, si arriva a 190 milioni dal 2034. Per gli usuranti, il conto è di 40 milioni dal 2033 in avanti. Rientra in campo il silenzio-assenso dei neoassunti: il Tfr andrà ai fondi pensione a meno che non arrivi una rinuncia esplicita entro 60 giorni.
Poi ancora ci sono i bonus edilizi (con l’esclusione, fino a 91.500 euro, della prima casa dal calcolo dell’Isee), gli aiuti per le famiglie (tra cui il bonus fino a 1.500 euro per i nuclei, con Isee fino a 30 mila euro, che scelgono le scuole paritarie) e c’è il Piano Casa (ma nella versione riformulata con il maxi emendamento le risorse scendono a 200 milioni dai 300). Restano intatti i 300 milioni per il Fondo occupazione ed entrano 18 milioni in più per quello contro la violenza sulle donne.
Quanto all’editoria viene ridotto il taglio per la Rai delle risorse derivanti dal canone: 10 milioni ma solo nel 2026 (precedentemente erano attesi 30 milioni spalmati nel triennio 2026-28). Salta la stretta sulle tv locali ma vengono destinati 60 milioni di euro al comparto editoria per il 2026. Niente da fare invece per le metropolitane di Roma (Metro C), Milano (M4) e Napoli: resta il taglio di 50 milioni. (riproduzione riservata)