«Io non ho mai visto nessuno che è favorevole a pagare le tasse. Per definizione è un sacrificio, nella scienza delle finanze ci sono interi tomi che parlano del sacrificio fiscale e per questo dobbiamo dare un sollievo più possibile in base alla capacità di ciascuno di sopportare purtroppo questo sacrificio». Lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo in videocollegamento all’evento «Radici e futuro, una nuova generazione d'impresa tra memoria e visione», organizzato da Il Gazzettino rispondendo sulla posizione dell'Abi in merito a un eventuale contributo dalle banche in vista della manovra. Con il miglioramento del rating nazionale di Fitch «una serie di istituzioni finanziarie, a cominciare dalle banche, hanno beneficiato» della promozione e «l'auspicio è che queste aziende che ne hanno beneficiato partecipino a uno sforzo collettivo anche per quanto riguarda l'accesso al credito».
Restando in materia di banche e rispondendo alle accuse di interventismo del governo nei movimento del risiko bancario, il titolare del Mef ha precisato che da un lato, «per quanto riguarda Mps ho ereditato una situazione in cui ho dovuto fare una ricapitalizzazione pubblica perché la banca era fallita. La banca è stata poi risanata, abbiamo venduto la nostra quota di controllo - quindi non dirigiamo più nessuna banca - ed è stata messa sul mercato con beneficio per il bilancio dello Stato». Dunque «una situazione di successo direi. Forse bisognava criticare prima, quando qualcuno ha portato al disastro Mps a carico della collettività».
Dall’altro lato, «abbiamo una legge di Stato che impone di valutare con il criterio del golden power tutta una serie di settori'», ricorda il ministro. Lo strumento normativo nel settore bancario è stato utilizzato per '«un caso specifico, lo faremo e lo faremo su tutti i casi che vengono sottoposti per l'esame ai fini della sicurezza nazionale'». Poi se questa legge «che in Europa non piace, il Parlamento la vuole cambiare e togliere questo doveroso compito al governo, ne prenderemo atto», ha aggiunto Giorgetti. Per ora quel che manca per «compiere un passo in avanti è la coscienza che la sicurezza economica sia uno dei fattori fondamentali di sicurezza nazionale».
Ecco perché sin dall’inizio «il nostro obiettivo è stato riordinare la finanza pubblica per migliorare le condizioni di fiducia del mercato finanziario nei confronti del Paese, e di conseguenza le condizioni di finanziamento del nostro enorme debito pubblico» e così è successo con i rating in miglioramento e lo spread in netto calo (da 250 a 80 punti). Questo, ha spiegato numero uno di Via XX Settembre, «genera anche un risparmio degli interessi sul debito pubblico, che ho sempre detto sono la spesa più odiosa in assoluto perché improduttiva, dunque deve essere ridotta al massimo per creare gli spazi per la spesa produttiva meritoria o per ridurre le imposte». E questo è un «impegno che si traduce con risultati anche sul lungo periodo e su cui siamo assolutamente determinati a continuare».
Se poi «oltre all'abbassamento dello spread, ci fosse anche una diminuzione dei tassi di interesse in generale, e qui non c'è nessun tipo di invito, né di diktat come fanno negli Stati Uniti, saremmo sicuramente più contenti tutti quanti».
A proposito di Europa, secondo Giorgetti «lo shock, chiamiamolo così, che ha generato la nuova postura negli Stati Uniti (i dazi ndr) ha improvvisamente risvegliato dal suo sogno e riportato sulla terra anche l'Europa».
Il cambio di passo «deve andare nella direzione del realismo, dobbiamo uscire da una fase ideologica che in qualche momento è andata pure nel filosofico. Dobbiamo prendere atto della realtà, anche globale», ha voluto sottolineare il titolare del Mef.
In particolare, la transizione green è un «bellissimo e doverosissimo obiettivo, ma questa vicenda non può non considerare il fatto che se soltanto l'Europa si muove in una determinata direzione con limiti e vincoli di un certo tipo, condanna a morte interi settori industriali e senza risolvere peraltro il problema». Allo stesso modo, se ogni decisione che l'Europa assume si carica «anche di un fardello burocratico impressionante che va a rallentare quantomeno o a pregiudicare anche il risultato finale dell'operazione, credo che è un tema che noi dobbiamo porci» secondo il ministro. (riproduzione riservata)