L’obiettivo del governo Meloni è di riuscire a mettere in piedi anche quest’anno una manovra da 25 miliardi di euro. Ecco che quindi non ha mai smesso di contrastare l’evasione, tagliare costi superflui e debito. E nel giro di un anno è riuscito a raccogliere 9 miliardi di entrate extra dalle tasse di cittadini e imprese. Lo raccontano i conti riassuntivi del Tesoro di giugno 2025 e dello stesso mese del 2024 messi a confronto.
Avere un cuscinetto di risorse è importante per il cantiere della terza manovra del primo esecutivo italiano guidato da una donna, che ha una chiara priorità: il ceto medio. Lo hanno ribadito in tutte le occasioni possibili gli esponenti dell'esecutivo dalla premier in giù. In particolare non sembra in discussione il taglio dell’Irpef, passando dall'aliquota del 35% a quella del 33%. per i redditi fino a 60mila euro. Una misura che costerebbe ben 4 miliardi ogni anno allo Stato.
Per riuscire a trovare copertura per questa misura senza giocarsi però tutte le risorse a disposizione, il governo bussa ancora una volta alla porta delle banche. Esclusa categoricamente la tassa sugli extra-profitti - che il vicepremier nonché leader di Forza Italia, Antonio Tajani ha definito «una roba da Unione Sovietica» - si fa strada l’ipotesi di un rinnovo dello stop delle Dta che potrebbe generare un apporto di 3 miliardi all’erario per il biennio 2027-28.
Ciò non toglie che il governo cerca di fare affidamento su risorse ritagliate dal bilancio pubblico evitando sprechi e sradicando illeciti. Innanzitutto non si può sottovalutare il fatto che la riduzione della spesa e l’aumento delle entrate permetterà al rapporto deficit/pil italiano di scendere al 3% già nel 2025, si legge nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica 2025, che va a sostituire la Nadef come fulcro portante della legge di Bilancio di quest’anno, e che domani arriverà in cdm e poi sarà inviato – allo scadere dei tempi previsti – alle Camere. Non si vedono ancora gli effetti della prudenza nella gestione della finanza pubblica (sommata alla stabilità del governo Meloni) che ha permesso il calo dello spread italiano da 250 punti a 80: gli interessi passivi sulle spalle dello Stato italiano sono cresciuti dai 42,8 miliardi di giugno 2024 ai 47,3 miliardi della prima metà del 2025.
Allo stesso tempo il governo Meloni ha lavorato sui sistemi di contrasto all’evasione e di controllo sulla raccolta delle tasse da cittadini e imprese, riuscendo così a racimolare un tesoretto di 9 miliardi di euro nel giro di un anno, solo da maggiori entrate tributarie. Si nota infatti un aumento delle principali voci rispetto a giugno 2024: le imposte sul patrimonio e sul reddito segnano + 5 miliardi (arrivando a 138 miliardi) e le tasse sugli affari raccolte sono cresciute di 3 miliardi (fino a quota 95 miliardi). Restano invece tendenzialmente stabili sui 14 miliardi le imposte sulla produzione e sui consumi, con l’accisa sugli alcolici che primeggia a 288 milioni di euro nella prima metà dell’anno in corso. Non molto diversa la parabola raccontata dalla Ragioneria per le entrate tributarie dal monopolio statale sui tabacchi: neanche 100 milioni in più in un anno. Controcorrente invece il flusso delle tasse sui giochi, che sono state limate di 80 milioni. Segnano un meno anche le entrate nelle casse dello Stato a giugno 2025 corrispondenti al versamento del contributo amministrativo dovuto per il rilascio del passaporto ordinario, da 105 a 83 milioni di introiti.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha poi rafforzato i processi di repressione delle irregolarità e degli illeciti in primis fiscali: le sanzioni relative alla riscossione delle imposte sono cresciute di oltre 150 milioni nel giro di 12 mesi.
E sulla stessa lunghezza d’onda, complice l'entrata in vigore del nuovo codice della Strada siglato dal ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, gli introiti per lo Stato dalle multe e sovvenzioni fatte nelle strade italiane è più che raddoppiato dagli 88 milioni di giugno 2024 ai 189 milioni dello stesso mese di quest’anno. (riproduzione riservata)