L’Agenzia delle Entrate è una delle protagoniste della quarta manovra siglata dal governo Meloni. Non solo viene aperta la strada alla quinta rottamazione delle cartelle esattoriali a favore di chi non ha versato il dovuto, ma soprattutto è stato disegnato un pacchetto di norme volto a contrastare l’evasione fiscale e a rafforzare l’attività di recupero dei crediti fiscali. Nelle casse pubbliche dovrebbe entrare così oltre 1 miliardi di euro in più ogni anno.
Innanzitutto il ddl Bilancio prevede che all’ente della riscossione sarà consentito di analizzare i dati delle fatture elettroniche per capire se il contribuente che non ha pagato il dovuto attende dei pagamenti e pignorarli prima che li riceva. Ad oggi i dati delle fatture elettroniche possono già essere utilizzati dalla Guardia di Finanza per le funzioni di polizia economica e da Agenzia delle entrate e Gdf per l’analisi del rischio.
Con la novità prevista in manovra l’Agenzia potrà mettere a disposizione della sezione per la riscossione le informazioni sulle fatture emesse da debitori iscritti a ruolo nei confronti dei clienti nei precedenti sei mesi, per «le attività di analisi mirate all’avvio di procedure esecutive presso terzi», si legge nell’articolo 27 del ddl. Vale a dire che se una partita Iva con cartelle non pagate riceve un compenso da un committente, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà pignorare direttamente quelle somme presso il cliente invece di attendere gli ordinari tempi della riscossione.
Attualmente, spiega la relazione tecnica, i pignoramenti presso terzi sono circa 600mila l’anno e solo poco più di uno su cinque - il 22,3% - va a buon fine e frutta in media 10.500 euro. Con le nuove regole invece si conta di portare la percentuale di successo al 44,6% per almeno il 10% degli interventi, con un aumento della riscossione di 140 milioni l’anno.
Sono poi proposte modifiche in materia di Iva. Secondo la legge di Bilancio 2026, l’Agenzia delle Entrate potrà emettere liquidazioni automatiche dell’imposta anche in assenza della dichiarazione annuale, utilizzando i dati delle fatture elettroniche, dei corrispettivi telematici e delle liquidazioni periodiche. In pratica, se un contribuente incassa e fattura ma non presenta la dichiarazione, l’imposta dovuta potrà essere calcolata d’ufficio sulla base dei dati già presenti nei sistemi informatici.
Comunque l’Agenzia invierà un avviso e il contribuente avrà 60 giorni per fornire chiarimenti o versare l’imposta con sanzione per omessa dichiarazione dell’Iva ridotta a un terzo. Stando alla relazione tecnica, la misura porterà un maggior gettito di 646 milioni nei primi due anni e 710 milioni nel 2028.
E ancora la manovra si sofferma sulle compensazioni indebite. Nel dettaglio, dal primo luglio 2026, i crediti d’imposta diversi da quelli derivanti da liquidazione delle imposte non potranno più essere usati per compensare debiti fiscali o contributivi. Il divieto si estende anche ai crediti ceduti a terzi, per bloccare le catene di scambi che negli ultimi anni hanno alimentato frodi sui bonus edilizi e sulla ricerca e sviluppo.
E viene anche abbassata da 100 mila a 50 mila euro la soglia oltre la quale scatta il blocco automatico delle compensazioni per chi ha cartelle esattoriali pendenti. Entrambe le disposizioni dovrebbero assicurare, precisa la relazione tecnica, maggiori entrate per quasi 300 milioni l’anno. (riproduzione riservata)